L’avventura del presidente dell’ordine dei medici di Catania Massimo Buscema per acquistare una mega villa, (anzi due, come vedremo e in violazione del bando) con i soldi dei poveri medici che si iscriveranno nei prossimi 25 anni, è cominciata nel 2015, con aumento della quota associativa per ogni medico in un solo colpo del 30% (altro che ISTAT), un mutuo da quasi 4 milioni di euro per il quale gli oltre 8 mila medici catanesi pagano le rate già da oltre un anno…a vuoto…

La saga comincia, almeno formalmente, il 25 gennaio 2015.

Con la delibera n.3, firmata dal presidente Massimo Buscema, viene deciso l’aumento in un solo colpo del 30% della tassa annuale d’iscrizione all’Ordine dei Medici, provvedimento che porterà la dotazione a disposizione del consiglio direttivo per le “spese di funzionamento” ad una somma superiore al milione di euro annuo, 1 milione 70 mila, al netto della quota da versare alla federazione nazionale, per la precisione.

Ma è nelle motivazioni poste a sostegno di questa straordinaria decisione che si possono ritrovare le premesse di due diversi singolari affaire.

Si legge infatti al decimo capoverso, dopo una serie di “visti”: “TENUTO CONTO che il nuovo Consiglio Direttivo per il periodo di durata in carica (2015/2017) ha nella propria programmazione stabilito l’istituzione di una apposita Fondazione finalizzata all’erogazione di una gamma di servizi alla propria categoria di riferimento che hanno come scopo la valorizzazione e la tutela del Medico Chirurgo e dell’Odontoiatra attraverso il loro costante aggiornamento scientifico, culturale e tecnico; ma anche promuovere e sovvenzionale borse di studio, fornire un supporto informativo su tutta la gamma della previdenza di base, promuovere attività di consulenza legale, tributaria, lavoristica, erogazione anche di servizi che investono la vita familiare e del tempo libero con la possibilità che la maggiore quota può meglio supportare l’eventuale nuova sede dell’Ordine.”

Quindi, riassumiamo, questo aumento del 30% serve da un lato a finanziare i due progetti di Buscema & C.: una nuova “fondazione” ed una nuova sede.

Del primo progetto, la Fondazione, ci siamo occupati allorquando sono scoppiate feroci polemiche sul fatto che si voleva prevedere nello statuto nientemeno che l‘incarico di “amministratori a vita” per i presidenti provinciali in carica al momento della sua istituzione: roba sudamericana e non sappiamo a che punto sia la faccenda, ci informeremo

Del secondo progetto, la nuova sede, proviamo ad occuparci adesso, anche se probabilmente non ce la faremo in una sola puntata, considerata la mole di documenti che stiamo analizzando.

Intanto una rapida sintesi.

Aumentato il tesoretto annuo a disposizione del consiglio direttivo, ormai oltre il milione di euro come abbiamo detto, si apre la possibilità di chiedere all’ENPAM (la cassa nazionale dei medici) un bel mutuo d quasi 4 milioni da restituire in 25 anni per l’acquisto di una nuova sede di cui i medici catanesi hanno evidentemente vitale bisogno, soprattutto quelli che non sono ancora nati e si ritroveranno a pagarne le rate.

Parte un avviso pubblico per raccogliere le proposte.

Il bando è chiarissimo e sarà identico nelle sue due versioni temporali: in pratica i medici capitanati da Buscema chiedono un (UNO) complesso immobiliare autonomo con destinazione uffici, con una superficie compresa tra un minimo di 700 mq ed un massimo di 1000 mq. MASSIMO MILLE METRI QUADRI, RICORDIAMO QUESTO DATO…

Poi, l’immobile avrebbe dovuto essere in regola con le norme urbanistiche e prevedere una serie di dotazioni minime (impianti elettrici, citofonici, LAN, sistemi di allarme, videosorveglianza, climatizzazione, vetri antinfortunio, uscite di sicurezza, gruppo elettrogeno, persino assenza di barriere architettoniche, etc).

Nel bando, che si badi è emesso da un’ ente pubblico qual’è l’Ordine dei Medici, si prescrive che “L’immobile dovrà rispondere alle caratteristiche indicate ai punti precedenti alla data di presentazione della proposta ed essere immediatamente fruibile, anche con riguardo ad impianti finiture ed accessori, che dovranno risultare in perfetto stato di conservazione.”

