Cosa c’è di meglio di un Ateneo che favorisce l’uso dei mezzi pubblici? Un Ateneo che favorisce i mezzi pubblici regalando ai propri studenti gli abbonamenti, si potrebbe dire.

Questo quanto successo alcuni mesi fa a Catania, con ovvio entusiasmo da parte degli studenti, delle rappresentanze, dei docenti e indubbiamente delle aziende di trasporti coinvolte. Si parla pur sempre di qualcosa gratis, o no?

No. Perché rileggendo la delibera, saltate a pié pari le nobili motivazioni dietro siffatta proposta, si notano alcuni particolari interessanti. Gli abbonamenti “regalati” (le virgolette sono d’obbligo) dall’Università di Catania agli studenti sono naturalmente pagati con le tasse versate dagli studenti dell’Ateneo stesso.

Quindi nessuno regala niente a nessuno,  è bene chiarirlo.

“Poco male” -si potrebbe dire- “se almeno ci fosse un oggettivo risparmio del singolo studente che si troverebbe a pagare di più il singolo abbonamento!”. Ed anche di questo non c’è da esserne così sicuri.

Se è vero che sul singolo non grava la spesa completa dell’abbonamento, è anche vero che ci sono persone che quegli abbonamenti non li userebbero mai non per un particolare senso di antipatia nei confronti dei mezzi pubblici (che pure sarebbe comprensibile, visti i tempi di attesa tra un autobus e l’altro nel Comune di Catania) ma perché semplicemente non studia nel circondario catanese.

A questo punto è d’obbligo citare pedissequamente la delibera 26/09/2018 dove a pagina 68 leggiamo “entrambi gli accordi prevedono che l’Azienda concederà all’Università tariffe agevolate per gli studenti iscritti all’Università di Catania.Questo perché gli accordi sono due. Uno con l’AMT che, semplificando, si occupa degli autobus e l’altra con FCE che, invece, si occupa della metropolitana.

Qui il verbale completo: VERBALE C_A_ 26_9_2018

In particolare, per l’anno accademico 2018/2019, la bozza di accordo da stipularecon l’AMT prevede che l’Università acquisti fino a un massimo di n. 45.000 (quarantacinquemila) abbonamenti annuali, al costo agevolato di € 65,00 (sessantacinque/ 00) per singolo abbonamento (…) darà diritto alla libera circolazione su tutte le linee esercite da AMT. Restano escluse la linea Alibus e la navetta aeroportuale 524S.

Il massimale che viene proposto è tarato sul numero di studenti frequentati l’Università di Catania ma non tiene conto delle sedi dislocate di Ragusa e Siracusa, nonché di tutti quegli studenti che ad essere generosi arrivano all’Università a piedi o in bici perché semplicemente abitano nelle zone limitrofe alla propria facoltà.

Risulta altamente improbabile (per non dire impossibile) che uno studente che studia a Siracusa durante buona parte della settimana prenda l’autobus da Piazza Verga per arrivare a lezione o che faccia fermata a Stesicoro per scendere ad Ortigia. Per non fare presente che uno studente che vive in Corso Italia e deve recarsi -per dirne una- al Palazzo delle Scienze, non prenderà certo quotidianamente la metro a Nesima per fare 300 metri.

E sarebbe già imbarazzante così se non ci fosse dell’altro. Ma c’è l’accordo con FCE.

Invece, l’accordo da stipulare con FCE prevede che, per l’anno accademico 2018/2019, l’Università acquisti fino ad un massimo di n. 45.000 abbonamenti annuali” -e ci risiamo!- “al costo agevolato di € 60,00 per singolo abbonamento, per quanti sono gli studenti iscritti ai corsi dell’Università di Catania. L’abbonamento, di tipo nominativo, darà diritto alla libera circolazione su tutte le linee della metropolitana esercitate da FCE.

A questo punto ci si aspetterebbe che l’Università di Catania, ben sapendo di contare circa 45.000 studenti al novembre 2018 (come risulta dal sito ufficiale, peraltro) acquisti una prima tranche di circa 10.000 abbonamenti e poi, una volta distribuiti a chi ne abbia fatto richiesta, provveda ad acquistare gli altri, evitando spese inutili.

Ma non è così. La delibera continua e si mette nero su bianco l’onere dell’Università di Catania di trasmettere (entro il 31 gennaio 2019) ad AMT ed FCE il numero TOTALE degli studenti iscritti ai corsi dell’Ateneo catanese.

Non di quelli interessati ad avere l’abbonamento. Non di quelli che, per evidenti ragioni territoriali, potrebbero beneficiarne. Ma di tutti gli studenti iscritti, indistintamente. Un abbonamento per ognuno, anche se gli studenti dormissero dentro l’Aula Magna del proprio dipartimento, non si nega a nessuno.

Ci si premura quindi di fare il conto, perché anche i regali si pagano: “l’importo dovuto a favore dell’AMT sarà erogato con le modalità di seguito riportate:

– il 40% dell’importo dovuto stimato (corrispondente a 45.000 abbonamenti), entro il 31 gennaio 2019, a titolo di I acconto;
– il 30% dell’importo dovuto, in funzione del numero effettivo degli iscritti, entro il 30 giugno 2019, a titolo di II acconto;
– il restante importo, a saldo, entro il 31 dicembre 2019, previa valutazione del servizio da parte del Comitato tecnico previsto dall’art. 2 dell’accordo.

Le stime succitate evidenziano chiaramente come l’acquisto venga effettuato su una base stimata di 45.000 abbonamenti nominativi. Che non potranno, dunque, essere riutilizzati qualora la metà degli studenti non ne beneficiasse, rendendo di fatto inutile (o parzialmente tale) l’acquisto di diverse migliaia di abbonamenti.

Il costo di questa operazione? Calcolatrice alla mano:

125,00 euro pro capite (FCE + AMT) x 45.000 studenti = 5.625.000 euro spesi. 

Più di 5 milioni di euro di cui il 40%, ossia più di 2 milioni pagati al 31 gennaio 2019 senza alcuna stima a supporto, senza tenere conto delle richieste effettive ma soprattutto senza tenere conto di come si recupereranno questi fondi (nella delibera non se ne fa menzione).

In quest’ottica, specie per tutelare le casse dell’Ateneo, sarebbe utile che l’Amministrazione facesse i dovuti ricalcoli e corresse ai ripari. Diversamente gli studenti potrebbero pensare che gli “abbonamenti gratis” tanto sbandierati altro non siano che un modo per risanare le casse di AMT e FCE.

E che quindi un’azione meritoria altro non sia che l’ennesima mandracata politica.