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Sempre più difficile essere mamme, specie al Sud

31-05-2020 03:25

Emma Averna

Protagonisti, lampioni,

Sempre più difficile essere mamme, specie al Sud

Non mi piace pensare alla maternità come ad un atto di eroismo, dovrebbe essere invece una scelta consapevole frutto di una decisione tra due persone

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Non mi piace pensare alla maternità come ad un atto di eroismo, dovrebbe essere invece una scelta consapevole frutto di una decisione tra due persone adulte che si vogliono bene. Molto spesso non accade cosi, ma soprattutto molto spesso anche se questo rappresenta il punto di partenza che desta sogni e aspettative, nello svolgersi della vita e delle relative incombenze il quadro cambia completamente.



Il carico di cura nelle famiglie più a rischio povertà è sulle spalle delle donne, senza il supporto degli uomini: oltre la metà è da sola a occuparsi dei figli (51,7%) e a fare la spesa (50,3%), oltre a pulire la casa e lavare i vestiti (l’80,2%.) Cucinare (70,5%) resta un “compito” quasi esclusivamente femminile.



Si stima che 70 mila donne abbiano dato alla luce un figlio in questi mesi, spesso senza informazioni chiare sulla trasmissione del virus, i pericoli del contagio per i neonati o l'allattamento





È questo il quadro preoccupante che emerge dall’analisi di Save the Children, ha sintetizzato nella ricerca, “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020”  diffusa  qualche giorno fa.



Dai questionari somministrati a quasi 1000 mamme italiane risulta che il carico di lavoro domestico è aumentato, sia per l’accudimento di figli/e, anziani/e in casa, persone non autosufficienti, sia per le attività quotidiane di lavoro casalingo (spesa, preparazione pasti, pulizie di casa, lavatrici, stirare).



“Mamme equilibriste” molte donne lo erano già prima dell’emergenza Covid-19, specie quelle che vivono al Sud in condizioni di vulnerabilità socio-economica.



Sul fronte occupazionale, l’Italia rimane tra i paesi in Europa con il divario di genere più consistente. Nella  fascia di età 20-64 anni ad essere occupato nel 2018 era il 72,9% degli uomini a fronte del 53,1% delle donne, ma al  Sud solo il 32,8%   



La Sicilia (21° posto) e la Campania (20° posto) si confermano le regioni dove essere madri è più complicato che altrove, seguite da Calabria  Puglia e questo a  causa tanto della crisi economica che del progressivo peggioramento delle politiche per l’infanzia. In tutte le regioni del Mezzogiorno, l’area dei servizi vede dal 2004 un costante peggioramento alle carenze relative ai servizi pubblici per la prima infanzia.



Particolarmente critica la situazione per i genitori single, che affrontano  contemporaneamente l’emergenza lavorativa e quella familiare. Tra questi, la grande maggioranza, manco a dirlo, è rappresentata ancora una volta da donne: 302 mila mamme (a fronte di 47 mila papà) che devono gestire lavoro e cura dei figli da sole.



Senza considerare le circa 70 mila donne che si stima abbiano dato alla luce un figlio in questi mesi, molte delle quali si sono dovute confrontare, oltre che con le classiche inquietudini e apprensioni delle neomamme, anche con quelle create dal Coronavirus e correlate alla difficoltà di avere informazioni chiare e univoche sulla trasmissione del virus, i pericoli del contagio, l’allattamento, la possibilità o meno di poter stare con il neonato in caso di positività al Coronavirus.



Save the Children ha posto in essere numerosi progetti a sostegno delle donne in gravidanza e delle neomamme. Dall’inizio dell’emergenza sono state prese in carico più di 2.500 famiglie con bambini dagli zero ai sei anni.



Dal 2012 in 13 Ospedali italiani, Save the Children ha avviato il progetto Fiocchi in Ospedale, uno spazio dove le mamme possono trovare sostegno alla gravidanza, consigli e indicazioni perché il bambino fin dai primi giorni sia accolto in un ambiente sano e protetto.



Il progetto è presente nei reparti maternità degli ospedali Sacco e Niguarda di Milano, Ospedale Cardarelli di Napoli, Ospedale Maria Vittoria di Torino, Policlinico di Bari, ospedali San Camillo, San Giovanni, Vannini, Umberto I, Gemelli di Roma, Ospedale Santo Spirito di Pescara, Cliniche San Pietro di Sassari, Ospedale Salesi di Ancona.



Non pervenuti, tanto per cambiare,  gli ospedali siciliani.



A Torino, Milano, Roma, Napoli, Catania, Sassari, Genova, San Luca, Bari, Brindisi e Palermo Save the Children ha aperto 13 Spazi Mamme, dove papà e mamme possono trovare sostegno alla genitorialità e alla cura dei propri figli. Il progetto mira a contrastare gli effetti della povertà minorile e prevenire la povertà educativa.



Nel 2019 poi Save the Children ha lanciato il progetto Per Mano, con l’obiettivo di prendere in carico 1000 tra bambini e bambine, nati in Italia in condizioni di grave vulnerabilità a partire da maggio 2019



NEST è infine un progetto, finanziato dall’Impresa Sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, con capofila l’associazione Pianoterra di cui Save the Children è partner.



Per garantire un supporto nella fase dell’emergenza, sul sito delle Rete Zero-Sei di Save the Children è a disposizione una chat per il supporto, l’informazione e l’orientamento rivolto a future e neo mamme di tutta Italia.



Un altro importante elemento per le mamme di bambini in età scolare in difficoltà soprattutto al sud è la creazione di “sportelli” a cui rivolgersi , che la accompagnino nella burocrazia per richiedere i servizi all’infanzia forniti dal comune di residenza o dalle segreterie scolastiche. Spesso la fatica e l’annichilimento in qui si trovano, non permettono loro di trovare tempo ed energia per fare le dovute richieste o per esplorare le possibilità che hanno e che occupando fruttuosamente il tempo del bimbo potrebbero alleggerire il loro carico.



Anche per rispondere a questo tipo di bisogni, noi di Mediterraneo Sicilia Europa Onlus insieme a padre Mario Sirica e lo staff della Locanda del Samaritano, stiamo realizzando a Catania un centro diurno e centro di ascolto che fra le tante attività prevederà anche uno sportello mamme per accompagnarle a questi servizi.


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Emma Averna (Milano 1967), dopo una laurea in Scenografia per il teatro all’Accademia di belle arti di Brera entra al FAI (Fondo per l’ambiente italiano) con un incarico di raccolta fondi e promozione delle proprietà su tutto il territorio italiano. Terminata questa esperienza per 10 anni è Direttore della Comunicazione e relazioni esterne Italia di Bulgari spa. Dal 2010 al 2015 per la Fondazione Umberto Veronesi si occupa di comunicazione e ufficio stampa e crea una rete di delegazioni su tutto il territorio italiano. Presidente della Onlus Mediterraneo Sicilia Europa dove in particolare si occupa di progetti di integrazione rivolti a minori siciliani o migranti. 

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