Circa il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza si è espresso in SudPress qualche giorno fa mons. Gaetano Zito, Vicario Episcopale per la Cultura. Aldo Premoli direttore di Sudstyle lo ha chiesto anche a  Kheit Abdelhafid Imam della Moschea di Catania.

All’ufficio di Kheit, qui tutto lo chiamano così , si accede direttamente da Piazza Cutelli: una delle più suggestive tra le piazze di Catania a due passi dal porto e in pieno centro.

Ci arrivo al tramonto e la piazza è piena zeppa di ragazzini che giocano al calcio e signori in età seduti sulle panchine che parlano in dialetto stretto e siciliani giovani che raccontano se stessi in piccoli gruppi in piedi.

Nello steso isolato dove sorge la moschea sull’angolo c’è un bar dove a fine conversazione Keit mi offrirà un crodino.

Lui ovvio di alcolici non ne beve e ordina un caffè anche se sono le 19.45.

Keit Abdelhafid, 50 anni,  di origine algerine sposato con tre figli, a Catania ci è arrivato quasi per caso parecchi anni anni fa per proseguire i suoi studi nell’ateneo della città.

Da più di 20 anni dirige la Moschea più grande del Mezzogiorno italiano ed è membro del direttivo U.C.O.I.I. (Unione  delle Comunità islamiche in Italia) la più importante tra le associazioni musulmane nel nostro Paese. Keit fa parte anche del Comitato scientifico che fa capo al Centro Studi sulle migrazioni MSE che ha sede a Noto.

Su mia diretta sollecitazione alla lettura degli articoli predisposti nel Decreto Salvini in materia di immigrazione e sicurezza, l’Imam della Moschea della Misericordia ha riposto così:

“La soluzione ai problemi che esistono e riguardano il fenomeno migratorio che ha di recente investito l’Europa non è certo quella di alzare muri.

La storia del Mediterraneo è lì a ricordare che tra Europa e Nord Africa sono sempre esistiti rapporti intensi: commerciali, culturali, artistici… Sì è vero in qualche momento sono stati burrascosi, ma si è trattato di momenti di rottura di una linea di convivenza durata senza sosta per quasi 1000 anni.

Tra cristianesimo, ebraismo e Islam del resto ci sono legami strettissimi. La storia dei nostri profeti è comune. Di più è significativo come tutti loro siano stati dei “profughi”, dei “migranti” diremmo oggi. Abramo, Giuseppe, Giacobbe, Gesù e Maometto a un certo punto della loro vita sono stati costretti a fuggire dalla terra da dove provenivano.

Migranti e migrazioni dunque sono sempre esistite nel Mediterraneo come altrove. Infierire su dei poveracci – forse per distrarre l’attenzione su altri importanti problemi che ha il Pese in cui viviamo – serve a pochi e molto a poco.

Ma è pure vero che tutta una serie di problemi legati all’accoglienza e all’inclusione persistono, anche ora che gli sbarchi sono drasticamente calati.

E quindi? E quindi c’è un solo modo utile per affrontare il problema: mettere in moto intense relazioni diplomatiche con i paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo.

E’ un lavoro senza dubbio complesso. Ma si può fare sin da ora con Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco. E si deve fare in ogni modo e ad ogni costo con la Libia dove non esiste un governo riconosciuto, ma bande armate che combattono tra loro e si finanziano con qualsiasi tipo di traffico illecito.

Le rotte stabilite dagli smuggler che tanta sofferenza e tante morti provocano devono essere interrotte. Questi spostamenti vanno sostituiti con canali di scambio regolari tra Europa e Africa.

Al momento l’unico esempio positivo sono i Corridoi umanitari messi in piedi a livello internazionale dalla Comunità di Sant’Egidio che ha la sua sede a Roma.  Come funzionano? Chi ha bisogno fa richiesta alle autorità competenti insediate nei Paesi di origine, la richiesta viene vagliata laggiù e se approvata il migrante trova un’accoglienza organizzata in Europa: un luogo dove dormire, corsi di lingua e un’attività programmata per cercare di arrivare a una reale inclusione. Per ora così sono arrivati piccoli gruppi, ma la strada è segnata.

In realtà i rapporti commerciali tra Europa e Africa, anche dopo la fine del fenomeno coloniale non sono mai cessati. La comunità internazionale deve però battersi perché questi rapporti non siano più solo un’azione di depredazione, ma aiutino i paese africani a crescere davvero a creare lavoro e ricchezza là dove avvengono.
Tutti i Decreti “Immigrazione e sicurezza” del mondo altrimenti restano lettera morta, propaganda che dura lo spazio di un mattino. Questo a prescindere dall’idea di appaiare i termini “Immigrazione” e “Sicurezza” materie che sono reali ma vengono appaiate per evidenti scopi “promozionali”.

Faccio un esempio. Bloccate le navi delle Ong in mare, disposti controlli di ogni Guardia costiera (potenziata quella libica, in allarme costante quella italiana, in servizio permanente quella europea di Frontex) giungono comunque  voci di sbarchi completamente fuori controllo. Pare che arrivino – non si sa da dove –  migranti senza documenti e senza identificazione al momento dell’approdo… in un paese con 9.000 chilometri queste voci diventano credibili…

Non sono ottimista: mi pare che il lavoro diplomatico necessario il Governo attuale non lo stia facendo, per lo meno sino ad ora non si è visto un solo risultato positivo. Niente accordi solo accuse: persino con Malta che è un’isoletta qui vicina, e poi polemiche a non finire con gli altri partner europei soprattutto quelli che “fisicamente” si affacciano sul Mediterraneo come la Francia o la Spagna.

Tutto questo mi sembra davvero preoccupante.”


Kheit Abdelhafid, algerino, consigliere dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, è presidente della Comunitá islamica di Sicilia e imam della moschea della Misericordia a Catania.La moschea della Misericordia è stata aperta, nel dicembre 2012 in piazza Cutelli, tramite auto-tassazione da parte della comunità islamica di Sicilia. Si tratta del centro di culto islamico più grande della regione Sicilia, realizzato all’interno di un ex teatro in stato di abbandono, per un totale di 400 metri quadri su tre piani, che accoglie fino a 1.000 fedeli durante le funzioni del Ramadan. Offre un servizio mensa per le persone più bisognose di Catania e dintorni, cristiane o musulmane, in collaborazione con il Banco Alimentare di Sicilia, arrivando a sostenere fino a 500 famiglie. La moschea organizza inoltre un doposcuola per studenti italiani e stranieri in collaborazione con il Movimento dei focolari, e altre attività in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e con la Caritas diocesana di Catania.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle