Finalmente! Finalmente applausi a scena aperta. Finalmente sorrisi in platea e nei palchi. Finalmente pubblico che rimane fino alla chiusura definitiva del sipario per applaudire!
Dopo tanti anni di reazioni sempre più tiepide il teatro Massimo Bellini, per una sera, è tornato ai tempi d’oro.
Ieri la prima de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, in replica sino al 23 marzo con l’allestimento della Fondazione del Teatro Massimo di Palermo, ha regalato alla città un momento di felicità.

Ciò a confermare che la voglia di partecipare c’è e, che se solo si fosse capito prima, le stagioni liriche del nostro amato teatro sarebbero state di tutt’altra specie.
Con Verdi non si sbaglia mai, così come con le opere di repertorio, in genere. Certo, purché siano eseguite bene!

E così ieri è stato.
All’apertura del sipario, gli astanti sono stati catapultati nel salotto di Violetta Valéry e, da quel momento, un silenzio è piombato nel teatro; il silenzio di chi è rapito dallo spettacolo che da anni desidera vedere.
Già dalle prime scene si è intravisto il filo conduttore della serata: l’entusiasmo.

Un entusiasmo che ha portato qualche spettatore a chiedere timidamente, addirittura il bis per la scena del brindisi, cosa piuttosto insolita.

La regia di Mario Pontiggia e i costumi di Francesco Zito, che ha curato anche le scene, assieme ad Antonella Conte, sono state improntate al buon gusto e a una sobria eleganza.

Bene l’orchestra, come sempre d’altronde, diretta da un Jordi Bernàcer troppo lento in certi momenti, soprattutto nel secondo atto. Tempi lenti che hanno messo a dura prova le voci degli artisti, che comunque hanno ben retto fino alla fine.

Bene il coro. L’ho già detto, Gea Garatti Ansini sta ben lavorando e i risultati sono più che palesi.

Protagonista indiscussa della serata è stata Daniela Schillaci. La soprano catanese è stata una Violetta strepitosa che ha raccolto consensi e applausi al calor bianco, già alla fine del primo atto, al termine della ostica e famosa aria finale.
Ha ben delineato il personaggio, scavando con introspezione nelle pieghe più recondite della madamigella Valéry, accompagnando il pubblico fino alla fine della donna e rendendolo partecipe del suo dramma; nulla da dire, sulle doti vocali e sul gusto interpretativo, che già non si conosca della Schillaci. Le acclamazioni ed il successo della serata ci stanno tutte e sono esplicative.

Bravo davvero Piero Terranova. Il baritono ha ben interpretato il ruolo di Giorgio Germont; ottima la linea di canto e altrettanto il fraseggio. È sempre stato nel personaggio, senza mai cadere nelle trappole che il ruolo tende all’interprete.
Gli applausi del pubblico entusiasta hanno messo il timbro finale sulla sua prova.

Javier Palacios ha interpretato discretamente il ruolo di Alfredo. Qualche difficoltà, comunque superata durante la recita, gli ha concesso di portare a termine positivamente la prova.
Nel ruolo di Annina, ha ben figurato la giovane soprano catanese Carmen Maggiore. Buona davvero la sua prova e giustamente applaudita.
Così come ha molto ben figurato Sabrina Messina, nel ruolo di Flora.
Riccardo Palazzo è stato un frizzante Gastone. Molto positiva l’interpretazione e la vocalità.
Bene anche Gianluca Tumino, nel ruolo del marchese e Angelo Nardinocchi, nel ruolo del barone.
Completavano il cast, Dante Roberto Murolo (Dottor Grenvil), Filippo Micale (Giuseppe) e Salvatore Di Salvo, nel doppio ruolo del commissario e del domestico.

Il pubblico desideroso si è letteralmente fatto travolgere e ha goduto dello spettacolo fino all’ultimo istante.
Un’iniezione di fiducia per un teatro che, al momento, non ha grandi prospettive per il futuro immediato.
Speriamo che le cose cambino velocemente e questo gioiello etneo non debba continuare ad annaspare, cercando momenti di ossigeno.
Lo si deve agli appassionati. Lo si deve soprattutto a chi ci lavora. Lo si deve alla città tutta.