sabato - 22 settembre 2018

La Prossima guerra e la cybersicurezza


La Pax americana, un incontrastato dominio militare, tecnologico commerciale persino morale che ha fatto seguito alla caduta del Muro di Berlino nel 1989 e sembrava non dovesse terminare mai. Ma si è infranta con l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001

Da allora gli Usa hanno trascinato i loro alleati nelle guerre infruttuose volute da George W. Bush (Afghanistan e Iraq); Barack Obama che ha perseguito una politica estera apertamente scettica riguardo al valore dell’uso della forza; mentre Donald Trump rifugge le organizzazioni multilaterali, tratta alleanze storiche dell’America come un bagaglio indesiderato e si è sbilanciato a volte apertamente in dichiarazioni ammirate per leader autoritari da sempre avversari dell’America. Tutto ciò non ha fatto che giocare a favore di Russia e Cina. 

Anche da noi le maschere tragiche non mancano. Gli ammiratori del nuovo zar russo schierati trasversalmente tra le truppe di Grillo, Salvini e Forza Nuova sarebbero stati un tempo risibili: oggi lo sono molto meno. Grillo, Salvini e Forza Nuova, l’Italia e forse persino l’Europa nel suo complesso contano poco ma se gli Stati Uniti dovessero consentire a Cina e Russia di stabilire sfere d’influenza regionali (cfr. SudPress The next war/1) avranno dato loro il via libera all’utilizzo della forza.

L’ultimo risultato di un esperimento come questo ha innescato il secondo conflitto mondiale: 6 anni di devastazioni e 54 milioni di vittime. Sul terrore innescato in seguito, per quel che sarebbe potuto accadere con l’utilizzo di armi nucleari, per quasi mezzo secolo si è retta la pace tra il blocco occidentale e quello sovietico, incrinata solo da qualche conflitto localizzato (Cuba, Corea, Vietnam… )

Oggi però è la tecnologia informatica a rivelarsi il vero pericolo.

I sistemi di controllo degli armamenti sono diventati vulnerabili all’hacking informatico che può arrivare ad accecare i satelliti c da cui le armi nucleari dipendono. Persino l’identità dell’attacco potrebbe essere sconosciuta il Paese sotto un attacco potrebbe trovarsi nel terribile dilemma di dover scegliere se perdere il controllo delle proprie difese o usarle.

L’America gode ancora di numerosi vantaggi. Ha alleati ricchi e capaci, possiede di gran lunga le forze armate più potenti del mondo, ha un’esperienza di combattimento collaudata, vanta aziende leader nella produzione di tecnologia. Tuttavia, questi vantaggi non sono più inattaccabili. Ogni militare sa che la guerra è ancora una competizione di volontà, ma sa anche che attualmente la tecnologia ne sta modificando profondamente il carattere. Nel 2014 il Pentagono ha annunciato di voler riconquistare parte del vantaggio perduto sfruttando la robotica, l’intelligenza artificiale ed armi ad energia diretta come radiazioni elettromagnetiche, onde acustiche, plasma ad elevata energia o raggi laser. E di volerlo fare in modo più rapido ed efficiente possibile.

Negli ultimi cinquant’anni le guerre tra Stati costituiti da società divenute via via sempre più prospere, sono diventate quasi inesistenti. A causa del potere reciprocamente distruttivo delle armi nucleari, dei vincoli giuridici internazionali e del calo di interesse per la violenza come strumento economico. Al contrario le guerre intestine o civili sono sempre più numerose, negli stati più fragili o falliti, e si stanno dimostrando durature. Il Corno d’Africa (Somalia Etiopia Eritrea) il Sudan e l’antistante Yemen ribollono e le ricadute non sono più né esotiche né a distanza idi sicurezza: le barche dei migranti che arrivano o affondano nel mare antistante alla Sicilia sono zeppe dei loro profughi.

Né i cambiamenti climatici in corso, la crescita della popolazione del globo intrecciati all’estremismo religioso o etnico non fanno presagire nulla di buono. La guerra, le guerre stanno cambiando forma e non solo a causa dei potenti sviluppi tecnologi in corso.

La nuova triste frontiera è quella dei combattimenti in ambienti urbani.

Se non altro perché entro il 2040 i due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città. Il numero di megalopoli con popolazione superiori ai 10 milioni è raddoppiato negli ultimi 20 anni, oggi sono già 29 le città che hanno raggiunto questo tetto: ma ogni anno 80 milioni di persone si spostano dalle aree rurali verso quelle urbane.

La guerra che si sta prefigurando (e si è già combattuta ad Aleppo come a Mosul) che si svolge all’interno dei territori urbani pone nuovi problemi – strategici e morali – per le forze di intervento occidentali. La tecnologia sta cambiando le modalità di combattimento ma resta il fatto che una guerra di questo tipo va combattuta a distanza ravvicinata, un isolato alla volta.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine SudStyle.


