Quando Pierluigi Di Rosa, che oltre ad essere un amico è anche il mio editore (SudStyle) mi ha inviato un sms di questo tono “Certo non sarebbe male alzare un po’ i temi” ho pensato: “Sì, anche questa volta ha ragione”: sui media dell’isola e del continente da settimane sono presenti unicamente notizie dedicate delle prossime elezioni politiche, forse le peggiori alle quali stiamo assistendo negli ultimi 30 anni. (prima puntata)

I media siciliani in particolare, persa via via l’attenzione per le elezioni che hanno incoronato Nello Musumeci a Governatore della Regione, paiono concentrati quasi esclusivamente sulla cronaca locale e sulle candidature che si annunciano per le prossime amministrative di giugno. Certo la Sicilia è una regione importante ma non è l’ombelico del mondo. Meglio alzare ogni tanto  lo sguardo  e capire cosa sta succedendo intorno a noi.

E la visione non appare rassicurante. Proprio per niente perché l’intero pianeta appare percorso da fremiti che non preludono a niente di buono.

Negli ultimi 25 anni la guerra ovunque ha falciato migliaia di vite umane: conflitti civili e religiosi hanno imperversato in Siria, Africa centrale, Afghanistan e Iraq, ma uno scontro devastante tra grandi potenze mondiali è rimasto fuori da qualsiasi possibile fantasia. Ma non è più così. Il Pentagono qualche settimana fa ha chiaramente ammesso di pensare a nuova strategia di difesa nazionale che ha come obbiettivi Cina e Russia – non il terrorismo islamico – considerate come principale minaccia per l’America. Questo mentre il capo dello Stato maggiore britannico ha messo in guardia circa un possibile futuro attacco russo in Europa”. Questo l’incipit della cover story del prestigioso settimanale inglese The Economist del 25 gennaio. 

Sappiamo che l’America e la Corea del Nord sono vicine a un conflitto che rischia di degenerare in una catastrofe nucleare. Donald Trump ha promesso di impedire a Kim Jong Un, di dotarsi di missili balistici dotati di armi nucleari in grado di colpire l’America, una capacità che i test recenti suggeriscono che potrebbe raggiungere in pochi mesi, se non ce l’ha già. Il Pentagono sta considerando seriamente un attacco preventivo e questo potrebbe innescare una guerra a tutto campo. Gli analisti calcolano la risposta nord coreana capace di fare decine di migliaia di vittime; molti di più se verranno usate armi nucleari. Accadrà davvero? La diplomazia è destinata a fallire? Il rischio esiste ed è reale: Trump e i suoi consiglieri potrebbero concludere che è meglio rischiare la guerra nella penisola coreana oggi rispetto a un attacco nucleare su una città americana domani.

Che c’entrano Cina e la Russia?

Per farsi un’opinione consiglio innanzitutto di guardare con attenzione una buona cartina geografica. La Cina confina con la Corea del Nord, la Russia a occidente con l’Europa.

Lo straordinario dominio militare di cui hanno goduto l’America e i suoi alleati a partire dal secondo dopoguerra si sta erodendo. Anche se Cina e Russia non intervenissero in una nuova guerra corena le loro ambizioni sono crescenti. Una crescita economica senza precedenti ha fornito alla Cina la ricchezza necessaria per trasformare radicalmente e “in meglio” le sue forze armate. Mentre la Russia che a lungo termine appare in declino tenta di riaffermare la sua importanza per mantenere il rispetto dovuto a una super potenza. La Cina sta cercando di profilare la sua sfera di influenza nell’Asia orientale; la Russia nell’Europa orientale e nell’Asia centrale. Per fare questo Cina e Russia utilizzano oggi tecnologie militari inventate dall’America e un tempo solo appannaggio occidentale. Ad esempio il long-range precision-strike che per la Nato è incarnato dai missili d’attacco Tomhawack. O nuovi sistemi di guerra elettromagnetica per il controllo di comunicazioni.

Stiamo avvicinandoci a uno scontro militare diretto?

Né la Cina né la Russia lo vogliono: sanno che lo perderebbero. Ma usando il loro potere sfruttano una “zona grigia” in cui aggressività e coercizione funzionano appena al di sotto a questo livello. In Ucraina la Russia ha mescolato sapientemente forza, disinformazione, infiltrazioni, cyberwar e ricatti economici in modi in cui una società democratica non può utilizzare e trovare difficile da respingere. La Cina è più cauta, ma ha occupato barriere coralline e secche in acque a lei attigue che sono da sempre percorse dalla flotta statunitense e comunque contese dal atri paesi asiatici.

La Cina punta ad allontanare le forze navali americane dalle coste asiatiche. La Russia vuole che il mondo sappia come dall’Artico al Mar Nero, può schierare una potenza di fuoco maggiore dei suoi nemici e che non esiterà a farlo.

Le Coste asiatiche e l’Artico sono lontani, ma questi problemi ci riguardano eccome.

I sottomarini nucleari di Putin sono di recente tornati nel Mediterraneo e il porto siriano di Tartus davanti Cipro è ora in mani russe e viene potenziato giorno dopo giorno. Lo sanno bene i militari a Sigonella e lo ha detto senza mezze parole lo scorso settembre il generale Enzo Vecciarelli durante la cerimonia ufficiale di consegna del nuovo ricognitore P-72A al 41° Stormo, un aereo multiruolo per missioni di pattugliamento marittimo, sorveglianza elettronica e C4I (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer e Intelligence) che già si pensa debba essere sostituito da una macchina ancora più avanzata in fase di realizzazione in modo congiunto da Francia e Italia.

(continua)


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine SudStyle.