Con un apprezzabile sforzo di sintesi, i due deputati nazionali del Partito Democratico  e di Forza Italia offrono ai lettori di Sudpress il loro punto di vista sull’esito delle scorse elezioni che di sicuro apre nuovi scenari

 

 

berretta1

A volte vinci, a volte impari. I risultati delle elezioni amministrative del 2016 dicono che noi Democratici abbiamo da imparare. Infatti il Partito democratico, o per meglio dire il centrosinistra, ha vinto a Milano e Bologna, vittorie importanti certamente e non scontate, però i dati complessivi indicano una sconfitta. 

A fronte di 90 comuni con più di 15.000 abitanti conquistati alle scorse amministrative, abbiamo vinto in 45. Il centrodestra, nella sua versione bifronte, metà forzista, metà lepenista, ne conquista 37 contro i precedenti 31 ed il Movimento 5 stelle ne conquista 19, partendo da zero e se ciò non bastasse conquista Roma e Torino.

Particolarmente doloroso ed inatteso il risultato di Torino, doloroso per le qualità e la storia di Piero Fassino, inatteso per i risultati positivi del governo cittadino durante la sua sindacatura. Il risultato di Roma, com’è noto, viene da lontano, anche se le proporzioni impongono una riflessione aggiuntiva.

In sostanza si conferma, anche a livello amministrativo, uno schema politico tripolare, composto dal Partito Democratico, dal Movimento 5 stelle e dal centrodestra, lo stesso delle politiche del 2013. Si tratta però di tre poli tutt’altro che solidi. Gli orientamenti di voto sempre uguali del passato sono un lontano ricordo, l’elettorato “liquido” migra facilmente e se alle Europee del 2014 ha premiato il Partito democratico, oggi si è rivolto al Movimento 5 stelle. 

Da qui il primo insegnamento: chi aveva pensato ad una riedizione della democrazia bloccata, con il Partito democratico perno del sistema, predestinato a vincere sempre e governare comunque, è stato smentito. L’alternanza è un patrimonio acquisito dagli elettori nel corso della Seconda Repubblica al quale non intendono rinunziare e questo è un bene. La fisiologia della democrazia presuppone dialettica maggioranza-opposizione ed alternanza, se il campo politico è tripartito cambia relativamente, del resto ormai quasi tutti i sistemi politici europei (dalla Francia alla Spagna, dall’Austria alla Grecia) con l’irruzione dei movimenti populisti, si sono riorganizzati secondo nuovi e diversi schemi rispetto alla classica ripartizione popolari vs socialisti. Ciò significa che nulla è scontato e che non esistono rendite di posizione, la competizione per la conquista del Governo sarà aspra ed aperta, attrezziamoci.

Secondo insegnamento: governare al centro ed in periferia, lungi dall’assicurare un vantaggio, può logorare chi esercita il “potere”. Del resto chi regge il timone deve affrontare oggi le difficoltà interne, causate dalla crisi economica e dai vincoli di carattere finanziario, e quelle esterne generate dai sommovimenti dell’Unione Europea (ultimo in ordine di tempo la Brexit), dall’immigrazione, dal terrorismo islamista, che generano paura e insicurezza.

Dinanzi a questi sommovimenti servono risposte concrete, rassicurazioni effettive. Della stagione del riformismo di questi anni – del quale dobbiamo essere orgogliosi – che ha interessato settori vitali della società italiana, dalla scuola alla pubblica amministrazione, dalla giustizia al fisco, dal mercato del lavoro ai diritti civili, devono iniziare a vedersi i frutti, a percepirsi gli effetti nella quotidianità della vita delle italiane e degli italiani. In sostanza non credo sia solo un problema di comunicazione ma di concreta percezione: come sono stati percepiti gli 80 euro in busta paga o la riduzione delle tasse, dovranno percepirsi i cambiamenti oggi scritti nelle norme di legge. Solo così riusciremo a convincere che il Pd ed il Governo Renzi sono l’unico motore possibile del cambiamento di governo effettivo e non declamato.

Terzo insegnamento. In Italia questi anni di crisi hanno acuito l’ingiustizia sociale e le diseguaglianze, rendendo i poveri sempre più poveri e privando la classe media delle sicurezze che aveva faticosamente acquisito.

Il tema dell’equità sociale e della lotta alle diseguaglianze ritorna di centrale importanza.