In pratica, i medici vogliono una sede chiavi in mano: altro che…

Per non essere troppo pignoli viene però concesso al proponente che per quanto “eventualmente non già rispondente alla richiesta possa renderlo conforme entro 60 giorni per la fase di progettazione e acquisizione delle necessarie autorizzazioni e entro i successivi 270 giorni per l’esecuzione dei lavori e collaudo degli stessi.”

In pratica, a 330 giorni dalla stipula dell’atto i medici avrebbero dovuto festeggiare nella nuova sede.

Acceleriamo la ricostruzione che rischia di essere tediosa.

Viene costituita una “commissione tecnica” che compie una prima cernita e sceglie una bella villa, nota come ex clinica Gretter, in zona Ognina di Catania.

Sulla base di questa prima scelta il presidente Buscema si attiva subito per la richiesta del mutuo da 4 milioni all’ENPAM.

Lo fa con una raccomandata spedita il 3 settembre 2015  nella quale però c’è già una prima stranezza.

Il presidente dell’Ordine con questa raccomandata ufficiale “chiede il finanziamento massimo erogabile per l’acquisto di un immobile da adibire a nuova sede sociale dell’Ordine, per la quale sono stati avviati appositi lavori di ristrutturazione e ampliamento la cui spesa, è prevista complessivamente in 4.000.000,00 di Euro.”

Di quali “lavori già avviati” attesta l’esistenza il presidente al fine di indurre ENPAM ad erogare il cospicuo mutuo? Mistero, considerato che alla fine lascerà cadere la trattativa con la società proprietaria dell’immobile, generando un contenzioso ancora in corso innanzi al TAR di Catania.

Acceleriamo ancora perché temiamo davvero di essere noiosi e saltiamo a piè pari anche il ricorso presentato dallo studio Libertini per ottenere l’annullamento di tutti gli atti successivi, circostanza che in caso di condanna si risolverebbe in un disastro per i poveri medici.

Arriviamo così alla seconda fase che condurrà alla conclusione dell’affaire con un atto di acquisto in totale discordanza col bando pubblico.

Infatti il consiglio direttivo presieduto da Massimo Buscema decide di acquistare per conto dei medici catanesi non un immobile con una superficie massima di 1000 mq come previsto dal bando, ma addirittura due ville, per un totale di 2 mila metri quadri (il doppio del massimo della richiesta), completamente da ristrutturare e per di più con un parco di 11 mila metri che non si capisce bene con quali soldi dovrà essere ripristinato e poi mantenuto.

Magari un altro aumentino alla tassa associativa.

La scelta di Buscema & C. cade infatti su due distinti complessi immobiliari, ciascuno dei quali da solo avrebbe potuto soddisfare la richiesta del bando.

Un Consiglio Direttivo che pare preso dalla sindrome di Napoleone, immaginando forse feste principesche mentre nelle guardie mediche le iscritte vengono violentate e nei pronto soccorso i medici picchiati: roba da festeggiare.

Si tratta di due ville in via Galermo, non proprio zona di prestigio, al civico 166: Villa Silvia, mq.780 venduta ad euro 1 milione 700 mila, e Villa Costanzo, mq.1.220 venduta a 1 milione 800 mila euro.

Fermo restando che non è chiaro il motivo per cui abbiano scartato altro immobile in via Rosso di San Secondo che, quello si, era praticamente chiavi in mano e ad un prezzo inferiore, nel caso di via Galermo avrebbero potuto prenderne una soltanto ma, considerato che è tempo di grandeur per i medici catanesi, ecco l’affare: piccolo sconto e le prendono tutte e due alla modica cifra di 2 milioni e 800 mila euro.

Da ristrutturare ovviamente, con una prima somma che viene indicata in un allegato, a firma del presidente Buscema e del segretario Riccardo Castorina, alla delibera 28 del 27 febbraio 2018: 878 mila euro.

Bazzecole, se bastassero per ristrutturare i 2 mila metri quadri delle sole superfici coperte.

