Abbiamo preso una posizione. Forte, ma a nostro parere inevitabile. La festa di Sant’Agata, così come va avanti da anni è prevalentemente un circo. La città è allo sfacelo.
E noi non abbiamo voluto sospendere la narrazione del dramma che si sta vivendo, facendo finta per tre giorni che il dissesto e i suoi risvolti non esistano.Non abbiamo raccontato le tappe, le soste, gli spostamenti, le opinioni. Nessun volto, nessuna passerella. Non abbiamo mostrato foto e video del classico folclore di questi giorni.

E ad un certo punto è sembrato proprio che fosse la Santa a chiedere lo stesso: pioggia battente a tratti torrenziale, processione accelerata, rientro anticipato.

Oggi, a freddo, vogliamo presentarvi un foto racconto di questi tre giorni.

Perché?
Perché gli scatti di Francesco Nicosia parlano da soli e ci riportano al cuore vero della festa di S. Agata. La festa che vorremmo vedere sempre.
La devozione, quella vera e genuina. Quella di chi vive la festa ai margini della bolgia. Solo con se stesso. Con gli occhi rossi di pianto. Col cuore in preghiera. Chiedendo nell’intimità un miracolo, un aiuto. Non per sé, ma per un figlio. Stoicamente sotto la pioggia battente per non mancare l’appuntamento. I volti di chi guarda con distacco e sdegno quanto successo ieri ai piedi della salita di S. Giuliano: perché “questa non è fede”.

E allora eccoli i volti (e le storie) di devozione da cui ripartire. Il volto autentico di Sant’Agata e della sua Festa e di questa città.

 

Sant’Agata attraverso i loro occhi – Foto e testi di Francesco Nicosia

 

Lui è Giulio (nome di fantasia). Era al Duomo il 4 febbraio, per la messa dell’Aurora. Aveva il sacco da devoto, pregava come pochi altri durante la celebrazione della messa. Un ragazzino come tanti, che gioca e scherza con i ragazzi della sua età.

 

s agata devozione francesco nicosia

Paolo, 58 anni, non riusciva a trattenere le lacrime dopo aver visto la sua Sant’Agata all’uscita dalla Cattedrale dopo la Messa dell’Aurora.

Da quarant’anni vive a Verona come sottoufficiale dell’esercito, non si è mai sposato, dedicando la sua vita al lavoro e alle sue attitudini di chef, sia dentro che fuori dalle mura delle caserme e in missione per la Nato e l’ONU in Mozambico dal 1993 al ’94, dove era addetto al forno della cucina e a panificare per la gente del luogo.

Nonostante non abbia più alcun familiare che vive a Catania, Paolo torna ogni anno nei primi giorni di febbraio solo per Lei. Per Sant’Agata. La sua prima tappa è sempre il Duomo per salutare la città, come fosse una persona a lui cara, e poi la sua Santa Patrona. E lo fa sempre con le lacrime agli occhi.

“È più forte di me: da catanese che non vive più a Catania, ogni anno è sempre una forte emozione, probabilmente la stessa che sentono tanti altri devoti come me. Che ci posso fare, Sant’Agata e Catania mi fanno questo effetto”.

s agata devozione francesco nicosia

In via Caronda, sono moltissimi i devoti che si fermano a pregare davanti all’Istituto Maria Ausiliatrice, dove è presente una delle immagini più rappresentative di Sant’Agata. In particolare, tra i tanti devoti, ha fatto commuovere e pregare i curiosi, i devoti e i cittadini catanesi, la preghiera della famiglia di Alessio. Alessio, nato a Catania nel 2011, si è scoperto dopo il parto, essere affetto da Anoftalmia, una grave malattia congenita che si manifesta con l’assenza di formazione dei bulbi oculari durante il periodo di gestazione. Alessio ha difficoltà a deambulare, semplicemente perché ha paura di ciò che lo circonda. Attualmente Giovanna e Santo, i premurosi genitori di Alessio, stanno già sottoponendo il piccolo a una terapia riabilitativa agli arti inferiori affinché il bambino torni a camminare.