Il terrore è ormai piombato a seminare morte nelle giornate di festa delle tranquille città europee. Colpisce in maniera improvvisa ed imprevedibile, alimentando anche emulazione di menti disturbate. Siamo vicini al panico e ogni soluzione appare difficile. Ne parlano i deputati nazionali Basilio Catanoso e Giuseppe Berretta

 

basilio_catanoso

 

 

 

 

 

In Occidente, oggi, nessuno può sentirsi al sicuro… e nessuno in effetti lo è.

In verità, per garantire la sicurezza dal terrorismo i governi non possono avere una soluzione che funzioni in assoluto, ma solo organizzarsi e lavorare nella maniera migliore in modo da raggiungere il traguardo della minima percentuale di rischio.
L’ipocrisia buonista che per decine di anni a livello nazionale e internazionale la Sinistra ha messo in campo con il supporto, solito, della gran parte dei mass-media, ha prodotto una situazione nella quale parecchi stati non hanno valutato per come avrebbero dovuto i rischi di un crescente estremismo islamico che vede l’Occidente e il cristianesimo (gli “infedeli”…) come i nemici da abbattere.
Oggi è davvero molto difficile individuare i pericoli in un mondo che vive in una promiscuità di razze e religioni difficilmente distinguibili all’interno di uno Stato.

E questo è anche uno dei motivi per cui l’Italia, sino ad ora, non è stato obiettivo primario del terrorismo come invece altre nazioni; ciò perchè non avendo avuto la storia coloniale e di potenza internazionale di altri stati occidentali, il nostro Paese ha mantenuto una più marcata identità, anche dal punto di vista religioso, rispetto ad altri stati.

Tanti sono i musulmani che oggi prestano servizio nelle forze armate o nelle forze di polizia dei paesi occidentali: sono “cittadini” a tutti gli effetti che, nella gran parte dei casi, sono persone assolutamente perbene e che si sentono legate al proprio Paese, a prescindere dalla fede religiosa.

Come fare a distinguere i buoni dai cattivi, i musulmani estremisti che pensano che noi occidentali siamo il male assoluto da quelli che invece si sono integrati?

Ma, oggi come oggi, è molto difficile trovare la soluzione anche nel nostro Paese, perchè l’Italia fa entrare sul proprio suolo chiunque, senza alcun controllo, grazie ad un governo debole soprattutto di principi e di valori, che si nasconde dietro lo scudo della scelta “umanitaria” (senza volere entrare nel merito delle speculazioni in stile “Cara”…).
Una soluzione era invece quella scelta dal governo Berlusconi che, con l’appoggio di una legge seria quale la “Bossi – Fini” (certamente migliorabile, dopo una prima prova) era riuscito ad “aiutarli a casa loro”, creando le condizioni di nostri investimenti negli stati rivieraschi del Mediterraneo con accordi che prevedevano il blocco delle frontiere e degli imbarchi verso l’Italia e verso l’Europa.

Quella scelta derivava dalla saggezza di un governo serio, mentre quella odierna è il solito percorso ipocrita della Sinistra che, come spesso accaduto nella storia, provoca danni che poi la Destra dovrà risolvere con un duro e lungo lavoro.

Potremmo dire che dal punto di vista dei rischi terroristici, all’Italia sino ad oggi è andata bene, non soltanto grazie al fatto che storicamente le nostre forze di polizia e di “intelligence” hanno un altissimo livello operativo e di affidabilità ma soprattutto perché “contiamo” meno di altri stati a livello internazionale. Costituiamo, quindi, un obiettivo di minore importanza rispetto a chi nello scenario internazionale riveste ruoli decisionali o è centrale nello scacchiare delle vicende mondiali.
La perdita di ruolo a cui siamo stati destinati dal governo di Centrosinistra ha contribuito a limitare la possibilità che noi si sia stati un vero e proprio obiettivo del terrorismo islamico (sembra quasi che una cosa buona il Governo Renzi l’abbia fatta!…).
Una variabile incontrollabile in Italia è però costituita dalla presenza del Vaticano e del Papa all’interno del nostro territorio nazionale; la figura del Santo Padre è certamente un obiettivo che fa diventare Roma, la nostra capitale, uno dei centri potenzialmente più appetibili per i terroristi e gli estremisti islamici.

Come difendersi, allora?

Ritornando a leggi che blocchino l’accesso illimitato nel nostro territorio, dotando le forze dell’ordine e i “servizi” di maggiori mezzi, ma soprattutto ritrovando un atteggiamento meno servile nei confronti di chi, entrando nel nostro paese, dovrebbe adeguarsi alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, al nostro modo di essere e di fare. In poche parole, salvaguardando la nostra identità e gli interessi generali della Nazione e quelli personali dei singoli italiani, piuttosto che calandosi le braghe con accordi internazionali vergognosi che ci distruggono dal punto di vista economico (per esempio gli “accordi” sull’olio con i paesi rivieraschi del Mediterraneo) e dal punto di vista della sicurezza nazionale, facendoci apparire lo zimbello d’Europa.
Ma per ribaltare tutto questo, è necessario un governo formato da persone che sappiano “portare i pantaloni”, che amino la propria Terra, che pensino a servire la propria bandiera e non l’interesse delle banche.

On. Basilio Catanoso – Deputato Nazionale Forza Italia

 

giuseppe berretta

 

 

 

 

 

 

 

Alle 11,15 del 26 luglio leggo l’agenzia: “Francia, sgozzato il prete preso in ostaggio in Normandia. Lo riferisce le Figaro, citando fonti della polizia”

La prima parola che mi viene in mente è: basta!