1 Commento
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Renato Cappellani

Vorrei aggiungere qualche riflessione, dal momento che l’argomento è scottante.
1^ considerazione:
L’esercito USA impone il monopolio assoluto sull’uso delle nuove tecnologie per almeno 3 anni.
Quindi nessuna notizia esce al riguardo.
Solo quando venga deciso il nulla obstat, le tecnogie vengono immesse sul libero mercato.
2^ considerazione:
Da sempre l’hardware corre molto più in fretta del software e 3 anni di attesa valgono il triplo che nel mondo della meccanica tradizionale: in breve è difficile immaginare la portata delle nuove invenzioni cibernetiche, perchè di fatto il mercato resta sempre molto più indietro delle tecnologie militari USA.
3^ considerazione:
questo enorme vantaggio, – sul tempo e sulla qualità – si riflette anche sulle distanze tecnologiche tra USA e le altre superpotenze, le quali da sempre sventolano supremazie in settori decisamente superati, come le testate nucleari tradizionali.
4^ considerazione: nuovo concetto di guerra.
E’ difficile definire cosa possa essere una nuova guerra, a far fede delle prove generali effettuate durante il governo D’Alema in Serbia e gli altri paesi dell’ex Jugoslavia.
Tutti ricorderanno l’utilizzo di munizioni ad uranio (che hanno maggior potere di penetrazione dell’acciaio) e la novità della bomba N (che distrugge solo gli esseri viventi e lascia intatte le infrastrutture).
Recentemente Trump ha lanciato la superbomba tradizionale sull’Iraq contro nuclei terroristi e oggi si parla di microbombe nucleari.
Sono tutte dimostrazioni muscolari atte a saggiare le reazioni del nemico.
5^ considerazione
Ma chi è veramente oggi il nemico?
Sino a qualche dozzina di lustri fa, il nemico incarnava dottrine ideologiche deterrenti per l’occidente (nazismo, comunismo, fanatismo religioso).
Oggi come sempre nel passato, le ideologie sono cavalcate e utilizzate da nuclei di facinorosi che ambiscono solamente alla realizzazione di modelli semplicistici che, alla resa dei conti risultano sempre perdenti, sorretti soltanto infatti dal regime del terrore, dalla cupidigia personale e dalla minaccia militare.
Lo schieramento che determinava la giusta differenza di potenziale per scatenare le guerre era determinata da un lato dagli stati imperialisti, affamati di materie prime, e di territori per ampliarle, e dall’altro da stati che godevano di ricchezze naturali.
L’alta tecnologia oggi fa a meno di risorse minerali quali acciaio, legno, ecc., assetata solo di silicio, oro, e metalli rari.
Le industrie alimentari a breve faranno a meno delle materie prime nobili, arrivando a produrre persino carni alimentari in laboratorio.
A seguire le industrie farmaceutiche, in grado di produrre virus e bacteri artificiali e i loro “antidoti”, e di fomentare le guerre batteriologiche. (Il Giappone, nella 2^ guerra mondiale, già ci provò coi palloni-sonda da inondare il cielo degli USA).
Quindi il vero squilibrio è tecnologico e demografico: le guerre le vinceranno i paesi a maggior pressione demografica, mediante invasione fisica, anche pacifica.
Una nazione ad alta capacità tecnologica rischerà di essere pacificamente invasa da milioni di uomini e dalla loro povertà, che sfrutteranno i benefici rimasti ancora attivi, quali il diritto al voto, alla casa, al cibo.
Contro la pressione demografica c’è poco da fare, tranne che trincerarsi con muri difensivi, ma anche così il rimedio dura poco.
In pratica è possibile osservare le cose con un cambiamento di scala opportuno per osservare cosa succeda su una mela sana attaccata da colonie di batteri: la disinfettazione è praticamente inutile, meglio la divisione netta e gettare la metà marcia.
In questo orizzonte macabro, in cui la globalizzazione rompe qualsiasi scenario noto, sicuro resistono e si fortificano i vecchi comportamenti dei capi di stato, che ambiscono solo al potere personale, alla ricchezza personale, infischiandosi di strategie, tecnologie e futuro del mondo: basterebbe per verificarlo, andare a percorrere le vere storie personali dei Carter, in società con Gheddafi, G.W. Bush già in società con i sauditi Bin Laden,…
Che dire poi di Putin, ex appartenente alla Stasi della R.D.T., delle sue disinvolte manovre punitive e ottimo scacchista nei confronti con l’occidente.
Insomma l’intelligenza umana agisce fortunatamente con algoritmi che poco hanno a che fare con quelli dell’intelligenza artificiale, che ancora non conosce la vera arma del salto di qualità: l’ipocrisia.
Un robot ipocrita potrebbe scegliere di cambiare padrone,…
Per incidens credo che in una ipotetica guerra convenzionale, l’uso di robot semoventi, impiegati a milioni, sostituirà i mezzi militari di terra, di mare e di aria. E Putin lo ha fatto capire.
Ultima considerazione: in quale direzione iniziare a difenderci?
La tutela dell’autonomia energetica, idrica e alimentare, farmacologica, e territoriale sono oggi i nostri unici averi che dovremmo tutelare e salvaguardare ad ogni costo.
Altrove la battaglia sarà del resto molto, molto più dura e spaventosa.

Approvato da michela
6 febbraio 2018 | 9:31 | Rispondi
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