Doveva essere uno dei pochi eventi di prestigio, forse l’unico, di una stagione scialbissima in una città che, per colpa impunita delle gestioni dei suoi enti culturali pubblici, non riesce a produrre nulla che abbia un minimo di valore, asfissiata da mostre farlocche di croste e fotocopie, spettacolini sempre uguali e cast da parrocchia. Era attesa invece come una boccata d’ossigeno la pièce del grande scrittore francese Daniel Pennac ,”Un Amore esemplare”, prodotta dall’associazione catanese ZO Centro Culture Contemporanee e con la presenza dello stesso Autore. È stato un disastro e per raccontarla lasciamo la parola ai due maggiori protagonisti, il rappresentante della compagnia Jonathan Freschi e il Centro ZO. A NOI NON RESTA CHE LA VERGOGNA! AGGIORNAMENTO -REPLICA DEL SOVRINTENDENTE GROSSI E DEL DIRETTORE ARTISTICO NICOLOSI

Lo spettacolo della compagnia di Daniel Pennac doveva andare in scena al Teatro Sangiorgi, di proprietà dell’ente regionale Teatro Bellini la cui dirigenza è riuscita a degradare a tal punto che si staccano gli intonaci dai soffitti rendendola praticamente inagibile!

L’evento è stato quindi trasferito presso il Teatro Bellini, che tanto meglio non sta, stravolgendo la messa in scena a causa del fatto che il palcoscenico è 10 volte più grande di quello del Sangiorgi richiedendo una rivisitazione dell’allestimento.

E qui si sono scatenati i malumori delle esasperate maestranze del Bellini che hanno fatto fatto valere le loro rimostranze per i tanti problemi irrisolti dalla dirigenza del Teatro, di fatto ostacolando l‘incolpevole compagnia internazionale ospite che ha subìto un trattamento indegno di un contesto civile, provocato da un clima in cui il deficit di autorevolezza e prospettiva di chi ne ha la responsabilità della gestione ha raggiunto livelli non più tollerabili.

È ora che la Regione la finisca di girarsi dall’altra parte con i soliti alibi delle difficoltà finanziarie, burocratiche,persino metereologiche: tutte scuse infantili e da incompetenti inadeguati.

Si impegni con immediatezza a sottrarre gioielli come i nostri Teatri e chi ci lavora a questa decadenza vergognosa oppure si abbia la dignità di rinunciare ai lauti incarichi del tutto improduttivi!


Ieri è successo qualcosa che non solo ha dell’incredibile, ma va oltre quello che avrei potuto immaginare su un grande Teatro come il Massimo Bellini di Catania.

Arrivati alle ore 9.00 (come da convocazione e dopo aver fatto un sopralluogo al buio il giorno prima), siamo stati accolti da una moltitudine di tecnici (una quindicina tra macchinisti, elettricisti, datori video, etc..) che hanno iniziato a urlarci addosso, spesso in siciliano stretto, disturbati dalla nostra presenza in teatro.

Mentre il teatro era in condizioni indegne, ancora con parte dell’allestimento precedente sul palcoscenico e con quest’atmosfera che ricordava certi clichè sulla Sicilia (chi ha orecchie per intendere intenda, non mi voglio prendere una denuncia con questo post), io me ne sono andato minacciando di annullare lo spettacolo e dopo non so quali interventi abbiamo ripreso i lavori alle 11.15.
Ma anche con due ore di ritardo ci siamo ritrovati davanti a una squadra di tecnici che non aveva nessuna intenzione di aiutarci, di salire i fari presenti sul nostro light plot, di spostare i proiettori già presenti sulle americane e di impegnarsi per tentare di fare dei puntamenti che fossero almeno decenti (se non quelli dello spettacolo).

Questo andazzo è proseguito fino alle 17.30 in clima di urla, minacce gridate al soprintendente e alla dirigenza del teatro, offese alla nostra compagnia, espliciti rifiuti di collaborazione, prese per il culo, convocazioni mai rispettate, tecnici che passavano in teatro 20 minuti e se ne andavano.

