Si avvicina l’atteso momento della conclusione dell’iter di revisione della Carta Costituzionale che il premier Renzi ha voluto caricare di un significato politico che va al di là dei suoi contenuti. Le opinioni: il NO di Basilio Catanoso ed il SIdi Giuseppe Berretta
 
 
 
 

BASILIO1“Sono orgoglioso di essere tra i parlamentari sottoscrittori del ‘Comitato per il No al Referendum Costituzionale’. 

Perché quel che sta facendo Renzi con queste finte riforme, è ben più grave delle sue bugie che, sinora, hanno danneggiato l’economia  e il futuro degli italiani. Adesso pur di vendersi alla solita Europa e alla solita “Troika” la finta, personale immagine del ‘riformatore’, non si preoccupa scardinare l’impianto istituzionale della Nazione.

Qui si tratta davvero di sovvertire la democrazia in Italia. Renzi, e i suoi, facendo credere di voler semplificare l’impianto istituzionale e di voler diminuire le spese (!!), non hanno timore di creare una deriva populista tipica da “Repubblica delle banane”. 

Perché, con queste riforme, il partito che dovesse vincere le elezioni alla Camera dei Deputati, potrebbe modificare l’assetto dello Stato cambiando ogni norma a proprio piacimento e alle proprie convenienze grazie al cosiddetto “premio di maggioranza”.  

Anche perché il Senato che proverrebbe dalle “regioni e dalle autonomie locali” non avendo le competenze attuali del Senato della Repubblica, non esisterebbe anche al fine di equilibrare eventuali pretese “golpiste” della nuova Camera dei Deputati, a voce praticamente ‘unica’ (di qualsiasi maggioranza possa trattarsi, di destra o di sinistra). 

Tra l’altro, la Riforma Costituzionale della Sinistra viene pericolosamente a trovarsi collegata alla nuova legge elettorale (che anch’essa andrebbe cambiata!) la quale non prevede la scelta diretta, da parte del popolo, dei propri rappresentanti: una discrasia per un sistema che vuole fondarsi sulla partecipazione del popolo e degli elettori alla vita democratica. Perché non pensare invece, a questo proposito, alle preferenze se non – meglio ancora – ai collegi uninominali che colleghino l’eletto al proprio territorio?

Tornando al referendum, ma davvero si pensa che il problema dell’Italia sia quello di velocizzare e aumentare la produzione normativa? Semmai, è proprio il contrario: in Italia si producono molte più leggi di ogni altro paese occidentale, creando così una enorme confusione tra istituzioni e cittadini. Non sarebbe meglio che l’azione riformatrice si indirizzasse piuttosto verso poche e chiare leggi, perlopiù testi unici per materia, che possano essere sicuro e certo riferimento per i nostri concittadini? Non sarebbe meglio sentirsi garantiti da un sistema bicamerale che tuteli la Nazione, gli italiani, dal ’pazzo di turno’? 

Se si pensa che sia più importante risparmiare sul numero dei parlamentari piuttosto che puntare ad una rappresentanza diffusa – così come il costituente scelse di fare –è possibile ridurre il numero dei deputati come scelto dal Centrodestra e dal Governo Berlusconi con la riforma bocciata dai nostri concittadini con il precedente Referendum Costituzionale.

Oggi gli italiani devono comprendere che è necessario bloccare sul nascere questo ‘Colpo di Stato’ che striscia tra le bugie di Renzi e la pubblicità ipocrita di potentati che non vedono l’ora di gestire ogni forma di dissenso, dando la parola solo al “conducente del pullman”. 

Ricordo che la Sinistra è quella che durante il Governo Prodi danneggiò ampiamente l’assetto istituzionale con le riforme al “Titolo V della Costituzione” che in modo strampalato demandarono agli enti locali una serie di poteri prima di esclusiva competenza centrale. Ora, sempre loro, avendo dovuto prendere atto del disastro imposto alla Nazione, che è sotto gli occhi di tutti, pensano di legittimarsi difronte agli italiani come i salvatori della Patria, senza far caso che chi oggi fa la parte di salvare qualcosa è quello che precedentemente ha già parzialmente rovinato la stessa cosa.

Dopo 70 anni sarebbe normale pensare di rendere più consona ai tempi la Costituzione italiana… Non è uno scandalo! Ma non distruggendone la ratio democratica che ne è alla base; semmai, la Costituzione andrebbe modificata non a colpi di maggioranza come accaduto in questo caso, con pochissimi voti di scarto, ma con una maggioranza estesa che sia lo specchio fedele dei desideri dei bisogni del Paese, affinchè da una nuova Costituzione nasca davvero una nuova Italia. Così come accadde nel dopoguerra, quando i costituenti rappresentarono una maggioranza ampia del sentire degli italiani dell’epoca e non, ad andar bene, l’Italia della risicata maggioranza che, di volta in volta, conquista il premio di maggioranza (e mi permetto ricordare che alle ultime elezioni politiche, il Centrosinistra  che oggi pensa di rivoluzionare la Costituzione vinse la competizione per appena uno più 0,41 sul Centrodestra e, grazie al minimo scarto, portò in Parlamento centinaia di deputati in più). 

