Resta profonda la spaccatura nel gruppo consiliare a Palazzo degli Elefanti. Il segretario regionale Fausto Raciti chiede un atto di responsabilità: A pochi giorni della firma del premier Renzi del Patto per Catania, il partito catanese commetterebbe un errore a non farsi trovare unito in presenza dei segnali di attenzione del Governo e del Pd nazionale”

E’ un appello all’unità quello lanciato da Fausto Raciti. Il segretario regionale del Pd veste i panni del pompiere, prova a gettare acqua sul  fuoco e chiede al gruppo Dem a palazzo degli Elefanti di superare le profonde spaccature invocando un ricompattamento dopo la sfiducia al capogruppo Giovanni D’Avola e l’elezione di Nino Vullo.  

“La vicenda legata alla spaccatura aperta nel gruppo consiliare del Pd catanese – scrive in una nota Raciti  – mina la compattezza del Partito democratico e la sua capacità di proposta politica all’interno dell’importante esperienza di governo della città che l’amministrazione guidata da Enzo Bianco sta portando avanti”.

Raciti sottolinea quanto quanto sia rilevante il capoluogo etneo per il partito: “Catania è la città siciliana più grande tra quelle amministrate da un sindaco del Pd. Solo pochi giorni – aggiunge – fa il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi ha firmato il Patto per Catania. Credo che il partito catanese commetterebbe un errore a non farsi trovare unito in presenza di un simile segnale di attenzione del Governo e del Pd nazionale”.

Raciti conclude assicurando che “la segreteria regionale, interessando anche il Pd nazionale, farà la sua parte affinché le divisioni degli ultimi giorni vengano superate e il futuro della città venga rimesso al centro di una discussione che, ad oggi, è incomprensibile”.

Difficile prevedere se l’appello di Raciti sortirà l’effetto sperato. Da alcuni giorni il clima in casa Dem è diventato infuocato. Che il fuoco covasse sotto la cenere era noto. Da tempo, nei Dem è in atto un braccio di ferro tra l’ala che fa capo al sindaco Bianco e il gruppo guidato dal deputato regionale di Articolo 4 Bartolo Sammartino.

A rompere la fragile tregua le parole di D’Avola sulle dimissioni dell’assessore alle Attività produttive Mazzola: “La scelta dell’assessore Mazzola permette di voltare pagina in un settore decisivo per il futuro della città “.  

Dichiarazioni non digerite da Articolo 4 e da parte del Pd. Da qui, la riunione del gruppo consiliare che ha defenestrato D’Avola ed eletto Vullo. Una votazione bollata come “illegittima, poiché insufficiente anche nel numero dei consiglieri (lo stesso Vullo, Ersilia Saverino e Niccolò Notarbartolo ndr)”, dal segretario provinciale Enzo Napoli. “E’ un atto  – ha tuonato – che non ha fondamento dal punto di vista politico, statutario e anche della normale convivenza all’interno del partito. E’ politicamente pericoloso che qualcuno faccia questi strappi. Il capogruppo Pd al Comune è Giovanni D’Avola a cui va la piena stima e sostegno del Pd di Catania”.  

Parole che non hanno ottenuto i risultati sperati. Lo scontro è ancora in corso. E non si esclude che il clima possa diventare ancora più acceso, anche perché in ballo c’è pure la sostituzione della dimissionaria Mazzola e forse anche un eventuale rimpasto della giunta.