Quello che sta emergendo da alcune segnalazioni ricevute in redazione fa cadere le braccia. In molti ricorderanno l’enorme scandalo di oltre 14 milioni di euro sottratti da dipendenti infedeli all’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania anche con la complicità di alcune ditte fornitrici. Ora, mentre queste l’hanno praticamente fatta franca, ad andarci di mezzo quelle estranee al sistema criminale scoperto da Guardia di Finanza e procura etnea. AGGIORNAMENTO: l’intervento della presidente Graziella Seminara.

Quando grazie alle indagini lo scandalo è esploso sui media si è subito compreso che si trattava di uno dei più gravi e clamorosi in una città devastata, vogliamo usare un’esagerazione, dalla criminalità politica ed amministrativa probabilmente ancor di più che da quella mafiosa.

Si era nel maggio 2017, 23 arresti nell’operazione della Guardia di Finanza di Catania denominata “The Band”.

Nel corso della conferenza stampa, convocata dal Procuratore Capo Carmelo Zuccaro con l’Aggiunto Michelangelo Patanè ed il Sostituto Procuratore delegato alle indagini Monia De Marco, venne spiegato il meccanismo di un colossale caso di peculato e truffa che aveva portato ad un ammanco di oltre 14 milioni di lire ed in cui, secondo le accuse, risultava coinvolta un’intera famiglia, con a capo la responsabile dell’Ufficio Ragioneria Giuseppa Agata Carrubba e con lei i congiunti più stretti con marito, figlia e fratello.

Il processo è ancora in corso.

Arrestati altri dipendenti e titolari di imprese compiacenti che ricevevano per operazioni inesistenti denaro che poi giravano direttamente ai registi dell’operazione.

Gli investigatori della Finanza trovarono di tutto, dai mandati con firme false a prelevamenti ingiustificati con carte prepagate a liquidazioni di favore ad imprese compiacenti che poi dividevano quanto incassato con gli artefici della truffa.

E qui sta la vicenda che rende attuale la notizia perché pare coinvolgere proprio quelle aziende che vincevano regolari appalti, eseguivano le forniture o i servizi come previsto dai capitolati e che adesso stanno ingiustamente subendo gravi ripercussioni forse proprio per aver lavorato onestamente.

Infatti, mentre i complici dell’organizzazione criminale venivano immediatamente liquidati dalla ragioneria dell’ente, chi non partecipava alla spartizione se veniva pagato doveva attendere non meno di 180 giorni dalla fornitura, cioè sei mesi di ritardo, a volte raggiungendo anche l’anno.

Le certosine indagini hanno accertato al secondo i tempi delle operazioni truffaldine: le aziende complici emettevano fattura per operazioni inesistenti o quasi, in tempo reale la ragioneria emetteva il mandato a volte con firma falsa del direttore amministrativo, tanto per non perdere tempo, immediatamente si effettuava il bonifico che veniva prelevato in contanti subito girati per la parte concordata ai dipendenti infedeli.

Le aziende fuori dalla “banda” attendevano invece tempi biblici con ogni ostruzionismo possibile e ora subiscono la beffa che l’Istituto Musicale si è anche opposto ai loro decreti ingiuntivi, costringendole ad un contenzioso dispendioso e dai tempi esagerati della Giustizia civile.

Dai tempi dell’inchiesta è cambiato molto e soprattutto è stata completamente rinnovata la governance dell’Istituto, con un consiglio di amministrazione formato da personalità di specchiata correttezza.

Presidente è la studiosa e docente universitaria Graziella Seminara, con lei l’avvocato Gianfranco Todaro in rappresentanza della Città Metropolitana di Catania, per il Comune Angelo Bonaccorso ed in rappresentanza del Ministero Matteo Bonfiglio.

Stanno facendo un gran lavoro per il rilancio del prestigioso liceo musicale che, finalmente, a partire dal 2020 diventerà a tutti gli effetti un conservatorio statale, rendendolo finalmente autonomo anche finanziariamente dalle complicate dinamiche locali.

Il fatto però di mettere a capo di importanti enti pubblici persone per bene è di certo una condizione necessaria ma non sufficiente per svolgere ruoli che richiedono oltre all’impegno anche equilibrio e capacità di risolvere problemi che coinvolgono il tessuto economico e sociale della comunità in cui si opera: questo come principio generale.

Ancor di più non si può pensare di amministrare bene ed in maniera efficace mettendo un coperchio a quanto accaduto in passato: i problemi vanno affrontati e risolti per poter tornare a quella legalità che sta alla base di ogni rilancio possibile.

Quello che sta accadendo all’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania non è infatti un bel segnale, rischia di far passare il messaggio che alle imprese conviene fare affari con corrotti e delinquenti, mentre se ci si comporta rispettando le regole si rimane invischiati nel presunto rigore di chi, per non assumersi le responsabilità che gli competono, provoca contenziosi dilatori che alla fine si potrebbero anche rivelare temerari, con ulteriore danno per l’ente pubblico.