La storia è abbastanza semplice quanto incredibile: in sintesi la casa di riposo Villa Regina, di cui ci siamo occupati insieme alla stampa nazionale per il “Caso Sammartino”, ha fatto causa al comune di Catania, ha perso ma inspiegabilmente l’amministrazione Bianco ha accettato una transazione pagando e accollandosi le spese. E il tutto si inquadra nelle ben più complessa vicenda degli affari milionari delle case di riposo alle quali il comune di Catania paga in base a vecchie convenzioni in proroga che prevedono il famigerato “vuoto per pieno” che nessuno di questi scienziati ha mai pensato di “riformare”…tanto poi… “transiggono”

È opportuno segnalare subito che i personaggi ritratti nelle foto in copertina, amabilmente convivianti allo stesso tavolo in un ristorante in clima di estrema intimità e persino con le rispettive famiglie, somigliano notevolmente il primo a scendere la scala al patron di case di riposo salito recentemente agli onori delle cronache e quello che lo segue ad un altissimo dirigente dell’amministrazione Bianco che ha ruolo determinante nella vicenda delle transazioni ma non è, di questo siamo certi,  il direttore avv. Gullotta firmatario della strana determina di cui ci occupiamo.

Ad ogni buon conto, le immagini ed anche altre non schermate restano, compreso un video, a disposizione di qualsiasi autorità avesse titolo ed interesse ad acquisirle.

Torniamo alla “strana determina”.

È la n.11/1221 del 27 luglio 2017.

A firmarla il direttore dei Servizi Sociali avv. Francesco Gullotta. Ed è soltanto una delle decine riguardanti il settore dei “ricoveri bisognosi”.

In base ad una “molto particolare” convenzione, il comune di Catania si è obbligato con diverse case di riposo operanti nel territorio provinciale a pagarle per il servizio, benemerito s’intenda, di ricovero di persone non abbienti.

Il problema nasce per la clausola inserita nelle convenzioni in base alla quale il comune di Catania paga in base al principio del “vuoto per pieno”: cioè, in sede di firma si stabilisce il numero massimo di posti letto che la singola casa di riposo mette a disposizione dell’amministrazione e da quel momento il comune liquida, sotto forma di “spese generali”, per l’intera disponibilita, a prescindere che il servizio venga prestato o meno.

Una convenzione tipo è quella firmata appunto con Villa Regina che prevede, (ma nella copia depositata al comune la cifra è misteriosamente in bianco, ve lo diciamo noi perché risulta dagli atti processuali per come depositati dalla ricorrente), che il comune paghi alla casa di riposo “vuoto per pieno” per l fatto di tenere a disposizione 86 posti letto. OTTANTASEI, per i quali il comune paga a prescindere che vengano occupati o meno.

Bello vero?

Le convenzioni con le case di riposo con queste assurde condizioni risalgono al 2002, sono scadute da anni e sopravvivono incredibilmente in proroga. 

La questione ha fatto storcere più di un naso, si trascina da quasi vent’anni ed è costata decine di milioni di euro senza che nessuno abbia avuto l’idea geniale di mettere mano a questa “convenzione tipo” che è un vero capestro per il bilancio comunale ed una manna per quanti si vedono cadere dal cielo, o magari dalle “transazioni”, migliaia di euro senza fare nulla, una sorta di terno al lotto mensile.

Ogni tanto qualcuno ha provato a mettere qualche paletto, magari opponendosi in sede giudiziaria, scatenando immediata la reazione delle case di riposo sempre pronte ad impugnare l’arma del contenzioso che ha prodotto negli anni sentenze contrastanti.

Ma è una vicenda molto complessa che proveremo a spiegare meglio nei prossimi giorni, intanto raccontiamo questa più immediata da far capire, tanto per dare l’idea ed accendere da parte nostra l’ennesimo faro.

Anticipiamo, ma ci torneremo, che uno degli atti che più ci ha stupito è  la nota 425451 del 21 novembre 2017 con la quale l’attuale Avvocato Capo dell’amministrazione Bianco Marco Petino ha avocato a se stesso “tutti i giudizi pendenti davanti al Tribunale civile di Catania e Corte di Appello di Catania sezione civile concernenti la materia dei servizi sociali.”

Una decisione singolare, che potrebbe apparire abnorme e risulta rilevante anche perché tutte le transazioni, e da quel momento si contano a decine, firmate dalla direzione servizi sociali fanno tutte riferimento alla “previa acquisizione del parere di legittimità da parte della Direzione Affari Legali.”

Dalla documentazione che stiamo esaminando e rassegneremo a breve ai nostri lettori, a seguito di un isolato orientamento espresso da una sezione della Corte di Appello, la direzione Affari Legali sembra aver deciso di accettare la soccombenza del comune agli interessi delle case di riposo, senza neanche tentare il ricorso per Cassazione per il quale ci sarebbero stati fondati motivi ed in ogni caso avrebbe di certo garantito un maggior potere contrattuale nelle stesse eventuali “transazioni”.

Ci ritorneremo, come leggeremo insieme ai nostri lettori (e speriamo non solo loro) queste famigerate convenzioni, compreso l’art.18 che vieta espressamente tutte quelle proroghe che invece sono ancora in atto!

Va bene, torniamo alla determina di cui vogliamo occuparci senza più divagare.

Nella parte motiva il direttore Gullotta recita, testuale: “preso atto che l’ associazione Villa Regina ha avviato dinnanzi al Tribunale di Catania il giudizio n. 3966/2009 per l’accertamento del diritto al pagamento della quota della retta corrispondente al rimborso delle spese generali relativa al periodo ottobre 2008;  il giudizio è stato definito dal Tribunale con la sentenza n. 237/2012 che ha rigettato la domanda dell’attrice; l’ Associazione ha appellato la sentenza ed il relativo giudizio è pendente con il n. 1135/2012; Vista la nota prot. n. 367125 del 16 ottobre 2016 con la quale l’ Associazione Villa Regina ha proposto all’ A. C. di giungere alla transazione della controversia del procedimento sopra citato previa acquisizione del parere di legittimità da parte della Direzione Affari Legali.”

Chiaro? In sintesi, Villa Regina, sempre quella, ha fatto causa al comune ed in primo grado, difesa dall’avvocato Dario Sammartino, si è vista rigettare la richiesta.

Si badi che l’importo di quasi 45 mila euro, che poi nonostante la sentenza ad esso favorevole il comune di Catania liquiderà con questa transazione, riguarda solo il mese di ottobre 2008. Solo un mese, immaginate l’enorme affare e sono decine le transazioni simili.

E ritorniamo alla determina.

Considerata questa “motivazione” ci si aspetterebbe un dispositivo conseguente, del tipo: “Abbiamo vinto la causa, attaccatevi al tram!”, anche in considerazione che quelli che vengono sborsati sono soldi dei cittadini catanesi e per di più destinati ad un settore particolarmente delicato occupandosi dei più bisognosi.

E invece il dispositivo, firmato dal direttore Gullotta, va in senso del tutto contrario, come se la causa l’avesse persa: “per le motivazioni esposte in premessa e che qui si intendono per intero riportate e trascritte: impegnare la spesa per l’importo complessivo di € 44.584,20”, allegando una bella transazione che viene sottoscritta dalle parti.

Immaginiamo il volume complessivo: QUARANTACINQUEMILAEURO per un solo mese di “vuoto per pieno” ad una sola delle case di riposo interessate a questo particolare e lucrosissimo servizio, essenziale ma, a quanto pare, molto ma molto delicato.

Soprattutto per le tasche dei catanesi.