Il fatto resta che la società di servizi di proprietà della Città Metropolitana di Catania non è stata dichiarata fallita solo perché ha potuto godere dei benefici della Legge Prodi per le grandi aziende. Riceviamo, e pubblichiamo, una nota da parte dei professionisti incaricati di assistere Pubbliservizi nella fase del “concordato preventivo” pesantemente bocciato dai giudici del tribunale di Catania, con motivazioni che ne chiariscono i motivi, alcuni dei quali direttamente ascrivibili all’attività degli stessi consulenti. Che i consulenti, come affermano, non sarebbero stati pagati poco rileva, essendoci limitati a riportare le delibere assunte dall’allora amministratore Silvio Ontario con gli importi espressamente indicati. Per quanto riguarda le affermazioni espresse dai consulenti nella loro nota, basta confrontarle con il deliberato dei giudici della sezione fallimentare per farsene una opinione indipendente che rispetti le “esigenze di verità”.

“In merito agli articoli pubblicati sul Vs giornale web il giorno 27 luglio 2018, a firma del direttore editoriale Pierluigi Di Rosa, dal titolo “Pubbliservizi: il concordato respinto e lo scandalo delle consulenze per 245 mila euro”, nonché  “Pubbliservizi, si esagera!” (sul cartaceo SUD di maggio, ndr) si segnala quanto segue a tutela del decoro professionale dei soggetti menzionati

Punto primo: gli incarichi conferiti ai professionisti più volte citati nel suo giornale con toni enfatici e di biasimo [“tenetevi forte…” “un compenso del genere è semplicemente inconcepibile…” etc. etc.], sono stati concordati nell’ammontare non “a prezzi strepitosi” ma sulla base delle regole predefinite dalla legge (D.M. 20.07.2012, n. 140 e ss.mm.ii.). (Non è scritto da nessuna parte che sarebbe stata violata la legge, ndr)

A tal riguardo, visto il riferimento potenzialmente lesivo a “tre consulenze d’oro” e ancora allo “scandalo delle consulenze”, è il caso di informare: 

1) che gli incarichi per la redazione e assistenza a procedura di concordato preventivo sono notoriamente tra i più lunghi e complessi esistenti nell’ambito delle procedure concorsuali regolate dalla legge fallimentare (R.D. 267/42 e ss.mm.ii.); 

2) che anche il richiamo critico alla terza consulenza, per la redazione sulla veridicità dei dati, espresso in termini insinuanti “ma – ci chiediamo – assolutamente necessario…?” è frutto di una carenza di informazione facilmente colmabile, considerato che la figura dell’Attestatore è obbligatoria (appunto necessaria) per legge nei concordati ex art. 161 L.F., figura volutamente distinta dal redattore del piano. (è opportuno rileggere le valutazioni dei giudici in merito, ndr)

3) che tutti e tre i professionisti hanno accettato l’incarico attenendosi a parametri ben inferiori agli stessi parametri minimi professionali, senza esserne peraltro tenuti, come la giurisprudenza ha sancito anche di recente per i contratti con le pubbliche amministrazioni; (non è mai stato affermato il contrario, ndr)

4) che nei concordati preventivi i pagamenti nei confronti dei professionisti incaricati devono essere oggetto di apposita istanza di autorizzazione del tribunale. Nel caso specifico, Le faccio presente che NESSUNA istanza è stata presentata dai professionisti in questione e sarebbe bastato ancora una volta documentarsi prima di redigere l’articolo per averne notizia; (non è mai stato affermato il contrario, anzi ne prendiamo atto e ci pare significativo, ndr)

5) che, di fatto, tutti e tre i professionisti dall’accettazione del loro incarico riportato nell’articolo sino a oggi non hanno chiesto né riscosso alcun importo da Pubbliservizi spa per la procedura di concordato preventivo, semmai li hanno abbondantemente anticipati di tasca a titolo di spese vive (centinaia di pagine di copie cortesia depositate in tribunale, riunioni per svariate ore, circolarizzazioni; etc). (ne prendiamo atto e ne siamo commossi, per quanto ci riguarda rilevano gli incarichi deliberati dall’amministratore Ontario che costituiscono, sino a rinuncia espressa o contestazione per negligenza o altro, obbligazioni giuridicamente vincolanti per le casse di Pubbliservizi, ndr)

Pertanto, è del tutto evidente il parallelismo fuori luogo e contrario al vero effettuato nell’articolo “Pubbliservizi, si esagera!” tra i dipendenti e i professionisti riferendo di due pesi e due misure rispetto ai “pagamenti” dei secondi (“uno schiaffo in pieno volto ai lavoratori e alle loro famiglie…”, e ancora, “che somma paga Pubbliservizi…?”. Così come a cascata l’articolo successivo contenente il richiamo allo “…scandalo delle consulenze per euro 245mila euro”. Senza voler neppure entrare nel merito delle differenze tra le professioni. 

