Giovedì 23 ore 18 allo Sheraton di Catania la presentazione del libro Posting di Maurizio Caserta ed Aldo Premoli sarà un’occasione importante per confrontarsi su dove sta andando la nostra comunità. Tra i protagonisti dell’incontro padre Mario Sirica, un giovane sacerdote illuminato e coraggioso che si occupa degli “ultimi”, quelli che non rientrano nel lucroso business dell’accoglienza e che si rivolgono alla Locanda del Samaritano per trovare un rifugio ed una speranza. Lo abbiamo incontrato con Emma Averna, responsabile progetti della onlus Mediterraneo Sicilia Europa

Padre Mario Sirica è uno di quelli che a Catania dedica la sua vita agli ultimi. Missionario vincenziano, Responsabile della Locanda del Samaritano accoglie cittadini poveri, catanesi o stranieri di ogni sesso e provenienza. Emma Averna è la responsabile dei progetti della Onlus Mediterraneo Sicilia Europa. Una realtà relativamente giovane ma già molto attiva nella nostra città. Emma si è trasferita da Milano due anni e mezzo fa e forte di una esperienza maturata lavorando nell’ Associazione del oncologo Umberto Veronesi ha importato in città un approccio estremamente dinamico cominciando innanzitutto a costruite una rete con altri enti virtuosi che operano qui. Lo ha fatto dapprima con la Scuola della Pace della Comunità di Sant’ Egidio dove ha convogliato fondi provenienti dal Cevsi, Onlus di Bergamo; poi con l’Istituto Comprensivo di Gela/Butera. E infine con iniziative messe in piedi per a raccolta fondi e la comunicazione delle attività della Locanda di Padre Mario.

Di esperienza sul territorio in questo periodo ne hanno fatta parecchia. A Emma Averna e a Padre Mario Sirica abbiamo posto tre semplici domande, per capire che cosa significa agire concretamente per chi ha bisogno oggi.

Chi sono gli ultimi di Catania?

Padre Mario Sirica. Chi ha perso il lavoro in età avanzata, le donne vittime di violenza e i padri separati. Si tratta di molti individui e tutti fragilissimi. Nelle famiglie con un solo reddito, magari con un mutuo o un affitto da onorare, un padre che deve versare un assegno di mantenimento si trova spesso in condizioni al limite della sopravvivenza. Così la violenza perpetrata tra le mura domestiche è molto più frequente di quel che si crede. E per chi perde il lavoro a 50 anni il trauma può essere terribile

Emma Averna. Un’altra fascia molto fragile è costituita dai minori, migranti o residenti che provengono da famiglie non abbienti. La nuova legge sui Minori migranti approvata a marzo 2017 prevede che qualsiasi minore non accompagnato arrivato in Italia acquisisca automaticamente il diritto di rifugiato il che consente un approccio agli enti preposti all’ istruzione più veloce. Davvero non male sulla carta. Senonché molto spesso tutto resta appunto sulla carta: bambini e ragazzi restano parcheggiati per mesi in strutture dalle quali speso finiscono anche per sparire perché scappano o non inseriti con celerità nel sistema scolastico nazionale…

Che cosa fanno in concreto le vostre organizzazioni per Catania e la Sicilia?

Padre Mario Sirica. La Locanda prende in carico circa 1400 persone ogni anno con un tempo permanenza variabile a secondo dei bisogni. Non ha convenzioni istituzioni pubbliche . Riceve un contributo annuo da parte del che copre una parte dei costi e per il resto opera grazie a donazioni private. “I donatori sono soprattutto operai e impiegati” spiega Padre Mario. “Assai pochi i ricchi che pure in questa città ci sono. Troppo concentrati su se stessi e sul mantenimento del proprio status”.

Emma Averna. MSE ha affiancato la Locanda per finanziare corsi di formazione professionale per siciliani giovani che sono ricorsi all’aiuto di Padre Mario per reinserirsi nel mondo del lavoro. La formazione dei minori: è proprio questa la mission della nostra Onlus. A Gela grazie alla straordinaria disponibilità del dirigente scolastico Agata Gueli dell’Istituto omnicomprensivo Gela-Butera e a un finanziamento erogato da Fondazione Sicilia 50 minori migranti già parzialmente scolarizzati hanno potuto accedere a corsi creati ad hoc che li hanno avvicinati a un possibile inserimento nell’istituzione pubblica. Qualcosa del genere sta per ripetersi proprio a Gela dove, forti dell’esperienza precedente abbiamo fatto da tramite tra una struttura Sprar e la dirigente scolastica Ina Ciotta dell’ Itis Morselli che con il suo istituto sarà in grado in grado di erogare ad altri 20 giovani corsi per il conseguimento del patentino informatico Europeo.

Perché il 23 MSE e la Locanda del Samaritano si presentano insieme ?

Emma Averna. Occorre fare rete. Le situazioni di bisogno sono varie complesse e tanto i legislatori che gli amministratori arrivano raramente in tempo quando e dove c’è davvero bisogno. Ed è qui che intervengono Onlus o Associazioni del terzo settore come la nostra. Ma occorre fare rete lo ripeto. Esistono ad esempio fondi europei che nessuno in Sicilia va a richiedere. Perchè? Perché per ottenerli occorre passare attraverso filtri severi, dimostrare di saper portare avanti un progetto in tutte le sue parti, rendicontare etc etc . Si può fare ma bisogna organizzarsi. Occorre che i Presidenti delle varie Associazioni smettano di guardare solo al proprio orticello. Mettiamoci assieme altrimenti molte delle iniziative virtuose attuale te presenti in città sono destinate a scomparire. MSE dopo essersi tassata pesantemente nel recente passato ha intrapreso un foundraising ora in Inghilterra dove esiste una reale possibilità di accedere a fondi privati a fronte di progetti che si possono dimostrare seri. Operatori del terzo settore: più umiltà e spirito collaborativo per favore!

Padre Mario Sirica. Mentre la rete a Catania oggi funziona solo così: c’è un individuo in pericolo? Interveniamo. Il giorno dopo però tutto si ferma. Invece bisogna chiedersi come possiamo aiutare questa persona anche dal punto di vista legale, sanitario o psicologico : non basta ospitarlo una notte.

C’è un’ ultima cosa che voglio aggiungere. Attenzione l’emergenza migranti ha provocato una distorsione nell’azione delle autorità. E’ successo di fatto che problematiche urgentissime che attanagliano le famiglie catanesi siano state poste in secondo piano. Tornano in rilievo solo di fronte a episodi drammatici…ma la sacca di vera povertà tra la popolazione siciliana residente è grande e gli ammortizzatori sociali del tutto insufficienti. Non sono i migranti il problema, ma una mala gestione dei problemi. Noi non vogliamo in alcun modo sostituirci o scontrarci sul territorio che appartiene alla politica. Ma non possiamo fare a meno di denunciare una politica che non ha il coraggio di prendere posizione davanti a emergenze come quelle lavorative a una politica che spesso fa scelte scellerate investendo in direzioni sbgliate…