Subito dopo: basta, come?

A questa domanda deve tentare di dare risposta la politica, ma per avere una risposta, si deve essere consapevoli.

Non credo di esserlo, per lo meno non a sufficienza, e così leggo, studio, rifletto, tento di capire come sarebbe utile reagire al terrorismo, almeno ci provo, da un po’ di tempo.

E così ecco alcune idee, alcune riflessioni incomplete, lo dichiaro in premessa.

Partiamo dai fatti.

Limitandoci all’ultimo anno abbiamo contato migliaia di morti, per la precisione: 84 morti a Nizza, 281 a Baghdad, 49 ad Orlando, 72 a Lahore, 35 a Bruxelles, 18 in Costa d’Avorio, 12 a Jakarta, 45 ad Istanbul, 14 a San Bernardino, 130 a Parigi, 103 ad Ankara, 145 in Nigeria, 38 a Sousse, 38 a Tunisi, altri 17 a Parigi, 3 a Sydney, 224 in Egitto, 137 in Yemen.

Un bollettino di guerra, di quella “guerra a pezzettini”, di cui con lungimiranza profetica ha parlato Papa Francesco.

Una guerra globale, diversa da quelle sin qui conosciute, perché, secondo una condivisibile definizione è asimmetrica, anti occidentale e al tempo stesso anti islamica, barbara ma guidata da menti sofisticate.

Una guerra dichiarata dal Califfo dello Stato Islamico che vuole portare la jihad nell’Europa intera, per imporre il suo dominio sull’Islam. Abu Bakr al-Baghdadi ha dichiarato: “da Raqqa a Parigi, dalla Siria all’Europa porteremo la guerra dove vive il nemico“, annunciando di volere andare “all’attacco dei crociati” per non “farli più vivere in pace” e di volere “colpire i Paesi che partecipano alla coalizione contro l’Isis” e tra questi l’Italia.

Il Califfato è portatore di un progetto apocalittico, come lo definisce Maurizio Molinari, un progetto “…fondato sulla volontà di eliminare fisicamente chiunque gli si opponga” e non fa differenza se si tratti di islamici sciiti (traditori del Profeta Maometto), di sunniti takfiri (apostati, corrotti), di yazidi, di curdi, di cristiani, di ebrei.

Per attuare questo programma apocalittico il portavoce del Califfo, Abu Muhammad al Adnani, ha chiesto “ai musulmani nei paesi occidentali, di trovare un infedele, colpire la sua testa con un sasso, avvelenarlo, investirlo con un’auto o distruggere i suoi raccolti…”.

Questa ideologia folle, che mira all’eliminazione fisica di centinaia di migliaia di persone, incredibilmente fa proseliti nell’enorme bacino dei giovani islamici che vivono in Occidente: non dimentichiamo che in Europa si trovano 60 milioni di musulmani, il 7% della attuale popolazione, numeri che fanno giustizia delle soluzioni semplicistiche proposte dagli imbonitori di turno. Giovani attratti da una ideologia, dal “riscatto” morale e sociale con un altissimo livello di visibilità, da una militanza religiosa fondamentalista.

Così nasce il terrorismo “molecolare”, non organizzato, fuori da reti e strategie al quale dobbiamo rispondere. E possiamo farlo solo con una strategia antiterroristica, non illudendoci che la nostra libertà si possa difendere con la forza immobile della pace, la pace va preparata (se vuoi la pace, prepara la pace).

Per preparare la pace è necessario evitare di commettere l‘errore di confondere il terrorismo con la religione musulmana, anzi i musulmani devono essere nostri alleati in questa battaglia contro lo jihadismo, accantonando la tentazione di pensare che i terroristi siano fratelli che sbagliano e che non vanno traditi, dando prova di avere capito che i fratelli siamo noi (come giustamente ha scritto Massimo Gramellini)!

Inoltre, la questione sicurezza deve diventare la priorità delle priorità dei Governi europei: le 102 espulsioni di “soggetti evidenziati per radicalizzazione o sostegno ideologico alla jihad” avvenute in Italia dal primo gennaio 2015, dimostrano che il Governo sta lavorando con attenzione sul piano della prevenzione, ma anche i pericoli che corriamo.

Dopo 70 anni la pace, principale risultato prodotto dal processo di unificazione europea, è a rischio e per disinnescare questo rischio è necessario agire, senza pensare che arrivi la cavalleria (Obama ha accusato gli Stati europei di fare i “free riders”, aggiungendo: “You have to pay your fair share”, dunque il messaggio è chiaro, della sicurezza europea devono farsi carico in primo luogo gli europei).

A Ventotene il prossimo 22 agosto, in occasione del vertice a tre, Italia, Francia, Germania, si parli dunque di sicurezza dei cittadini europei e non di conti pubblici, di una strategia comune di difesa e sicurezza, di politiche comuni in tema di migrazione e di un piano euro-mediterraneo in grado di tenere insieme sicurezza, sviluppo economico e sociale, democrazia e rispetto dei diritti umani.

In sostanza basta ripetere che i terroristi non trasformeranno le nostre vite (l’ho scritto diverse volte pure io, credendoci).

Hanno deciso di attaccare non a caso il 14 luglio, perché quel giorno si festeggia la libertà (anche di religione), l’uguaglianza e la fraternità, i fondamenti della nostra civiltà, oggi non è tempo di festeggiare ma di agire, prima che sia tardi.

On. Giuseppe Berretta – Deputato Nazionale Partito Democratico