Sia chiaro, stiamo parlando di milioni di euro. Tanti. Abbiamo visto come il comitato provinciale della Croce Rossa di Catania sta partecipando proprio in questi giorni alla gara gestita dalla prefettura di Catania per aggiudicarsi i quasi 17 milioni del lotto 1 per i servizi al CARA Mineo. Ed è emerso più di un dubbio sulla regolarità dell’ammissione a questa gara considerata l’iscrizione solo in extremis alla Camera di Commercio, formalizzata sicuramente dopo la scadenza dei termini, circostanza ritenuta ininfluente dalla commissione prefettizia che l’ha tranquillamente ammessa. Certo è invece che di sicuro la Croce Rossa di Catania nel 2014 non era iscritta alla Camera di Commercio…e allora? Cosa è stato dichiarato negli atti di gara? Possibile che nessuno se ne sia accorto?

Del mega appalto da 100 milioni di euro per i servizi del CARA Mineo ce ne siamo occupati da tutte le angolazioni e non si contano più le indagini ed i processi che ne sono scaturiti.

Uno dei servizi più delicati, quello dell’assistenza sanitaria, era (ed è) svolto dal comitato provinciale di Catania gestito, (e anche questo abbiamo più volte raccontato), da Stefano Principato, un autista del 118 di Fiumefreddo di Sicilia.

Stefano Principato

Stavolta non occorre ricostruire le centinaia di migliaia di euro di carte prepagate, le strane forniture a ditte appena costituite, assunzioni ed incarichi a figli di potenti pro-tempore.

Nel precedente articolo sulla gara indetta dalla prefettura di Catania ed attualmente ancora in corso abbiamo evidenziato come l’ATI, formata dai comitati provinciali della Croce Rossa di Roma, Udine e Catania, che concorre per il lotto 1 da 17 milioni di euro potrebbe avere qualche problema a causa delle rispettive iscrizioni alla Camera di Commercio.

Il bando di gara (a pagina 13, art.12.1) richiede infatti un requisito essenziale, a pena di esclusione: l’iscrizione alla Camera di Commercio e per di più nelle categorie strettamente attinenti all’oggetto di gara!

Si tratta di probabili incongruenze in ordine alla categoria merceologica dichiarata e, nel caso della Croce Rossa di Catania, alla data di chiusura dei termini non risultava neanche iscritta alla Camera di Commercio.

Infatti, dal Camerale si evince che l’iscrizione è stata richiesta solo il 31 ottobre con protocollo 245648 e che alla data ultima per presentare le offerte alla prefettura, l’8 novembre, risultava ancora “in fase di iscrizione, poi formalizzata soltanto con protocollo del 28 novembre, dichiarando l’inizio attività all’11 gennaio 2017.

Insomma, quanto basta per destare curiosità circa le valutazioni fatte dalla commissione di gara della prefettura di Catania che ne ha ammesso la partecipazione.

Ma, ed è questa la notizia nuova, lo studio delle carte di questa gara ci ha fatto però balenare un altro dubbio, riportandoci al mega appalto del 2014, quello finito nelle carte di Mafia Capitale, tanto per intenderci.

Stavolta la questione da analizzare è più semplice del solito, ci sono solo due documenti: il bando di gara del 2014 e la visura camerale della Croce Rossa di Catania.

É utile segnalare che dal 2012, anno di avvio della privatizzazione della Croce Rossa Italiana, non vi sono novità normative ed il percorso era risultato immediatamente chiaro, persino codificando, come fece in un’apposita relazione lo Studio Pallino, tutte le procedure contabili e fiscali che conducevano i vari comitati ad assumere a tutti gli effetti la natura giuridica d’impresa commerciale stante il considerevole volume d’affari sviluppato, circostanza che richiedeva già da allora l’iscrizione alla Camera di Commercio per poter sviluppare correttamente i propri business.

Tornando al bando di gara del 2014, per i “requisiti minimi di partecipazione” fa testo il punto 10 comma 3 in base al quale occorreva essere iscritti, per attività corrispondenti ai servizi da rendere in relazione all’oggetto dell’Appalto da affidare con la presente procedura, presso la C.C.I.A.A. territorialmente competente ovvero siano iscritti negli albi o nei registri secondo la normativa prevista per la propria natura giuridica. I requisiti generali di cui sopra dovranno (dovevano, ndr) essere posseduti a pena di esclusione alla data di scadenza del termine per la presentazione dell’offerta e dovranno essere provati dai concorrenti anche ricorrendo all’autocertificazione, di cui al D.P.R. 445/2000, da inserire nella busta “documentazione’’, di cui al punto 11. Per i soggetti di cui al punto 9 comma 2 tali requisiti dovranno essere posseduti da ciascun membro del raggruppamento.”

Chiaro, no?

Ora, e valutiamo di compiere opportuno accesso agli atti grazie alla recente normativa FOIA, è interessante sapere cosa contenesse la “busta di cui al punto 11”, considerato che è assolutamente certo che l’iscrizione alla Camera di Commercio avviene solo nel novembre del 2017 e che la stessa Croce Rossa dichiara l’inizio della propria attività d’impresa soltanto a partire dall’11 gennaio 2017.

E allora, dal 2014 al gennaio 2017 a che titolo ha gestito milioni di euro di fondi pubblici derivanti dall’appalto per i servizi al CARA di Mineo?

E quelli derivanti dal servizio di pronto soccorso all’aeroporto di Catania?

Va bene, questa è un’altra storia: ne riparleremo.

Intanto chiediamo formalmente: “che dichiarazione da parte della Croce Rossa di Catania risulta depositata nella “busta di cui al punto 11” del bando di gara per i servizi al CARA di Mineo del 2014?”

Visura Croce Rossa Catania con inizio attività 11 gennaio 2017