In questo quadro è evidente il rilievo del tema Mezzogiorno, tema che deve assumere una centralità che sin qui non ha avuto. A questo scopo è necessario predisporre apposite misure e attuare specifici interventi a favore del Sud e delle aree depresse, vero banco di prova della politica economica del Governo.

Quarto insegnamento. Il rinnovamento della politica italiana deve essere fatto dal Governo, ma senza abbandonare il Partito a se stesso. Proseguire nel processo di cambiamento del Partito democratico a livello nazionale e ancor di più al livello locale è essenziale (il Pd di Catania potrebbe essere utilizzato come paradigma di ciò che non va fatto!), e non basta avviare il casting per ricercare la “Raggi democratica”.

È necessario investire in termini di energie e risorse sul radicamento territoriale, aiutare le giovani leve a sbaragliare i notabili locali, ridare centralità alla questione morale e all’onestà, in sostanza costruire una classe dirigente all’altezza della sfida del governo nazionale e locale.

 

Potrei proseguire, perché abbiamo tanto da imparare, a noi il compito di dimostrare che il messaggio è arrivato.

Giuseppe Berretta – deputato nazionale Partito democratico  

per il sasso

Non credo che sia il caso di commentare come fanno i politici dopo ogni competizione elettorale: la sfilata di chi comunque dice di aver vinto.
La verità è che la situazione sociale ed economica della Nazione è tale da avere superato la soglia di emergenza; quindi quel 5 o 10 per cento di Italiani che un tempo votava per protesta un partito piuttosto che un altro, ha aggregato un ulteriore 20 per cento di quei pochi italiani che continua ad andare a votare, per formare una schiera che, dalla protesta, è passata al voto di “distruzione”. Il voto, cioè, di coloro i quali pensano che sia meglio distruggere ogni cosa piuttosto che lavorare responsabilmente per costruire il presente e il futuro della nostra Italia, delle nostre comunità.
E così, che secondo me, si spiegano i voti che, seppur senza una completa copertura del territorio nazionale, hanno ricevuto i grillini. Ma, già dalle favole classiche, i grilli sono esseri che cantano e che chiacchierano piuttosto che pensare a lavorare; una classe politica, insomma, che va bene per lamentare o protestare ma che non andrà bene per trovare soluzione agli italici problemi. Speriamo che gli italiani se ne rendano presto conto!
A parte questo effetto, che avrà una sua proiezione nel tempo prima di diventare dato elettorale da consegnare alla storia dei numeri della politica, bisogna che ognuno di noi capisca come agire. In fondo al tunnel in cui è piombato il centrodestra, appare una luce perché, finalmente, iniziano a vedersi progetti di unità e programmi comuni che, fino a qualche settimana addietro, erano distanti (sarà servita la stupidaggine commessa a Roma ?!). Dove il centrodestra si presenta unito innanzi agli elettori, proponendo candidati e progetti credibili così come chiedono gli italiani, è protagonista di ogni tornata elettorale, dove il centrodestra non trova unità di intenti, non riesce più a rappresentare la maggioranza nel Paese. Prova ne sono l’aumento di capoluoghi provincia che il centro destra ha conquistato in più in tutta Italia e il risultati elettorali qui in Sicilia.
Questo è il vero dato politico della recente tornata elettorale amministrativa, non la sconfitta di Renzi e delle sue fantasmagoriche promesse, mai realizzate.
Il Pd e tutti i voltagabbana che ne hanno affollato le stanze nei mesi scorsi (come del resto in passato è accaduto nel centrodestra), è oggi agli occhi dell’elettore il “vecchio della politica” e Renzi e i suoi subiscono la punizione di chi, avendo ascoltato tante promesse, non ne ha visto attuate nemmeno una.
Questa analisi è valida sia nelle nostre contrade dove, tra i volti del Pd, si fa presto a scorgere personaggi legati al peggior sistema clientelare, sia nel resto d’Italia dove il Pd ha perso numerosi capoluoghi di provincia e dove, invece, nel silenzio della grande stampa, il centrodestra si è risvegliato guadagnando il governo di diverse municipalità.
L’impegno è quindi, per tutti coloro i quali vogliono lavorare per il bene dell’Italia, quello di tornare alla politica con la “p” maiuscola, quella fatta in difesa della propria Terra. Credo che questo potrà bastare per soddisfare le aspettative dei tanti italiani perbene che guardano alla propria parte politica con speranza e fiducia.

Basilio Catanoso  – deputato nazionale Forza Italia