In pratica, compresi oneri per “cambio destinazione d’uso” (ma non doveva essere adeguato al momento dell’offerta come imposto nel bando?) la modica cifra di 1.125 euro a metro quadro. Sarà…

Ma a ben leggere gli 878 mila euro impegnati con la delibera del febbraio 2018, e che comunque sono già aumentati di ben 50 mila euro rispetto al precedente progetto della stessa professionista approvato appena un anno prima, con la al precedente progetto della stessa professionista approvato appena un anno prima, riguardano la sola Villa Silvia, la cui progettazione è stata affidata per 38 mila e 800 euro all’ing. Renata Miranda. Trentottomilaottocento euro, si badi bene, appena 201 euro sotto la soglia che avrebbe obbligato alla pubblica selezione in concorrenza.

Altri 400 mila euro saranno necessari alla ristrutturazione dell’altro immobile acquistato, Villa Costanzo di 1.220 mq, con un costo in questo caso che precipita ad appena 338 euro al metro quadro e la cui progettazione è stata invece affidata all’ing. Angelo Vecchio, anche in questo caso, guarda caso, per un compenso di…39.800 euro.

Entrambi proprio a pochi euro dalla soglia imposta dall’art. 36 del D.Lgs 50/2016 che al comma 2 lettera impedsce la possibilità dell’affidamento diretto per importi superiori a 40 mila euro, guarda un pò che fortuna.

Ulteriore aspetto è che la trattativa per le “ville” subisce una bella accelerazione e in data 5 maggio 2016 il presidente Buscema firma il preliminare di vendita che prevede una caparra confirmatoria, liquidata dall’Ordine d’emblée, di ben 600 mila euro (SEICENTOMILA) su un contratto in cui al momento della stipula non vi sono ancora le garanzie richieste e per un immobile persino gravato da ipoteca.

Strano che la delibera dell’assemblea che autorizza l’ingente operazione è la numero 3 del 14 maggio 2016, cioè 10 giorni dopo la firma del contratto ed il versamento dei 600 mila euro: e se l’assemblea avesse votato contro?

Ancora più interessante se si considera che l’incarico al notaio per la stipula del preliminare con cotanta caparra viene “deliberato d’urgenza” dal presidente Buscema con propria delibera n.18, che non è pubblicata sul sito dell’Ordine ma viene citata nell’atto di ratifica: e perché tutta questa urgenza considerato che ancora non c’erano neanche tutti i documenti in ordine tanto da far passare altri 8 mesi prima della stipula? Come mai tutta questa fretta di liquidare una caparra da 600 mila euro senza neanche il conforto preventivo dell’intero Consiglio?

Tanto da costringere il Consiglio Direttivo a ratificare l’atto del presidente Buscema a cose fatte in data 10 maggio 2016 con la propria delibera n.54, in cui si specifica che la “RATIFICA è un atto amministrativo tramite il quale si procede a sanare un precedente atto caratterizzato da incompetenza.” Appunto.

Interessante anche il fatto che, per motivi da accertare, la stipula dell’atto definitivo viene prorogata più volte, concludendosi soltanto a metà gennaio 2017, lasciando alla società venditrice la disponibilità liquida dei 600 mila euro per quasi 8 mesi, un vantaggio non da poco.

Anche sull’importo dell’acquisto e relativo mutuo le cose si ingarbugliano, con una perizia giurata inviata all’ENPAM che attesta il valore degli immobili a 3.886.000 con un prezzo già pattuito di 2 milioni e 800 mila. Fermo restando che non c’è traccia di un parere di congruità da parte dell’Agenzia del Demanio che quando si tratta di acquisti immobiliari pubblici in genere si acquisisce se non altro per cautela.

E qua comincia la girandola di perizie, progetti, RUP nominati senza competenze, dimissionati e poi sostituiti, incarichi per la progettazione che sfiorano per puro caso la soglia dei 40 mila euro oltre la quale occorrerebbe attivare bando pubblico in concorrenza.

Il fatto è che a partire dal dicembre 2016 i medici catanesi stanno pagando le rate di un consistente mutuo di quasi 4 milioni di euro per un immobile acquistato con atto notarile per 2 milioni 800 mila euro nella prima metà del gennaio 2017 e che entro 330 giorni, come prescritto dal bando, doveva essere assolutamente fruibile.

Soldi ne sono usciti, e come abbiamo visto, a vagonate.

Ma del Gran Ballo di inaugurazione ancora neanche l’ombra.

Speriamo di essere invitati.