A quanto pare il “Sistema”, politico e professionale, preferisce mettere la testa sotto la sabbia esponendo per inerzia ed omissioni l’intera popolazione etnea ai rischi connaturati a quello che molti scienziati considerano altamente probabile: un sisma di proporzioni apocalittiche come già accaduto nei secoli scorsi. Si è svolto così allo Sheraton di Catania, con diverse assenze significative tra i previsti relatori, il convegno sul tema del “Ruolo dello strutturista nella prevenzione sismica“, apparentemente tecnico ma che in realtà tratta argomenti di grande rilevanza politica e sociale. Ospitiamo il contributo di uno dei relatori, l’ingegnere Renato Cappellani. (PDR)

Grazie all’ing. Francesco Nicolosi Fazio, presidente della LAI, che ha brillantemente messo in moto un tam tam per invitare quanti più colleghi ingegneri possibile, ad un incontro che non forniva loro alcun credito formativo, e che ne ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine Provinciale degli Ingegneri e del C.N.I, ho potuto organizzare il contenuto del convegno, selezionando oratori che sicuramente avrebbero garantito la loro presenza, al di fuori di ogni interesse personale, professionale o politico, a iniziare dal sottoscritto, che in Italia non svolge più da anni alcun’attività ed è dedito a studi teorici di matematica applicata e di intelligenza artificiale.

La lontana esperienza, iniziata negli anni ’70 da studente alle lezioni di grandi maestri del passato, del calibro dei proff. P.Cicala, C.Ferrari, G.Jarre, e F.Levi, mi consentirono subito di entrare professionalmente in campo con le necessarie preparazioni teoriche nel settore delle strutture antisismiche, adoperando tra i primi in questa città l’analisi dinamica e il calcolo agli S.L.U.

Ciò nonostante l’esperienza mi ha indirizzato ad osservare il c.a. non come un modello di calcolo, ma come un elemento artificiale sottoposto agli accresciuti agenti aggressivi atmosferici e agli aumentati flussi dei carichi mobili, nonché agli shock già subiti per effetto di vari terremoti, tra cui quelli più gravi del terremoto di S. Lucia del 13-12-1990.

Tutti questi agenti apparentemente non hanno prodotto alcun effetto nocivo ma sicuramente sono stati memorizzati dalle strutture con un meccanismo fisico chiamato “fatica”.

Tutte le strategie di calcolo e di verifica, quelle antiche del metodo delle tensioni ammissibili e quelle moderne, a partire dal 1972 agli stati limite ultimi, consentivano di progettare le strutture, distanziandosi dalle tensioni massime prima e oggi dalle dilatazioni massime di rottura, con opportuni coefficienti di sicurezza, atti ad allontanare l’esercizio di esse da una dovuta distanza di sicurezza dalla rottura .

Gli indirizzi strategici degli attuali incentivi di legge per operare l’adeguamento antisismico sono quindi destinati ad agire su strutture già gravemente e nel contempo invisibilmente compromesse.

La presenza del prof. Antonino Risitano, figlio spirituale del prof. R.Giovannozzi della vecchia Scuola Torinese del secolo scorso, già ordinario di costruzioni di Macchine e ex preside di facoltà di Ingegneria a Catania, si è dimostrata, al di là di ogni aspettativa, assolutamente pertinente e provvidenziale.

Egli ha trattato l’argomento principe dei suoi studi termo-energetici della fatica dei materiali, che ha applicato alle strutture in cemento armato.

La genialità del suo metodo consiste nell’aver provato l’esistenza di un punto critico, di molto precedente quello dell’inizio della plasticità e della rottura, in cui si innesca un nuovo stato di pericolo, dovuto alla fatica per effetto dei cicli di esercizio, che può portare a rottura e repentini crolli.

Questo punto critico è stato da lui individuato, osservando l’emissione di forte energia termica, osservabile con le forti variazioni locali di temperatura.

All’incontro allo Sheraton del 12 maggio scorso, sono stati invitati a parlare personaggi che oggi sono totalmente estranei ad ogni interesse professionale al riguardo della prevenzione sismica in questa città.

