L’organismo, nato nel 2002 e retto da un organigramma scaduto, strombazza “un’ampia offerta di beni e servizi”, ma svolge sostanzialmente l’inutile ruolo di semplice “intermediario” per il disbrigo di pratiche burocratiche.

Pomposamente allocata all’interno della “Direzione Gabinetto del Sindaco-Ufficio Staff del Sindaco” (“Mamma mia che impressione”! direbbe l’Albertone nazionale) la Catania Film Commission – ossia come spiega solennemente il sito web dell’Amministrazione comunale “…organismo interno al Comune di Catania, istituito nel 2002 con la mission di promuovere l’immagine e lo sviluppo del territorio attraverso il cinema, l’audiovisivo, la fotografia, e favorire l’occupazione nel settore per le molteplici professionalità e maestranze locali…” – raccoglie in un incerto e approssimativo italiano, un’inversosimile quantità di sciocchezze, notizie propalate alla rinfusa, errori grossolani e colossali castronerie che farebbero impallidire anche gli ultimi dei primi cittadini d’Italia e degli assessori ai Saperi e alla Bellezza condivisa d’Italia.

L’allucinante cahiers de doléances, propinato agli ignari catanesi dal massimo organo autarchico cittadino, prende le mosse proprio dall’organigramma scaduto al cui vertice, more solito, sta l’immenso Sindaco Enzo Bianco.

A S.E., posto al vertice ad honorem, segue il Capo di Gabinetto dott. Massimo Rosso (interdetto dalla magistratura dalle funzioni di Ragioniere Generale dell’amministrazione Bianco, che niente e nessuno si sogna di rimuovere), quindi il Vice Capo di Gabinetto vicario dott. Gian Luca Emmi (ora capo di gabinetto) e la Responsabile P.O. dott.ssa Domenica Baudo, della quale nessuno si è accorto del collocamento in quiescenza (!) avvenuto oltre due anni addietro, ma mantenuta in vita dall’ingrippato sito comunale drammaticamente bloccato al tempo che fu.

Una provata cordata di esperti, notoriamente fornita di laurea honoris causa in discipline filmiche, televisive e fotografiche.

Segue la manovalanza generica (una persona!), posta in perenne e messianica attesa delle produzioni cine-televisive-fotografiche a cui il Comune dice di offrire, udite! udite!ampia l’offerta di servizi e beni volti ad attrarre le produzioni grazie all’abbattimento dei costi di produzione e alla semplificazione dell’iter amministrativo per l’ottenimento di autorizzazioni, permessi, agevolazioni”.

Ampia offerta di beni e servizi con l’abbattimento dei costi di produzione? Ovvero?

Tariffe ferroviarie, aeree, alberghiere e catering a prezzi ridotti?

Accoglienza e sistemazione logistica del cast e della troupe (con pulmino fornito d’autista) a spese del Comune? Contributi in termini di partecipazione percentuale al budget complessivo di spesa? Convenzioni scritte che prevedano forti abbattimenti delle tariffe correnti? Personale specializzato impegnato non solo nella promozione dell’immagine della città, ma altresì nell’impiego di risorse tecniche, professionali e artistiche locali? Contatti con il Coordinamento nazionale (di cui nessuno dei signori sopracitati conosce l’esistenza)? Interventi di natura economica nella produzione dei film?

Dreams! Sogni d’una notte di mezzo Comune.

A tutto questo, che è quello che le vere Film Commission nazionali offrono, il fantasmatico organigramma della cosiddetta Catania Film Commission è morto e sotterrato, anzi non è mai nato.

Un sacrosanto vuoto pneumatico, castelli di sabbia, bubbole, favole, quisquilie, pinzerlacchere.

Però il Comune, secondo i servizi offerti “one stop station” svolge intensa attività “d’intermediario”.

Ossia: hai bisogno d’albergo? Ti do il numero telefonico. Hai bisogno d’un ristorante? Ti mando io da Puddu u chiancheri e paghi solo quel che mangi! Vuoi un taxi? Lo chiamo io e lo paghi tu. Vuoi uno stagista a titolo gratuito? Dì che ti mando io!

Ma il vero fiore all’occhiello, collocato in fondo all’elencazione di beni e servizi, è L’organizzazione di attività di Studio e Ricerca che, come è noto, ha prodotto la grande Enciclopedia del nulla mescolato al niente.

Risultato di cotanto affanno? Nessuna produzione cinematografica, televisiva o fotografica è mai arrivata a Catania su invito della Film Commission, perché nessuna produzione ha mai risparmiato (e mai risparmierà) un centesimo per intervento della Film Commission, tant’è che sono i privati a farla da padrone.

E dunque a cosa fa riferimento l’ampia offerta di beni e servizi? Presto detto: un ufficietto di terza categoria, nei cui ambulacri di Palazzo degli Elefanti un solerte dipendente si prodiga a richiedere permessi per l’occupazione del suolo pubblico al Comando dei Vigili Urbani.

A questo la poderosa Catania Film Commission, allocata nello staff del Gabinetto del sindaco Bianco (noto grande esperto di produzioni cine-tele-fotografico mondiali) dedica la sua possente energia amministrativa. Ma non c’è da disperare.

A breve Martin Scorsese, con aereo e scorta personale, è atteso all’aeroporto internazionale Bellini per essere trionfalmente accolto dalle fanfaronate – oh, pardon! – dalle squillanti fanfare della Catania Film Commission per girare ai piedi dell’Elefante (eccezionale location suggerita dall’elegante production guide comunale onusta d’offerte) l’ultimo blockbuster hollywoodiano: la rielezione a Sindaco di Enzo Bianco!

(Fine I puntata. Nella seconda: Le castronerie storiche della Catania Film Commission)