Il Ministro degli Interni Matteo Salvini, si sa “non ha paura di niente e di nessuno”, così dice lui. E’ stato molto chiaro: i disgraziati che stanno a guardare da martedì alle 23.30 il molo di Levante di Catania non sbarcheranno se la Ue non da garanzie sui ricollocamenti in altri Paesi. Questo prima del sopralluogo effettato dalla Procura di Agrigento ieri nel tardo pomeriggio a bordo della Diciotti. Verso sera Il Ministro degli Interni, a cui forse era sfuggita la presenza di 29 minori a bordo in età compresa tra 14 e i 16 anni, twitta “Loro possono scendere, gli altri si attaccano”.

A Salvini i magistrati e i vertici della UE con tutti i suoi burocrati non è mai piaciuta, si sa anche questo.

Vuole cambiarla alla radice perché all’Europa di Macron e della Merkel preferisce Vladimir Putin.

Qualche amico Salvini però in Europa ce l’ha e questo si sa magari un po’ meno.

Per esempio il nuovo premier austriaco, Sebastian Kurtz, un bamboccione di 31 anni che però ha le idee chiarissime quanto a migrazione.

A casa sua di migranti non ne vuole più nemmeno uno. Kurtz però da qualche settimana è il Presidente di turno dell’UE e ne consegue che una mano all’amico Salvini dovrebbe darla.

Esattamente come dovrebbero fare gli altri amiconi del nostro Ministro degli Interni: i super-euroscettici del Gruppo di Visegrad.

Chi sono?

Sono i durissimi amici di Salvini: premier rispettivamente di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Quest’ultimo, Viktor Orban, il più duro di tutti, ha spesso pubblicamente irriso alla politica migratoria messa in atto dal precedente Ministro degli interni Marco Minniti.

Salvini ne condivide molti pensieri, lo ha difeso più volte in sede europea e lo scorso giugno ha detto chiaramente di voler stabilire un asse con Orban e Kurz “uomini duri” capaci di cambiare l’Europa.

Ora è lecito chiedersi perché tutta questa amicizia non dia frutti: per un amico qualche sacrificio lo si può fare!

Perché Matteo Salvini non chiede ai suoi partner di levarlo dall’imbarazzo nel quale si è ficcato, accollandosi un po’ dei migranti tenuti prigionieri sulla Diciotti a Catania?

Un po’ di matematica: 190, tanti erano i naufraghi recuperati in alto mare dalla Diciotti. 13 sbarcati a Lampedusa per gravi ragioni sanitarie, 23 i minori sbarcati ieri sera. Ne rimangono 154, che divisi su 5 paesi (Austria e i 4 di Visegrad), fa meno di 31: che saranno mai 31 disgraziati somali da prendersi in carico?

Brutta questa matematica lo so: ma i tempi sono quelli che sono e pare che essere semplicemente umani non garbi a tutti.

Ora Salvini si sa è un duro che “non arretra di un millimetro” : del resto mica ha scelto lui di stare in un campo di prigionia libico, mica è fuggito lui da una regime spaventoso come quello eritreo, mica è voluto lui salire su un barcone per ritrovarsi in mezzo al Mediterraneo, mica lo tengono richiuso ora su una nave e quindi…

Salvini sulla vicenda Diciotti ferma nel porto di Catania ha impostato un braccio di ferro con la UE: che latita, e non è la prima volta.

Ma se Kurtz è il Presidente della Ue e con Orban e Salvini hanno deciso di cambiare questa Europa, perché qualcuno non gli viene in soccorso?

Vuoi vedere che l’Italia – che ha sempre contato pochino in Europa – da qualche mese non conta più nulla?

Meno male che c’è Toninelli.

Il Ministro delle Infrastrutture è tutta un’ altra pasta d’uomo.

Meno solare, diciamolo pure, e poco propenso ai proclami.

L’autorizzazione ad entrare nel porto di Catania alla Diciotti – dopo 5 giorni in rada davanti a Lampedusa – lui l’ha concessa.

Cinque giorni per fare entrare in un porto italiano una nave della Marina militare italiana?

Toninelli non è impulsivo, da l’idea di uno che le decisioni le pondera attentamente.

Ora nel porto la Diciotti ci sta, ma da lì non scende nessuno.

Non importa, Toninelli (M5S), il suo compagno d’avventura Salvini (Lega) non lo contraddice.

A contraddire lui però ora c’è Fico (M5S), il Presidente della Camera, che ieri ha twittato: Prima “La giusta contrattazione con i Paesi dell’Unione europea può continuare senza alcun problema, adesso però le 177 persone – tra cui alcuni minori non accompagnati – devono poter sbarcare. Non possono essere più trattenute a bordo, poi si procederà alla loro ricollocazione nella Ue”. E dopo lo sbarco dei minori “Buona notizia che il governo abbia deciso di far scendere i minori dalla #Diciotti. Per me far il presidente della Camera significa fare sì che lo Stato non rinneghi mai principi fondamentali e dignità umana. Sono stato eletto per questo, rinunciando allo stipendio da presidente”.

Contemporaneamente però – in questa vicenda c’è sempre un però – il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ( emanazione M5S) su Facebook scrive: “Le Istituzioni europee, che pure su mia sollecitazione avevano accolto l’idea di una “cabina di regia” utile a gestire le emergenze degli sbarchi, cosa aspettano a intervenire per operare la redistribuzione dei migranti che sono a bordo della nave italiana Diciotti, ancorata nel porto di Catania? Ancora una volta l’Italia sta mostrando il suo volto umanitario, ma il prezzo non può essere rimanere abbandonata a se stessa”.

Riassumiamo.

Il Ministro delle Infrastrutture Toninelli (M5S) avvalla l’operato del Ministro degli interni Salvini (Lega) che però viene contraddetto da Fico (M5S) mentre Conte (M5S) bilancia correndo implicitamente in appoggio di Salvini. La Ministra della Difesa Trenta? L’altro vice premier Di Maio il Ministro egli esteri Moavero? Silenzio.

Però c’è il Ministro degli Affari europei Paolo Savona che in questa fase che vede intorno alla vicenda della Diciotti la ricerca di un’ intesa difficile con la UE ha “provvidenzialmente” esternato. Di fronte ai problemi finanziari che potrebbero stagliarsi all’orizzonte nel prossimo autunno per il debito italiano, il Ministro ha immaginato «un’alternativa esterna» all’ intervento della Banca Centrale Europea: magari sotto forma di una garanzia proveniente da un fondo sovrano di Mosca.

Al Molo ora sono ancorati in 154. E noi siamo messi così.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.