Le norme, per quanto migliorabili, ci sono: occorre divulgarne la conoscenza, incentivarne l’applicazione e rendere certe le pene per chi trasgredisce. Cominciare dalle scuole per costruire una cultura del rispetto. Le opinioni dei deputati nazionali Giuseppe Berretta e Basilio Catanoso

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“Il femminicidio di Sara Di Pietrantonio, il caso della donna incinta ricoverata per avere ingerito soda caustica somministrata dal compagno, il suicidio di Carlotta Benusiglio su cui ancora deve essere fatta chiarezza.

Sono i fatti di cronaca degli ultimi giorni a riaccendere i riflettori sul tema della violenza contro le donne, fenomeno ampio e diffuso. 

Secondo recenti statistiche 6 milioni e 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una violenza, fisica o sessuale: il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. 

Un fenomeno rispetto al quale negli ultimi anni l’attenzione del legislatore è stata significativa. Sul versante della violenza familiare, che è prevalentemente violenza di genere, merita di essere segnalata la modifica dell’art. 572 del codice penale (Maltrattamenti contro familiari e conviventi) operata dal decreto-legge 93/2013, norma da leggersi in combinato con la legge 154 del 2001, Misure contro la violenza nelle relazioni familiari, che ha introdotto un sistema di tutela contro il fenomeno della violenza domestica. 

E’ stata introdotta la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e con lo stesso provvedimento il giudice può prescrivere il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. 

Con il decreto-legge 93 del 2013 è stato inserito nel codice di procedura anche l’art. 384-bis, l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, che consente alla polizia, previa autorizzazione anche per le vie brevi del pubblico ministero, di disporre l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. 

Il decreto-legge 11 del 2009 ha introdotto nel codice penale l’articolo 612-bis, che disciplina il reato di “Atti persecutori” (lo stalking). Nel 2013, inoltre, il Parlamento ha autorizzato la ratifica della Convenzione di Istanbul e ha emanato il decreto-legge 93 con la finalità di attuare la Convenzione stessa. 

L’attenzione da parte del legislatore è evidente e grazie a queste norme alcuni segnali positivi sono stati registrati. Gli strumenti normativi esistono, è necessario incentivarne l’utilizzo, superando reticenze e paure frutto di distorte convenzioni sociali e condizionamenti ambientali improvvidi.

A questo scopo con l’ultima legge di stabilità, grazie ad un emendamento della collega del PD Fabrizia Giuliani, firmato anche da me, è stato regolamentato il cosiddetto Codice Rosa.

Si tratta di un percorso di tutela per le vittime di violenza all’interno dei pronto soccorso che la regione Toscana sta sperimentando ormai da anni.

Riconosciuto come eccellenza e buona pratica a livello nazionale, è stato insignito di numerosi riconoscimenti e premi.

In sostanza la vittima di violenza viene aiutata, grazie all’intervento congiunto della task force interistituzionale, Azienda sanitaria-Procura della Repubblica, composta da operatori sociosanitari, magistrati, forze dell’ordine, centri antiviolenza, e ciò permette di prestare immediate cure mediche e sostegno psicologico a chi subisce violenza, nel fondamentale rispetto della riservatezza.

Dopo anni di dibattiti e analisi di dati sconfortanti sulla violenza di genere, finalmente il Parlamento si è attivato per fornire alle istituzioni, alle associazioni e agli enti in prima linea nel contrasto alla violenza nuovi strumenti, partendo proprio dall’esperienza e dai risultati incoraggianti ottenuti in questi anni in Toscana.

Non è però pensabile delegare tutto alla norma giuridica.

Il contrasto alla violenza sulle donne e sui soggetti vulnerabili (anziani, bambini, disabili, omosessuali e immigrati) presuppone un lavoro congiunto che veda le istituzioni tutte, a partire dalla scuola, ma anche i centri antiviolenza, il cui apporto è fondamentale, e le famiglie, impegnati nella costruzione di una vera cultura e di una pratica della non violenza e della parità di genere.

Nel film “La mafia uccide d’estate” Arturo, il protagonista, dice: “Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo; la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla”.

