Prima udienza al Tribunale di Catania per decidere sul rinvio a giudizio del presidente nazionale della Croce Rossa Francesco Rocca, denunciato per diffamazione dal capitano Mario Martinez. L’avvocato Franco Passanisi, difensore dell’indagato Rocca, fa allontanare la stampa dall’aula. Ci sarà un motivo

Che non si tratta di un “semplice” procedimento per diffamazione lo si è capito sin dalle prime battute.

Quando il GUP Gaetana Bernabò Distefano ha cominciato a chiamare le cause della mattinata, dinanzi all’aula 3 del Tribunale di Catania vi erano già una decina di volontari od ex volontari della Croce Rossa Italiana venuti a sostenere le ragioni del loro ex commilitone Mario Martinez.

E che ci sia la volontà di tenere il più possibile “riservato” l’esito di questo procedimento è testimoniato dall’atteggiamento adottato dal difensore dell’indagato Rocca (nella foto del titolo quello con i baffi a tavola con Buzzi ed Alemanno come pubblicato in esclusiva dal Quotidiano 5 di Roma), l’avvocato Franco Passanisi, che in apertura di udienza, rilevata la nostra presenza in aula, ha chiesto al giudice di farci allontanare “in quanto non interessati al processo”.

Una richiesta abbastanza inusuale considerato che non si trattavano “temi scabrosi” ma di sicuro interesse pubblico.

Tuttavia, trattandosi tecnicamente di una “Camera di Consiglio” che non prevede udienza pubblica, ci siamo allontanati subito dall’aula prendendo atto della richiesta dell’avvocato Passanisi che ha rafforzato l’idea che di questo processo, e della Croce Rossa diretta da Rocca, ci si debba occupare in maniera più attenta.

E del resto, basta ricordare che proprio Rocca nel 2009, nella qualità allora di Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, nominò proprio Passanisi nel consiglio di amministrazione della SISE, la società che gestiva il servizio delle emergenze 118 in Sicilia.

Un’antica consuetudine, quindi. Ma questa, per quanto interessante, è un’altra storia.

Torniamo a Martinez, la cui vicenda è complicata ed al tempo stesso semplice, almeno per quanto attiene alla denuncia per diffamazione.

La facciamo breve perché non è il tema dell’articolo.

Per anni Franco Martinez ha svolto la sua attività nel corpo militare della Croce Rossa, allora ente pubblico, con il grado di capitano, sino a che non viene escluso dai ranghi e comincia una lunga serie di iniziative giudiziarie, che durano ormai da 15 anni, che gli danno ragione in tutti i gradi di giudizio, compresa la Corte Europea di Giustizia, disponendo un reintegro che però non è mai avvenuto.

Ad opporsi strenuamente al reintegro in servizio del capitano Martinez è personalmente l’attuale presidente della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

A margine della vicenda personale di Martinez, in Croce Rossa avvengono una serie di avvenimenti che ne alterano profondamente la struttura, aprendo anche la strada a scontri interni che sfociano in vere e proprie campagne di “repulisti”, con numerose sospensioni ed espulsioni senza precedenti di vecchi volontari.

Nel frattempo infatti, e non molti lo sanno, nel 2012 la Croce Rossa Italiana cessa di essere un benemerito Ente Pubblico, diventando a tutti gli effetti un’associazione privata, come tante altre ma con lo straordinario vantaggio di un brand molto prestigioso, con una complessa articolazione territoriale ed uno statuto alquanto monocratico, con un sistema di controlli decisamente particolare e di cui parleremo in altra sede.

Certo è che da allora la Croce Rossa si inserisce in enormi business per centinaia di milioni di euro, capitando anche che possa continuare a godere di quello status di ente pubblico che in realtà non ha più.

Ottenendo così benefici o canali preferenziali per affidamenti milionari.

E’ il caso, ad esempio, dell’assistenza sanitaria presso l’aeroporto Fontanarossa di Catania, affidato senza alcuna gara, come anche, più marginalmente, alla concessione a titolo gratuito di locali comunali, ad esempio a Bronte, facendo riferimento al carattere di ente pubblico che la Croce Rossa non ha.

Per non dire della partecipazione al consorzio che gestisce il CARA di Mineo e per i cui servizi sanitari percepisce circa 140.000 euro mensili.

In questo quadro, che delineeremo più approfonditamente a breve, si inserisce la denuncia per diffamazione presentata dal capitano Mario Martinez assistito dall’avvocato del foro di Catania Morena Cundari.

Il fatto specifico si verifica il 13 luglio del 2010, con una intervista al presidente Francesco Rocca realizzata da Gianni Agus, anch’egli denunciato, pubblicata sull’edizione siciliana del giornale Epolis.

A conclusione dell’articolo il giornalista chiede esplicitamente del “caso Martinez”: “Ha vinto tutti i ricorsi al TAR, si è rivolto a Bruxelles ma non è stato reintegrato. Non le sembra un’ingiustizia?”

Il presidente Rocca prova quindi a dare le sue spiegazioni concludendo in maniera caustica: “Richiamare chiunque, compreso Martinez, che anche prima veniva richiamato su base clientelare e dunque sulla base di un sistema di cui lo stesso era vittima e carnefice costituirebbe motivo di danno erariale e nessuno potrà richiedermi di farlo.” Immagine PNG-5FF5F5D95F79-1

Naturalmente spetterà allo scrupolosissimo giudice Bernabò Distefano valutare se il fatto che una persona rispettabile, per di più licenziata, venga additata al pubblico ludibrio, ed all’intera comunità della Croce Rossa, come esempio di “sistema clientelare”, meriti un approfondimento dibattimentale per garantirgli giustizia senza ombre di dubbio.

L’avvocato Passanisi pare abbia provato a sostenere che il presidente Rocca si riferisse “in generale” al sistema, mentre dal passo riportato dell’articolo è evidente come faccia espressamente il nome di Martinez, assurgendolo così ad esempio gravemente negativo di un sistema, quello si, che non pare di certo superato dalla cronaca di queste settimane ed in cui proprio l’attuale sistema di incarichi ed assunzioni, in particolare nell’enorme business dell’accoglienza immigrati, è all’attenzione delle procure di mezza Italia.

Il giudice Bernabò Distefano ha quindi rinviato a venerdì 10, ore 12, per le repliche dei difensori e nella stessa udienza pronuncerà probabilmente la sua decisione che potrebbe dare il via ad un processo di sicuro interesse pubblico.

In effetti capita che banali cause per diffamazione, lo stiamo verificando noi stessi con le numerose denunce subite, rappresentano poi straordinarie occasioni non solo per dimostrare la propria correttezza nella narrazione di fatti, ma anche per far emergere tanto altro, con conseguenze spesso impreviste.

L’udienza di venerdì sarà a porte chiuse ma ne daremo prontamente notizia.

L’attenzione, non solo nella grande comunità della Croce Rossa, è altissima.