di Rossella Spitale

 

In occasione della serie di incontri organizzati dalla Onlus Demetra aventi come tema “Diritti del minore e nuove prospettive”, è stato possibile intervistare il Prof. Marino Maglietta, docente dell’Università di Firenze e ideatore in Italia della legge sull’affidamento congiunto.

Durante l’incontro abbiamo avuto modo di approfondire un argomento di cui forse si è parlato poco (o di cui si è parlato in maniera non del tutto corretta), ovvero la nuova legge n. 154 del 2013 (Revisione delle disposizione vigenti in materia di filiazione).

Come spiega il prof. Maglietta nella video-intervista sottostante, se da un lato tramite la legge 219 del dicembre 2012 si è in effetti assistito ad un livellamento della “filiazione”, per cui vengono cancellate le distinzioni fra figli “naturali”, “legittimi” o “illegittimi”, dall’altro, tramite decreto attuativo entrato in vigore il 7 febbraio 2012 e la stessa legge 154/2013, si è avuta una “regressione” rispetto al passato riguardo le regole sull’affidamento dei figli.

Per citare solo alcune delle aporie più significative: è stato tolto l’esercizio della potestà (ora “responsabilità genitoriale”) al genitore non affidatario; legittimato il mancato ascolto del minore nei procedimenti di separazione nel caso di separazioni consensuali (rimettendo al giudice la possibilità di valutare se l’ascolto è utile o “manifestamente superfluo”); eliminato il riferimento temporale ai diritti indisponibili del minore, ovvero l’affermazione per cui tali diritti valgono anche dopo la separazione dei genitori.

Infine, la più pesante e preoccupante intromissione, consiste nell’avere aggiunto tra gli obblighi principali dei genitori separati quello di concordare dove il figlio avrà “la residenza abituale”, chi sarà il genitore con cui il figlio andrà a vivere dopo la separazione. Mentre in altri paesi europei, ad esempio in Francia, si scelgono vie alternative e certamente più moderne come l’introduzione della doppia residenza in tempi uguali.

Pare chiaro, inoltre, come negare l’esercizio della potestà al genitore non affidatario sia decisione condivisibile nel caso in cui il genitore venga escluso solo per sue gravi carenze, che siano di potenziale pregiudizio per il figlio. Invece, in sostanza, il genitore non affidatario non avrà più l’esercizio della “responsabilità genitoriale”, non potrà più dare ai figli le disposizioni della vita quotidiana.

Non solo: si è eliminato il diritto di ridiscutere tempi e modi della frequentazione in caso di trasferimento, cosa gravissima se pensiamo che questo potrebbe implicitamente voler dire che un genitore può trasferirsi in qualsiasi momento con  prole a seguito, senza dover rendere contro all’altro genitore.

“Si sana una prassi giurisprudenziale chiaramente contra legem (l’invenzione del genitore collocatario, la cancellazione del mantenimento diretto); si accresce il potere discrezionale del giudice; si incrementa il contenzioso reintroducendo la discriminazione tra i genitori e il modello competitivo vinci-perdi. Aspetti, questi ultimi, che danneggeranno inevitabilmente la mediazione familiare, il cui successo si fonda su un paradigma riparativo e sull’assenza di condizioni privilegiate. D’altra parte, che si stesse operando” – si legge in un articolo dello stesso Maglietta.

Come è stato possibile tutto ciò? 

In realtà non sarebbe stato possibile, dal momento che, spiega ancora Maglietta: “la legge 219 del 2002 all’articolo 2 dava delega al governo affinché fossero realizzati una serie di obiettivi che qualificavano e integravano il provvedimento per l’equiparazione della filiazione naturale a quella legittima. Accanto all’elencazione, precisa e minuziosa, degli aspetti da approfondire e completare, la legge prevedeva anche il doveroso riordino della materia riguardante il diritto di famiglia, e in particolare la filiazione. Sostanzialmente, dunque, era da aspettarsi la trasposizione di vari articoli del codice civile da un titolo all’altro, da un capo all’altro. Non certo la loro riscrittura. Tanto più nel caso di una materia così delicata e controversa come quella dell’affidamento dei figli di genitori separati. Tanto più nel caso di una materia oggetto di dibattito parlamentare nella legislatura precedente, nonché argomento di proposte di legge e disegni di legge nell’attuale. Elementari regole di rispetto e di prudenza, proprie della magistratura in generale e del diritto di famiglia in particolare, imponevano che ci si astenesse da qualsiasi manipolazione del testo  già esistente”.

Da qui in poi diamo quindi la parola al Professore in persona, che con grande precisione ma con una dialettica assai piacevole da seguire, ha sollevato ai microfoni di SUD la delicata questione.

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