Ancora una storia tutta catanese. Quelle che coinvolgono la Croce Rossa catanese sono ormai parecchie e le stiamo discutendo nelle aule del Tribunale, tra piazza Verga e via Crispi per vedere se abbiamo scritto la verità in diverse occasioni. Aspettiamo con fiducia, anche se la coincidenza che ogni tanto spuntano “figli di” abilmente assunti o coinvolti dai vertici di questa organizzazione privata, ribadiamo PRIVATA, un pò inquieta…ma vediamo di che si tratta stavolta…

Intanto è sempre opportuno precisare due concetti fondamentali.

Il primo: il nostro rispetto assoluto, la nostra devozione alle migliaia di volontari per bene che animano questa come altre associazioni ed il cui impegno rappresenta uno degli aspetti più belli di questa nazione.

Cosa diversa, in alcuni casi, la valutazione dei vertici di queste organizzazioni che diventano vere e proprie holding che gestiscono affari milionari, migliaia di posti di lavoro e rapporti, a volte inquinati, ai massimi livelli istituzionali: qualcosa capita che non funzioni o che si esageri, e del resto, se a noi arrivano segnalazioni, documenti e persino audio o screenshot di chat e “riunioni” varie significa che non tutti, per usare un eufemismo, apprezzano i metodi di gestione.

Quindi, VIVA I VOLONTARI!

Il secondo: molti ingenuamente quando si parla di Croce Rossa tornano con la memoria all’eroico Ente Pubblico, addirittura Corpo Militare dello Stato Italiano protagonista di tante meritorie imprese, in realtà ormai da parecchio tempo, il 2012 per l’esattezza, la Croce Rossa Italiana è a tutti gli effetti un’associazione privata che partecipa, alla stregua di tante altre ma a quanto pare, come vedremo, con qualche “vantaggio competitivo”, a decine di appalti gestendo milioni di euro e migliaia di assunzioni con una “trasparenza” che a noi pare decisamente al di sotto degli standard necessari.

Parliamo quindi di veri e propri “centri di potere” che meritano, per definizione, una certa attenzione: basta scorrere l’elenco degli articoli dedicati, e non soltanto da noi, per capire che qualcosa sarebbe opportuno fare.

A quanto sembra eclatanti per il caso di Catania, ma che riguardano anche altri comitati per cui ci stanno giungendo segnalazioni in corso di verifica, ad esempio su Acireale o Palermo: vedremo.

Ma veniamo alla storia odierna.

Stefano Principato

Il caso riguarda il rapporto che lega l’aeroporto di Catania, gestito dalla SAC, e la Croce Rossa di Catania gestita da anni dall’autista del 118 Stefano Principato, già presidente del consiglio comunale di Fiumefreddo.

La Croce Rossa di Catania gestisce da anni, senza alcun appalto e, a quanto pare senza neanche averne i requisiti minimi, il Pronto Soccorso presso l’aeroporto etneo.

Cosa meritoria, si dirà, sono “volontari”…

Saranno pure “volontari”, ma per questo “servizio” la Croce Rossa ha ricevuto negli anni milioni di euro, si parla di circa 1,2 milioni l’anno e assunto, a rotazione ed a piacere di “chi vuole così colà dove si puote…” decine e decine di medici e assistenti con stipendi interessanti, in alcuni casi addirittura assunti appena laureati ma con l’indiscutibile atout di essere, appunto, “figli di”…interessante a tal proposito l’estemporanea assunzione della figlia dell’allora prefetta Maria Guia Federico appena laureata, per aver raccontato la quale Sudpress è stato, manco a dirlo, querelato proprio dalla signora che sugli affari della Croce Rossa doveva vigilare.

Ma andiamo avanti: è chiaro, ci pare, che si tratta di un enorme affare e di uno strumento di potere eccezionale, peraltro evidentemente senza alcun controllo se è potuto accadere quanto ancora adesso sta accadendo.

Ricostruiamo.

Il titolo originario pare essere una vecchissima convenzione che assegnava all’allora ente pubblico Croce Rossa, quindi con tutte le garanzie e procedure tipiche del pubblico, la gestione dei pronto soccorso presso gli scali aeroportuali.

Dal 2012, abbiamo visto, la Croce Rossa è stata “privatizzata” e da quel momento perde quello status che gli consentiva alcuni vantaggi, tipo appunto l’affidamento di servizi molto remunerativi senza alcuna gara e quindi in chiaro danno di aziende concorrenti.

Le varie istituzioni fanno fatica, ancora oggi, a comprendere questa essenziale “novità” e capita spesso che assegnino alla Croce Rossa una sorta di corsia preferenziale, cosa forse anche comprensibile sino a quando non si violano platealmente leggi persino comunitarie e l’obbligo di garantire par condicio ad altre aziende che invece stanno faticosamente sul mercato rispettando le regole della concorrenza.