Fino alle 17.30 quando abbiamo deciso di fermare i lavori e di andare in scena con un piazzato già presente in teatro e con l’essenziale collaborazione del service esterno audio e video, ma con il proposito di denunciare al pubblico (sold out) prima dello spettacolo quanto era accaduto durante la giornata.

E così è successo, ma durante lo spettacolo abbiamo avuto per la prima volta un problema all’alimentazione della telecamera che era restata accesa tutto il giorno senza problemi. Che sfortuna (chi ha orecchie per intendere intenda)!

Gli attori e la regia sono riusciti a prendere la palla al balzo e sfruttare questa situazioni per fare una delle migliori recite di tutto il tour. Io che avevo visto lo spettacolo decine di volte non riuscivo a lavorare in regia dalle risate per quello che erano riusciti a improvvisare sul palco.

Ma si parla di uno dei teatri più importanti al mondo con persone stipendiate per tagliare le gelatine dei fari (il lavoro dei sogni di ogni fannullone) con agricoltori messi a fare i tecnici improvvisati, elettricisti che non sono elettricisti e così via…

E allo stesso tempo è doveroso ringraziare tutti i tecnici, operatori culturali, service, dirigenti e spettatori che danno il sangue in queste terre per organizzare degli eventi, per portare dei progetti nelle loro città o semplicemente per fare al meglio il loro lavoro.

E ovviamente a questa fantastica compagnia (che assomiglia di più a una tribù che a una produzione teatrale), va il mio affetto e il mio ringraziamento più grande.”

Jonathan Freschi


“In relazione alle notizie emerse su quanto avvenuto durante l’allestimento dello spettacolo “Un Amore esemplare” di e con Daniel Pennac in programmazione nella rassegna AltreScene prodotta da Zo Centro Culture Contemporanee e rappresentato al Teatro Massimo Bellini, l’Associazione Culturale Zo tiene a precisare quanto segue:

Tutti i problemi tecnici verificatisi prima e durante lo spettacolo sono imputabili esclusivamente ai componenti dello staff tecnico del Teatro Massimo Bellini responsabili dell’allestimento, precisazione necessaria per evitare una generalizzazione non corretta che penalizzerebbe i tanti professionisti dell’Ente che, invece, hanno collaborato alla realizzazione dell’evento.

Ciononostante, la compagnia di Pennac e lo staff organizzativo e tecnico del Centro Zo hanno reso possibile lo svolgimento di un evento unico per la città di Catania.

La professionalità, la generosità e la dedizione di chi questo mestiere lo fa davvero, ha fatto si che la situazione si ribaltasse da una degradante prova dell’inettitudine umana a una commovente esperienza di incontro e scambio col pubblico.

La presenza per la prima volta a Catania, del Maestro Daniel Pennac è stata fortemente voluta e sostenuta dalla nostra organizzazione in sinergia con il Comune di Catania, il Teatro Massimo Bellini, l’Università e la Fondazione Oelle, che ringraziamo per averne riconosciuto l’indiscusso valore e la sua ricaduta sul territorio.

Tale sinergia ha visto nei due giorni di permanenza della compagnia a Catania una intensa sequenza di iniziative perfettamente riuscite: incontri, dibattiti, mostre, visite istituzionali. E’ da rilevare come tale preziosa collaborazione abbia avuto esiti importanti in termini di partecipazione e di riuscita, esiti che hanno rischiato di essere vanificati dall’inadempienza di pochi per ragioni che in nessun caso possono giustificare quello che è accaduto.
Un ulteriore plauso va al pubblico presente in sala che ha compreso e sostenuto con entusiasmo la compagnia: un team di artisti eccezionali che anziché annullare l’evento come legittimamente avrebbe potuto, date le condizioni e il trattamento subito, ha generato, con umiltà e grande capacità d’improvvisazione, una ironica e appassionata simbiosi con le centinaia di spettatori catanesi.”