Ho esposto succintamente alcune riflessioni sul perché mi faccia paura la Riforma targata Renzi. E’ già grave che un grande paese come l’Italia sia governata da Pinocchio… ma che possa essere Pinocchio ad impostare il futuro del nostro paese e dei nostri figli mi rattrista e mi spaventa. Per questo, e anche per tutelare la democrazia, lavoreremo per convincere gli italiani a votare con decisione NO!”

On. Basilio Catanoso – Deputato Nazionale Forza Italia

 
 
 
 
 
 
 
 
 

BERRETTA    “A ottobre verremo chiamati ad esprimerci sulla riforma costituzionale.
 
Nel settantesimo anniversario della Repubblica avremo l’opportunità, con il referendum confermativo, di esprimerci sull’assetto istituzionale che l’Italia assumerà nel XXI secolo. 
 
La nostra Costituzione, da molti giustamente definita tra le più belle del mondo, ha quanto mai bisogno di adeguarsi alle esigenze che la modernità ci impone.
 
Del resto la necessità di rinnovare il nostro assetto istituzionale è stata avvertita sin dagli anni ’80 ed è sempre più urgente, alla luce delle trasformazioni politiche, istituzionali e sociali che sono avvenute in Italia, in Europa e in tutto il mondo.
 
Globalizzazione, dimensione sovranazionale, instabilità, rapidità con cui le questioni si pongono di fronte a Governo e Parlamento sono tutti elementi che necessitano di altrettanta velocità di risposta oltre che di una leadership salda e di una nuova organizzazione del potere legislativo, di quello esecutivo, del rapporto tra i due e della divisione dei poteri tra centro e periferia.
 
L’azione di un Governo coraggioso e determinato a realizzare le riforme da decenni annunciate, la capacità  del Partito Democratico di superare le resistenze al cambiamento che nel passato hanno bloccato il processo riformista, hanno permesso di raggiungere un risultato tutt’altro che scontato, sul quale probabilmente in pochi avrebbero scommesso.
 
La riforma del bicameralismo, ad esempio, negli ultimi decenni è stata proposta varie volte, numerosi tentativi diventati sinora più una ritualità che una concreta possibilità.
 
La riforma del nostro assetto costituzionale adesso è realtà.
 
Nel corso delle letture della legge costituzionale da parte della della Camera e del Senato – in particolare in quella che a Palazzo Madama nell’estate del 2015 ha dato vita alla stesura finale – sono state apportate modifiche significative, frutto degli spunti offerti sia dalle diverse forze politiche di maggioranza ed opposizione.
 
Con il Ddl – oggi legge – “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione” si chiude finalmente l’eterna transizione istituzionale italiana, si rinnova la nostra democrazia per renderla capace di affrontare le sfide del nuovo millennio.
 
Mantenendo saldi i principi fondamentali, attualissimi, della nostra Costituzione, l’obiettivo della riforma è quello di rivederne alcuni strumenti superati come, appunto, il bicameralismo paritario, che da strumento di salvaguardia democratica è divenuto simbolo dell’immobilismo istituzionale.
 
Il procedimento legislativo sarà più veloce non essendo necessaria, salvo alcune eccezioni, l’approvazione di Camera e Senato per l’approvazione delle leggi.
 
Sarà la Camera, inoltre, a dare o revocare la fiducia al Governo, mentre il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori che non percepiranno alcuna indennità, al posto degli attuali 315, chiamati a rappresentare le regioni e i comuni.

 

Un taglio non indifferente ai costi della politica, dunque, ma anche la costituzione – finalmente – di un vero Senato delle autonomie in grado di rappresentare interessi ed esigenze dei territori. 
 
Ricordo bene il 22 aprile del 2013  in cui il Presidente Napolitano ha pronunciato il discorso di apertura del suo secondo mandato (per chi volesse rinfrescare la memoria,http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-presidente-repubblica-edizione2013/2013/04/22/news/napolitano_il_testo_integrale_del_discorso_di_insediamento-57257266/), come bene ho presente il suo richiamo alle responsabilità che la politica ha nei confronti del cambiamento.
 
Quel giorno come Parlamento ci siamo assunti un impegno per dotare il Paese degli strumenti necessari per affrontare le sfide della modernità.
 
Questa riforma, nata in uno dei tornanti più impervi della nostra storia repubblicana, va nella direzione giusta: per questo l’ho votata e per queste ragioni sosterrò il “Si” al referendum di ottobre. 
 
È l’occasione giusta, forse l’ultima, per mettere l’Italia in condizione di correre alla stessa velocità delle principali democrazie europee.”
 
On. Giuseppe Berretta . Deputato Nazionale Partito Democratico