Ok Ok, ci si dilunga, torniamo al caso aeroporto di Catania.

Quindi, abbiamo detto, nel 2012 la privatizzazione della Croce Rossa ma all’aeroporto di Catania se ne accorgono con qualche fatica ed un pò di ritardo, soltanto nel 2016, quando si rendono conto che liquidavano ogni mese decine e decine di migliaia di euro ad un’associane privata e si decidono a mettere a bando pubblico questo appalto.

Il bando viene pubblicato il 29 marzo 2016 per un importo di 1,5 milioni di euro e la durata di tre anni.

Bhe, è già qualcosa.

Vedremo, e questo è molto, molto importante, che il bando richiede, al capoverso III.2.1, come previsto dalla legge, tra i requisiti essenziali, cosa alquanto ovvia, l’iscrizione alla Camera di Commercio.  E senza “parentesi” confusionarie che invece vengono incomprensibilmente inserite nel bando successivo. Molto importante.

Passa neanche un mese, siamo al 20 aprile 2016, è viene pubblicato un avviso: il RUP Antonio Palumbo informa che “a seguito di determinazione n.61 AD del 19.04.2016, si comunica l’annullamento del bando di gara.”

Sinceramente, pur avendo ormai una notevole esperienza nel reperimento delle fonti, sul sito “trasparente” della SAC abbiamo trovato non poche difficoltà e questa determina 61 non siamo riusciti a reperirla, per cui non conosciamo le ragioni di questo annullamento che, come effetto, ha avuto intanto la proroga dell’affidamento alla Croce Rossa dell’importante e molto ben remunerato servizio con le relative assunzioni di cui sopra.

Tanto per dire, l’assunzione della figlia della prefetta che abbiamo ricordato avviene per mera coincidenza proprio nell’aprile 2016, proprio quando fervevano le agitazioni per l’affaire, tanto da costringere qualcuno, come documentato dagli screenshot, a “scatenare tutta la propria potenza di fuoco” nei confronti, guarda un pò, niente meno che di dirigenti SAC. Coincidenze catanesi.

Fatto sta che la gara viene annullata e si devono aspettare addirittura altri 14 mesi per bandirne un’altra.

Il 17 agosto 2017 viene infatti pubblicato il relativo bando, con un paio di particolarità che vedremo, la prima il fatto che l’importo viene addirittura raddoppiato, d’amblé:

Bah.

La seconda “particolarità” è contenuta, innocentemente ma vedremo quanto significativa, tra i requisiti previsti per poter partecipare, buttata lì tra parentesi.

 

Chiaro no? Per quanto ovvio, si chiarisce che per poter svolgere un servizio del genere che vale milioni, bisogna come primo requisito essere iscritti quanto meno alla Camera di Commercio e per il settore di attività compatibile. Messo tra parentesi quel “(nei casi previsti) appare proprio fumo negli occhi…

Il dato particolare, molto particolare, è che alla da ta di pubblicazione del secondo bando, e quindi anche del primo che richiedeva lo stesso requisito essenziale, e per tutto il tempo di gestione e liquidazione dell’affidamento, Croce Rossa Italiana di Catania alla Camera di Commercio non era proprio iscritta e lo sarà soltanto, guarda caso, a partire dal 31.10.2017!

Quindi, tanto per essere chiari:

Ma evidentemente, la “potenza di fuoco” scatenata, dimostrata e vantata da i suoi frutti:

A noi pare molto, molto interessante e di sicura rilevanza pubblica il fatto che il vertice di un’azienda PRIVATA senza neanche i requisiti minimi per partecipare ad un bando si mostri così “capace” di scatenare “tutta la sua potenza di fuoco” di bloccare un bando evidentemente così “complicato: e di che “fuoco” si tratta? Deve essere un lanciafiamme!

In ogni caso, sempre per mera coincidenza, ci mancherebbe, ecco che l’11 ottobre 2017, quindi guarda caso 20 giorni prima che Croce Rossa riuscisse finalmente ad iscriversi alla Camera di Commercio (con tutto quello che comporta a partire dal deposito dei bilanci!),il RUP della nuova gara emana un comunicato con cui informa, come fosse una cosa del tutto normale, della sospensione della gara:

Abbiamo capito bene: alla SAC non hanno chiaro qualcosa, chiedono quindi un “parere” alla solita ANAC, ormai ombrello di tutte le proroghe, e bloccano il bando per altri 14 mesi.

E che suucede in questi 14 mesi? Chi gestisce l’affare milionario? Indovinate.

Tanto che, manco a dirlo, lo scorso 13 novembre, con effetto dall’11 ottobre, viene pubblicata l’avvenuta proroga per la modica cifra di 220 mila euro:

Così, come nulla fosse, che ci vuole? Basta chiedere un parere all’ANAC…

Catania, anno di Grazia 2019…