La lettera aperta di alcuni operatori dei centri Sprar del calatino inviata alla redazione di Supress, in cui si denuncia la condizione di chi lavora all’interno dei centri di accoglienza, tra stipendi arretrati e ore straordinarie non pagate. Evidentemente il “business del migrante” non riguarda anche loro

Una lettera dal contenuto amaro. che abbiamo deciso di riportare integralmente. Una denuncia da parte di alcuni operatori dei centri Sprar del Calatino coinvolti dal ciclone mediatico sulla presunta parentopoli, in cui si riporta la difficile condizione lavorativa nella quale si ritrovano. 

“Lettera aperta al direttore di Sudpress

Gentilissimo Direttore

siamo un gruppo di lavoratori che fanno parte del comprensorio del calatino, quel territorio di cui si parla spesso in questo periodo in molti giornali, televisioni e social network.

Tutti si sentono in dovere di replicare, di dire la loro e a volte di giustificare i loro comportamenti ed anche noi abbiamo deciso di dire la nostra cercando di rimanere nell’anonimato per paura delle ripercussioni sul nostro già precario posto di lavoro.

Purtroppo sono tante le condizioni a cui si deve sottostare in Sicilia, a maggior ragione in questo periodo di crisi che spesso ci porta a dover rimanere in silenzio, se si vuole continuare a lavorare.

Si!! Lavorare, infatti è quello che facciamo giornalmente ma con non pochi sacrifici. Anticipiamo costantemente e con grande sforzo economico il nostro lavoro, nella speranza che ogni giorno che passi sia quello buono a ricevere la tanto attesa telefonata che ci dice: “abbiamo provveduto al bonifico dei mesi di…” , allora tutti contenti aspettiamo di andare in banca mentre tra di noi diciamo “ Hai visualizzato il bonifico?” oppure “ ma è vero che hanno versato i soldi?” e alla fine un bonifico di uno-due mesi, mentre dietro ne lasciamo di più.

E la paura che ne consegue è sempre la stessa: “Chissà quanti altri mesi dovremmo attendere per ricevere di nuovo la tanto attesa telefonata”. nel frattempo i debiti si accumulano nuovamente, le scadenze e il costo della vita non hanno la stessa nostra pazienza . Aspettare, ma come fai a dire all’ ENEL o all’agenzia delle Entrate, al Comune ecc. di aspettare? Si può mai dire ad un Ente di aspettare che forse a breve ci pagheranno?

E ti ritrovi ad avere un patrimonio di 5-6 mila € (di lavoro anticipato) e ad accumulare debiti che non puoi pagare, insomma non siamo padroni dei nostri soldi, ne delle nostre stesse vite. Come si può mai essere uomini e donne lavoratori, se ti tolgono la dignità? Come possiamo guardare negli occhi i nostri figli , le nostre mogli, i nostri familiari?

Dall’altro lato poi guardi chi con i nostri sacrifici , i nostri soldi riesce a vivere la propria vita in modo più che dignitoso.

Sono anni ormai che ci prendono in giro, ci dicono di aspettare e che le cose miglioreranno , ma quando!?!

E la cosa che ci fa ancor più riflettere ed arrabbiare è il fatto che i soldi provengono da fondi della Comunità Europea!!! Soldi Sicuri!!!

Sicuri si, ma per chi!?! Per chi si arricchisce con il sudore degli altri? Di chi aspetta mesi e mesi un misero stipendio, con i rischi che ogni giorno corre? E che nonostante tutto portano avanti con dedizione il lavoro del centro , consapevoli di avere a che fare con persone più sfortunate.

abbiamo un ruolo specifico di guida e di ponte tra beneficiario e comunità locale ma anche di accompagnamento per renderlo autonomo durante tutto il percorso verso l’integrazione, un percorso individuale che nasce già con il suo arrivo in struttura.

Tutto ciò che facciamo noi lavoratori all’interno dei nostri centri SPRAR è non limitarci a parlare di lavoro ma della passione per l’uomo, senza distinzioni di etnie, di cultura, politiche o religiose. La nostra esperienza è più un esperienza di interazione che integrazione, in quanto le diverse storie, vissuti e culture di ogni ospite, ci hanno permesso una vera e propria maturazione umana, anche se molto spesso non indolore, per cercare di costruire un futuro multiculturale e multietnico. il nostro compito è fare spazio per accogliere l’altro; essere disponibile nei tempi, nell’ascolto e nella comprensione e creare un ambiente sereno di reciproco scambio, in cui l’altro possa avere tutta la libertà di essere quello che è, essere sinceri e semplici nei confronti dei beneficiari e manifestare comprensione empatica.

Ma chi ci dirige ha lo stesso trattamento ed attenzione con noi lavoratori?

La risposta è no!!! Siamo sempre sottoposti a stress che già questo tipo di lavoro così delicato porta con sé e ad aspettare per essere pagati, a rinunciare ad alcuni diritti e ad accettare nostro malgrado ore di straordinario.

Molto spesso ci siamo sentiti dire che a noi interessano solo “i soldi” , e che cosa potremmo chiedere? Altrimenti avremmo fatto volontariato! Ci sembra più che normale che un lavoratore pensi ad una cosa così necessaria come il compenso economico per il lavoro svolto.

A loro cosa importa dei nostri problemi, noi siamo Italiani non stranieri.

Il grandissimo paradosso è che noi lavoratori aiutiamo chi scappa dai propri paesi per avere un futuro migliore, ma a noi chi ci aiuta?

Chi si preoccupa di sapere se abbiamo dei debiti? Se possiamo mangiare e se pur lavorando non riusciamo a dare alle nostre famiglie una vita dignitosa, dovendo rinunciare a molte cose perché si deve sempre risparmiare per poter pagare le bollette, le tasse o il mutuo.

Confidiamo in qualcuno che possa far chiarezza sui ritardi degli stipendi e che faccia luce sulla mancanza di trasparenza e meritocrazia e faccia emergere le verità che si nascondono dietro questo nuovo business, che non solo la Sicilia ha creato, ma a cui fanno capo i nostri cari politici comodamente e lussuosamente seduti nelle loro poltrone a Roma.

Portiamo questo nostro malcontento alla sua attenzione e confidiamo che presto tutto possa risolversi per il meglio.

Grazie da tutti noi

Alcuni lavoratori degli sprar  del calatino”.