La vicenda legata ai 177 eritrei tenuti prigionieri per 10 giorni a bordo della  Diciotti si è rivelata alla sua conclusione un gigantesco un effetto ottico: un enorme “Fata Morgana”  particolarmente evidente a Catania dove tutto si è svolto a 11 minuti a piedi dalla piazza del Duomo. Perché l’emergenza migranti semplicemente non esiste più. Sono i numeri a dirlo: gli sbarchi in 2 anni sono passati da 105.414 ( 2016) a 19.761 (2018): -81,25%.

A produrre questi risultati è stata la politica di accordi e aiuti impostata del precedente Ministro degli Interni Marco Minniti (chi scrive insieme al Prof. Maurizio Caserta a suo tempo l’ha criticata per l’ inevitabile, spaventoso dolore provocato a chi cercava di  raggiungere l’Europa) con i fragili rappresentati di quella fogna sanguinolenta che è oggi la Libia e con i governanti del Niger sino allo scorso anno luogo di passaggio di tutti i traffici provenienti dll’Africa Subsahariana

L’emergenza – quella vera – oggi si chiama povertà.La povertà di  almeno 5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta e dei migranti arrivati qui e qui rimasti inchiodati.Un’emergenza particolarmente drammatica al Sud e di cui la Sicilia a detenerne il primato.

Ancora numeri. Gli italiani, nel loro insieme oggi risultano più poveri oggi di quanto lo erano nel 2008.

Il reddito delle famiglie in dieci anno è diminuito del 2,2% e  la Sicilia ne detiene il primato è la regione che avverte la maggiore perdita di reddito delle famiglie e insieme la maggiore imposizione fiscale. Persino Milano nel 2016 ha registrato -1,37% ma più del doppio Catania -3,64 ; Messina -4,32, Palermo -6,38 ; Agrigento -7,09.

Meno reddito per tutti dunque, ma in compenso più tasse di allora (a Regioni, ex-Provincie e Comuni).

Denari impiegati per migliorare la qualità di servizi a favore di tutta la collettività? Al contrario: i servizi sono più scarsi e inefficienti di prima, le forze dell’ordine (al Sud come al Nord) spesso sotto-pagate sotto-staffate e malissimo dotate, scuole di specializzazione e Istituti universitari giacciono in fondo a qualsiasi classifica nazionale o europea, la raccolta dei rifiuti avviene a livelli inqualificabili come la pulizia delle acque costiere resta un problema drammatico tanto più in un’isola a forte vocazione turistica come la nostra.

Un caso a sé la Sanità: a pezzi qui al sud, con servizi di bassissimo livello o totalmente assenti e una spesa folle, pur in presenza di singoli medici di straordinaria capacità. Seguono la malandata assistenza agli anziani e ai disabili.

Insomma una collana disgraziatissima che incide davvero sulla vita (a volte sulla morte) delle persone.

Queste sì sono emergenze e  grattano davvero sulla pelle dei cittadini. 

Di assai difficile soluzione stanno ora disposte sui tavoli di chi ha fatto di tutto per raggiungere i palazzi del potere a Roma… magari barando sulle promesse elettorali. Queste emergenze non le hanno sapute risolvere gli eleganti “rottamatori” di un tempo, ma ora che il loro turno ora è finito è lecito chiedersi come le risolveranno gli aggressivi “populisti” di oggi.

Come risolveranno i “populisti” al governo il calo continuo di posti di lavoro sul territorio nazionale o lo sfascio del territorio siciliano (uno dei più straordinari al mondo) di fronte all’incapacità del 92% delle Amministrazioni dell’isola di dotarsi di un piano regolatore?

Nessuno lo sa perché i proclami sono una cosa ma la realtà pare parecchio distante.

Meglio prendersela con i “negretti rompi  scatole” che con i loro “stracci sporchi” si affacciano ad ogni semaforo. Meglio andare al porto per manifestare per gli eritrei o per qualche minus habens prendersela con i poliziotti comandati lì a fare il proprio dovere.

Insomma fomentare e interpretare un’allucinante guerra tra poveri. L’odio razziale veicolato via web può distrarre come una bella partita di calcio in tv. Tifoserie schierate da un parte o dall’altra in attesa che il  prossimo surreale annuncio via tweet simuli il goal.

Certo se è incessantemente nutrito finisce col lasciare il segno, in questo caso un grottesco delirio percettivo di massa.

A chi spetta nel 2018 tra quelli  europei  oggi la palma di popolo più intollerante? Quale popolo ritiene che la percentuale di presenze straniere nel Paese sia pari al 25% (in realtà è il 7) discostando si di 18 punti dalla realtà?

L’Istituto Cattaneo di Bologna in uno studio recente ha messo in fila numeri dai quali risulta che l’errore percettivo sulle dimensioni del fenomeno migratorio sia così fuori norma solo da noi. Nel Mezzogiorno, gli immigrati sono meno del 5% della popolazione, mentre nelle regioni settentrionali circa il 10. La distorsione percettiva degli italiani dipende dal fatto che i dati a disposizione dell’opinione pubblica sono sempre frammentari e presentati in maniera partigiana.

Noi italiani un popolo con alle spalle una storia di migrazione intensa e relativamente recente. Noi italiani che in sovrappiù registriamo a Nord come a Sud un calo di natalità senza precedenti.

Altri numeri.

Perché i numeri servono per ragionare possibilmente non con lo stomaco ma con il cervello.

La previsione demografica dell’Istat su come sarà Italia nel 2065 è di 6 milioni di persone in meno: con le regioni settentrionali ad accogliere il 71% dei residenti e il Sud il 29%,  ma più vecchi di altrove: la fascia di età compresa tra 0-14 al Sud dal 14% potrebbe scendere sino al 9%. Attenzione perché in queste cifre sono già compresi tutti gli immigrati che – come si vede – non basteranno a coprire i buchi creatisi.

La matematica non dovrebbe essere un’opinione anche quando rivela realtà sgradite.

La matematica dovrebbe far riflettere tutti: “buonisti”  e “xenofobi”.

Ai mentecatti invece non serve.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.