Il Prof. Antonino Risitano, della gloriosa scuola Torinese, già preside di facoltà a Catania e già ordinario di costruzioni di macchine, ha brillantemente esposto il contenuto dei suoi studi sulla fatica del cemento armato, reduce dall’enorme successo sulla sua ideazione del metodo termo-energetico per l’individuazione di un punto di fatica, a partire dal quale c’è da attendersi la rottura, prima ancora del raggiungimento dei punti di deformazioni massime di collasso.

Questo metodo, oggi in studio avanzato, consentirà di monitorare con misure termiche tutti i ponti e cavalcavia autostradali e in generale tutti gli edifici in c.a., evitando in futuro crolli imprevedibili e repentini.

Il prof. Pier Paolo Rossi, allievo della vecchia scuola Napoletana, oggi docente al dipartimento di Ingegneria di Catania, non svolge la libera professione ed è dedito unicamente agli studi teorici di ingegneria asismica.

Egli ha illustrato uno dei modernissimi interventi di adeguamento antisismico, già realizzati all’estero, ma ancora non normato in Italia, il Rocking Walls: trattasi di strutture ausiliarie esterne da applicare agli edifici e atte ad assorbire le spinte sismiche orizzontali.

Il sottoscritto, preso atto degli studi della fatica, ha elencato gli attuali fattori negativi che seguono le strutture in tutte le sue fasi, dalla progettazione, alla costruzione e collaudo, primi tra tutti la mancanza di documentazione e registrazione scientifica dei controlli nelle varie fasi, a seguire la consequenziale scadenza della qualità dei materiali e della loro posa in opera, fattori questi che possono contribuire ad accorciare la vita media delle strutture.

Successivamente egli ha illustrato alcune perplessità rilevate sulle strategie di calcolo, a partire dalla definizione di Rischio e a finire da quella di coefficiente di sicurezza, oggi legate ad osservazioni semi-probabilistiche, che, a parere dello scrivente, sotto l’aspetto della protezione sismica, dovrebbero essere ridefiniti alla luce della sicurezza di un grave evento sismico che è sicuramente ma non probabilisticamente atteso nell’arco dei prossimi 50 anni.

In questa evenienza risulta allora poco ragionevole agire su strutture fortemente già compromesse dagli agenti esterni atmosferici e dai terremoti già subiti, e ha indicato la possibilità di pensare alla cosiddetta “rottamazione programmata”, come unico strumento legislativo che potrebbe funzionare esattamente come una cassa di prevenzione: nell’arco della vita di esercizio della struttura (50 anni) basterebbe versare solo una quota di importi corrispondenti alla detrazione fiscale del “sisma bonus” per poter poi ottenere le somme necessarie per rottamare l’edificio e ricostruirlo in loco, senza i costi di acquisto del terreno, e con la garanzia di costruirne un moderno, dotato di tutti gli impianti moderni.

L’adeguamento antisismico infatti non aumenta il valore della casa, e non implica l’adeguamento di tutti gli impianti tecnologici.

L’avv. Giusino infine ha trattato con eleganza e professionalità tutti gli aspetti giuridici inerenti le superfetazioni edilizie (piani abusivi, muri in comune, ecc.) evidenziando alcuni gravi problemi che sistematicamente si verificano.

In questo quadro si è inserito l’intervento del prof. Giansalvo Sciacchitano che, pur essendo un medico ed ex presidente dell’ordine dei medici, già nel lontano 2002, nella qualità di presidente del comitato catanese che riuniva tutti gli ordini professionali, aveva emanato un documento con cui si sollecitava l’impegno delle varie categorie nell’affrontare in maniera adeguata e tempestiva i rischi connessi all’evento sismico.

Il dibattito è poi proseguito con vari ed interessanti interventi dei partecipanti.

Esso si è quindi contraddistinto per carattere assolutamente scientifico, alieno da ogni atteggiamento di aggressività o di polemica nei riguardi delle forze politiche locali, invitate, ma purtroppo assenti, vista l’importanza dell’argomento trattato.