Il video di Orazio Rametta, patron del notissimo brand di commercianti di angurie che ne taglia una ad opera d’arte, ha superato 6 milioni di visualizzazioni. Occasione per lanciare un appello alle istituzioni: “occorre potenziare il MAAS e ridurre i suoi costi insostenibili.”

Una storia di lavoro che va avanti da quattro generazioni, un nome indissolubilmente legato a un prodotto della terra: l’anguria. «La mia famiglia è presente sul mercato catanese dal dopoguerra – afferma con una punta d’orgoglio Enzo Rametta – e noi continuiamo la tradizione cercando sempre di mantenere alta la qualità dei prodotti che selezioniamo con cura: un prodotto che rispetta il legame con il nostro territorio».

I siciliani, e i catanesi in particolare, conoscono bene i rituali estivi a base di questo frutto della terra: una voluminosa presenza sulle nostre tavole, o in riva al mare, che però non è mai ingombrante.

“Il nostro nome è diventato sinonimo di anguria a partire dagli anni Ottanta – commenta ancora Enzo – ricordo che erano gli anni in cui alla circonvallazione c’era “u mulunaru”, e tante generazioni di catanesi lo ricordano come una tappa obbligata delle serate estive di qualche anno fa”.

Oggi però, ai tempi dei social network, non è un caso che la forza di un “brand” a conduzione familiare riesca a ottenere risultati, in termini di visibilità, che gli specialisti del digital marketing possono solo sognare: sono quasi sei milioni le persone che hanno visto su fb il video “Non avete mai visto tagliare un’anguria così”, che è rimbalzato presto sulla pagina Facebook “La Liscia Catanese”.

Il protagonista incontrastato è proprio Orazio Rametta, padre di Enzo, alle prese con un taglio d’autore.

“La nostra realtà è fatta di persone vere – ribadisce – di gente che si alza la mattina presto e si rimbocca le maniche, sui campi e al mercato ortofrutticolo, questa è la nostra forza, e cerchiamo di mostrarla anche in rete. Come tutti ci adeguiamo agli strumenti della comunicazione ma il nostro messaggio resta sempre quello”.

Oggi la situazione è diversa, le regole del mercato sono sempre più stringenti e la mancata tutela delle produzioni locali penalizza tutti, produttori e consumatori: “Purtroppo il comparto del commercio agroalimentare soffre perché opera in un contesto difficile: noi resistiamo perché, conferendo il prodotto all’ingrosso, cerchiamo di abbattere i costi di trasporto, e quindi di inquinare meno, ma le difficoltà rimangono perché i costi di esercizio sono altissimi a fronte di servizi carenti: mi riferisco al centro agroalimentare Maas di Catania. Da una parte abbiamo una potenzialità non sviluppata della struttura, ma dall’altra abbiamo un disinteresse delle istituzioni a farla funzionare bene. Basta verificare in che stato si trovano le vie di accesso al centro agroalimentare di Bicocca: si tratta di una stradina non adeguata al volume del traffico generato, soprattutto di mezzi pesanti. Gli operatori devono fare la loro parte, anche partecipando in prima persona all’amministrazione della struttura. Tutto dipende anche dalla politica, perché non è pensabile non coinvolgere nelle scelte strategiche e di gestione chi quotidianamente lavora all’interno della struttura”.