Distinguere chi ti vuole bene davvero da chi in realtà non te ne vuole, non è affatto semplice. Un importante filosofo, Theodore Adorno, propone questa tesi: “Sei amato solo dove puoi mostrarti debole, senza provocare in risposta la forza”. 

Quando si ama, si ama davvero, non si vuole possedere, dominare, si vuole l’altro libero e felice, e lo si ama ancor di più quando è debole ed indifeso.

Mi sembra un ottimo criterio.”

On. Giuseppe Berretta – Deputato Nazionale Partito Democratico

 

 

per il sasso

“Negli ultimi anni è emerso con maggiore forza il fenomeno della violenza sulle donne.

L’essere  venuti a conoscenza di un crescente numero di casi rispetto al passato, è dovuto non solo al fatto che oggi le vittime sono  in grado di comunicare ciò che gli accade (molto spesso, anche se non sempre) ma soprattutto alla crescita esponenziale del numero di gravi episodi del genere, certamente collegati alle condizioni sociali e culturali dell’epoca che viviamo.

La società moderna è una società malata: senza valori, con una deriva materialista e opportunista che mette l’egoismo al primo posto negli interessi del singolo cittadino, troppo spesso privo di senso di responsabilità. 

Oggi bisogna impegnarsi, tutti e al più presto, perché l’attuale situazione si modifichi nello spirito di una convivenza civile che, nel rispetto della nostra storia e delle nostre tradizioni, sia al passo con le nazioni più avanzate.
Fino al 2009 in Italia non esisteva nemmeno una legge “anti stalking”, reato questo che, oltre a colpire principalmente le donne (l’80 per cento dei casi di stalking), è molto spesso l’anticamera di comportamenti più gravi che arrivano alla violenza.
Bisogna operare sulla formazione scolastica per innalzare gli standard culturali della popolazione e, al contempo, provare a vivere un vero “stato di diritto” dove la gente è abituata a conoscere i propri doveri e i propri diritti (e i limiti di questi) e le pene che sono previste a chi si mette fuori dai confini della Legge e dalle normali regole di rispetto e coesistenza.

Il nostro è un paese dove le pene previste dal legislatore e comminate dal giudice a chi commette un reato, non vengono scontate come dovrebbe essere e, quindi, chi delinque ha la percezione di poter restare impunito. 

In questo dovrebbe applicarsi l’attuale maggioranza di governo, insieme a lavorare con più energia ad un programma di sensibilizzazione su un tema così importante come quello della violenza di genere del quale, ogni buon italiano, dovrebbe sentirsi partecipe, al di là degli schieramenti politici e partitici. 
E’ ormai chiaro alla gran parte dei nostri concittadini, a tutte le persone perbene che i più deboli della società debbano essere tutelati in modo particolare e che lo Stato debba garantire  una peculiare attenzione, fissando le basi del criterio generale di eguaglianza e pari opportunità. 
L’accresciuta attenzione anche a livello delle istituzioni europee e internazionali è prodromica alla produzione normativa che in questi anni molti stati hanno adottato. 

Non a caso l’Unione Europea sostiene con appositi programmi le iniziative degli stati membri con misure volte al contrasto della violenza di genere attraverso specifiche azioni, purtroppo ancora poco conosciute in parecchi stati della Ue ma che, speriamo, possano essere sempre più utilizzate per il fine a cui sono destinate ( per esempio: sviluppare azioni di sensibilizzazione, diffondere la conoscenza dei programmi specifici sull’argomento, studiare i fenomeni collegati a questo tipo di violenza e l’impatto che essi hanno sulla società, sviluppare programmi di sostegno per le vittime, ecc.).  

È arrivato il momento che ogni italiana possa sentirsi sicura, tutelata, libera in casa propria e fuori e che possa vedere rispettati i propri diritti e la propria persona da tutti coloro i quali vivono in Italia, connazionali e non.

Questo è ciò che lo Stato dovrebbe assicurare e garantire alle donne, quello che personalmente spero si riesca ad ottenere in un prossimo futuro raggiungendo così la reale parità di genere.”

On. Basilio Catanoso – Deputato Nazionale Forza Italia