Punto secondo: nessuna pressione politica è mai intervenuta “per favorire questo o quell’altro professionista” contrariamente alle illazioni riportate nell’articolo gravemente diffamatorie nei confronti dei professionisti sempre inopportunamente citati nell’articolo “Pubbliservizi, si esagera”, riproposto unitamente all’articolo del giorno 27 luglio sul web. A tal proposito, basti ricordare che il legale incaricato aveva assistito la società già durante la fase di deposito dell’istanza di auto-fallimento e che tutti i suddetti professionisti vantano esperienze pluriennali nel settore del diritto delle imprese e dei concordati. (nessuna “illazione”, ma il semplice fatto che non risulta alcuna selezione per la scelta dei professionisti incaricati né risultano espresse le motivazioni che hanno indotto l’amministratore ad effettuarle, ndr)

Le affermazioni degli articoli pubblicati pertanto si risolvono solo in una voluta deminutio del curricula dei soggetti citati, con anche evidente discredito professionale facendo leva su presunte pressioni per ricoprire i suddetti incarichi, sfornite di qualsivoglia fondamento.  (mai entrati nel merito dei curricula, magari verrà fatto in seguito, semplicemente perché rispetto alle notizie di cronaca ed agli inequivocabili esiti della procedura, risultavano del tutto irrilevanti, ndr)

Punto terzo: infine, quanto all’esito della procedura per fornire un quadro più completo si informa con l’occasione che: 

– La procedura di concordato preventivo è stata dichiarata inammissibile sulla base di valutazioni che avrebbero potuto essere superate con un atto di chiarimento e integrazione se il Tribunale avesse concesso un termine per note alla proponente indicando tutte quelle analitiche ragioni di criticità espresse solo nel decreto di 46 pagine da Voi riportato, mai dettagliate prima; come riferito nello stesso decreto il Tribunale ha ritenuto di assegnare, infatti, un termine per note solo al Commissario Giudiziale e a nessun’altra parte sottolineandone la discrezionalità (per un mero raffronto, si guardi al concordato preventivo ATAC per constatare il diverso atteggiamento del tribunale capitolino che a parità di criticità espresse in un primo provvedimento di ben 50 pagine, all’esito delle integrazioni offerte dalla proponente con le note autorizzate, ha ammesso infine quella procedura); (prendiamo atto che a parere di chi ci scrive la responsabilità sarebbe del Tribunale di Catania che non ha “concesso termini”, ndr)

– Che rispetto alla proposta di concordato preventivo della Pubbliservizi spa, anche la Procura della Repubblica di Catania (tra l’altro una delle parti istanti il fallimento) si era espressa positivamente già all’udienza del 14 giugno 2018 ritenendo non sussistenti motivi critici alla proposta; (prendiamo atto anche di questo, ndr)

– che sono stati approvati dalla società, dopo anni di inerzia il bilancio 31.12.2015, in data 22 dicembre 2017; il bilancio 31.12.2016, in data 19 gennaio 2018. Per quanto riguarda il bilancio al 31.12.2017, così come riferito anche nella proposta di concordato, è stato invece indispensabile attendere prima la nomina della società di revisione e dell’organo di controllo previsti per legge, prima di poterlo sottoporre ai soci. E anche tale bilancio alla data di pubblicazione del decreto era stato comunque già approvato (in data 17 luglio 2018); (mai contestato negli articoli ed ininfluente per quanto riguarda il tema oggetto della richiesta della rettifica, ndr)

– Che l’Ente Città Metropolitana di Catania aveva assunto un preciso impegno alla copertura delle perdite, ed in modo espresso al versamento di euro 5 milioni e comunque degli importi occorrenti a copertura delle passività emerse sino alla data dell’omologa, anche in occasione di assemblee della società effettuate alla presenza di notaio rogante, e da ultimo pure in sede di approvazione del bilancio 2017 (verbale d’assemblea 17.07.18 a disposizione presso la Camera di Commercio) condizionato solo all’omologa. Eventuali dubbi del tribunale avrebbero potuto essere anche in tal caso colmati con invito a chiarimento onde appurarne la certezza in termini di serietà dell’impegno; (i dubbi del Tribunale non erano “eventuali” ma chiaramente espressi e pertanto riportati nella cronaca, ndr)

– che, infine, relativamente alla circostanza che la società si sarebbe sottratta a controllo effettivo ci si limita a evidenziare che il tribunale ha ricevuto le informative ad ogni scadenza di volta in volta, tanto da avere pure concesso la proroga di ulteriori 60 giorni, senza lamentare mai siffatte omissioni a pena d’inammissibilità. (le affermazioni circa le omissioni informative in corso di procedura sono anch’esse contestate dai giudici nell’atto con cui respingono la richiesta di concordato preventivo da noi meramente riportate, ndr)

Tanto si doveva per esigenza di verità.”

Firmato avv. Silvia Dragotta, dr. Alessandro Arancio, dr. Antonio Chisari


Abbiamo riportato integralmente la nota dei professionisti, inserendo brevi chiose che andremo ad approfondire quando si concluderà la vicenda, sperando che si concluda al meglio per la stessa società ed i suoi lavoratori.

Il fatto, ribadiamo, è che la Pubbliservizi è stata dichiarata insolvente dal Tribunale di Catania ed entro 30 giorni prima dell’udienza dell’11 novembre, i vari creditori dovranno produrre istanza per potersi insinuare nella massa passiva dei creditori: a quel punto avremo qualche altra risposta e vedremo, in questo caso, chi presenterà istanza, per cosa e per quanto.

Il decreto della Sezione Fallimentare del Tribunale di Catania che ha respinto il concordato preventivo proposto da Pubbliservizi.