Centro Culture Contemporanee ZO

 

Dal Sovrintendente del Teatro Roberto Grossi e dal direttore artistico Francesco Nicolosi riceviamo una replica che pubblichiamo di seguito

“Nonostante la soddisfazione per l’accoglienza riservata allo spettacolo di e con Daniel Pennac “Un amore esemplare”‘, ospitato lo scorso 6 marzo al Teatro Massimo Bellini, rimane tuttavia il rammarico per gli inconvenienti che non hanno consentito un’altrettanto “esemplare” messinscena. È però doveroso precisare come ciò sia avvenuto per una somma di responsabilità, che solo in minima parte ricadono sul teatro ospitante, ma coinvolgono in primo luogo la produzione franco-italiana e l’associazione Zo Centro Culture Contemporanee, che ha sollecitato la collaborazione del Bellini per la location, riscuotendone la pronta adesione» afferma il sovrintendente Roberto Grossi . «Da un lato – sottolinea – porgiamo al pubblico le più sentite scuse, dovute sempre e comunque agli spettatori, per forza di cose ignari di quanto accade dietro le quinte. Dall’altro abbiamo avviato un rigoroso accertamento delle rispettive, eventuali mancanze, che sono state addossate in toto al Bellini e alla dirigenza che in questi ultimi anni si è adoperata per il rilancio dell’istituzione con evidenti risultati positivi. Mente per lo più si tace sui danni derivanti al Bellini dal taglio di 3,5 ml sul finanziamento regionale per il 2018, una decurtazione sproporzionata che penalizza tutta una serie di attività per carenza di mezzi e personale, la cui dotazione avrebbe invece consentito di affrontare meglio questa e altre situazioni. Ma a dispetto di tutto, il Teatro Massimo Bellini ha continuato e continuerà a portare avanti una progettualità culturale e artistica di alto livello, in cui gioca un ruolo importante l’incontro e il dialogo con le diverse realtà del territorio. È proprio in quest’ottica di apertura e interscambio che il Teatro Bellini ha aderito con entusiasmo e disponibilità al progetto che portava per la prima volta a Catania uno scrittore di fama internazionale come Pennac, grazie allo spettacolo prodotto da Compagnie MIA/Parigi, Il Funaro/ Pistoia, Laila/Napoli e coprodotto da Comicon/Napoli”. «La corposa e crescente richiesta del pubblico – prosegue Grossi – è stata poi la molla che nel giro di pochi giorni ci ha indotti a spostare lo spettacolo nella cornice prestigiosa del Bellini e della sua ampia sala: una scelta più che giustificata, alla serata sono infatti intervenute oltre 700 persone, praticamente il doppio di quante può accoglierne il Sangiorgi, sede in un primo tempo destinata. Il “trasloco” non è stato certo semplice, per il fatto che sul palcoscenico del Bellini è in montaggio in questi giorni l’allestimento di “Traviata”, in prossimità del debutto del 16 marzo. Si aggiunga che l’ente soffre di tutta una serie di vincoli che impediscono da anni l’adeguamento della pianta organica e la copertura delle figure tecniche e professionali indispensabili, ivi compresi i ruoli dirigenziali e di coordinamento, di cui tutti gli altri teatri dispongono».

«Ciò non toglie – dice il direttore artistico Francesco Nicolosi – che la struttura del Bellini, compatibilmente con gli orari e turni di lavoro di un ente pubblico tenuto a rispettare norme e regolamenti, si è messa completamente a disposizione della compagnia ospite. Di contro quest’ultima, ponendo opinabili resistenze ad affidarsi alla più aggiornata tecnologia del nostro teatro, e preferendo utilizzare la propria, ha dilatato inutilmente i tempi di operatività già di per sé stretti. La stessa compagnia, dispiace dirlo, si è prodotta in esternazioni non sempre serene, alzando i toni, salvo poi attribuire tale atteggiamento alle maestranze del Bellini, come si evince dalle veementi dichiarazioni rilasciate ai media dalla produzione franco-italiana».

«Stupisce infine – conclude Grossi – la dura critica al valente settore tecnico del teatro, lanciata sempre a mezzo stampa anche da Zo: una valutazione che appare poco in linea con la fresca partnership instaurata, ma soprattutto irrispettosa del nome del Bellini, della sua dirigenza e dei lavoratori tutti».