“Distrazione di fondi pubblici, peculato, abuso d’ufficio, falso ideologico”: sono solo alcune delle ipotesi di reato elencate dal consigliere Manlio Messina dopo aver mostrato in aula la copia del bonifico che trasferisce ben 42 milioni di euro dalle casse dell’Amt in liquidazione a quelle del Comune di Catania e lo avrebbe fatto per salvare se stessa.

Chiusura di liquidazione mai avvenuta. Questa la causale del bonifico con il quale l’Amt in liquidazione, la bad company, ha trasferito 42 milioni di euro nelle casse del Comune.

L’amministrazione Bianco in questi anni si è distinta ad atti discutibili e spesso irresponsabili, ma questo li supera di netto tutti.

Bonifico ordinato il 29 luglio, data di valuta 1 agosto 2016.
Sono i giorni in cui in aula è in votazione il rendiconto 2015: a rischio i 40 milioni di euro di finanziamenti ministeriali del Fondo di Solidarietà Comunale e il prosIeguo dei lavori dello stesso Consiglio comunale, con il commissario ad acta col fiato sul collo.

Ma c’era soprattutto la questione degli stipendi dei dipendenti comunali.
Dopo aver presentato al Senato cittadino l’atto con enorme ritardo, il Sindaco e la Giunta invitavano i consiglieri alla “responsabilità” e a far presto per non mettere a rischio i soldi dei dipendenti comunali.

In realtà in bilico c’era la sopravvivenza della stessa giunta, atteso che il mancato pagamento degli stipendi avrebbe fatto emergere l’incapacità dell’amministrazione di assicurare i servizi essenziali e quindi la reazione della Corte dei Conti e di conseguenza quel dissesto sinora allontanato con mille espedienti.

E proprio in questo spregiudicato istinto di sopravvivenza verrebbe ravvisato dalle opposizioni l’abuso d’ufficio per aver utilizzato fondi vincolati di una società partecipata per fini diversi da quelli a cui erano destinati.

“Si è creata enorme pressione nei confronti del Consiglio comunale per votare un atto che io non ho votato perché lo considero falso. L’indomani mattina – spiega il consigliere Manlio Messina – i dipendenti avevano accreditati gli stipendi. Allora ho pensato che i soldi ci fossero” .

Davanti agli occhi increduli dei colleghi sventola la copia del bonifico da 25 milioni euro, uno dei due disposti in quei giorni dall’Amt in liquidazione in favore del Comune di Catania

“L’altro da 17 milioni – spiega ai nostri microfoni Messina – l’ho solo visto, ma non ho potuto farne copia”.

42 milioni di euro distratti nelle casse comunali per coprire i buchi creati dall’amministrazione Bianco.

“Un atto – prosegue il consigliere –  che dà la misura dell’irresponsabilità di questa amministrazione. Un atto illegittimo dal punto di vista contabile, amministrativo e penale, del quale metteremo al corrente la Corte dei Conti e la Procura“.

Il bonifico milionario riguarda, per altro, fondi vincolati dal DL 35: somme che sono destinate ai creditori dell’azienda in liquidazione.

Per chiudere la liquidazione, gli atti dovrebbero passare dal vaglio del Consiglio Comunale previo parere dei revisori contabili del comune e dell’Amt. Ai quali l’amministrazione dovrebbe per altro garantire la sostenibilità della chiusura della liquidazione, per la quale il Comune dovrebbe anche accollarsi i 61 milioni di debiti della bad company Amt dichiarando di essere in grado di assorbirli senza gravare sul bilancio.

A rispondere in aula “l’assessore generale” – così lo definì Tuccio Tringale – Rosario D’Agata: “Mi pare evidente che l’amministrazione deve fare di tutto per pagare gli stipendi ai comunali. E abbiamo fatto di tutto, seppur con qualche giorno di ritardo. Le questioni sollevate sulla possibilità di quanto fatto credo lascino il tempo che trovano”.

Una distrazione da 42 milioni di euro per l’assessore D’Agata è una questione che “lascia il tempo che trova”.

“I soldi li avevate già, avete tenuto i soldi dei dipendenti in cassa, li avete utilizzati come scudi umani per farci approvare il bilancio – commenta il vicepresidente del Consiglio comunale Sebastiano Arcidiacono.
Avete giocato col pane della gente che non riusciva a pagare il mutuo – continua – mettendo in atto uno schema ricattatorio veramente vile. 
Ma il tema è anche un altro: quando si fanno atti di questo tipo, un’amministrazione mina la propria credibilità“.

“E questo accade a dieci giorni dall’approvazione del piano di riequilibrio. Se siete capaci di fare cose di questo tipo, se le condizioni sono queste, con che coraggio potete presentarvi alla città parlando di un piano di rientro per salvarla? Con quale coraggio vi presentate ad una conferenza stampa e parlate di un risanamento vero?”.

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