L’Istituto musicale “Vincenzo Bellini” di Catania anni fa rappresentava una vera eccellenza nel panorama artistico siciliano. Negli ultimi anni il lento declino fino alla scoperta della gestione criminale che lo utilizzava come bancomat e lo scandalo scoppiato nella sua interezza a maggio con 23 arresti. Ad oggi, dopo che le ceneri si sono depositate, Sudpress ha cercato di capire qual è la vita degli studenti, anima vera del conservatorio catanese, e colpiti in pieno. Antonio Di Carlo, rappresentante della consulta studentesca da un anno, studia violoncello da 8 anni, e racconta: “Le cose andavano male prima e male adesso. Mancano spesso persino i leggii, o la carta igienica. Vorremmo che l’istituto diventasse un ente statale, perchè forse cambierebbero le cose, ma serve anche che gli studenti escano dallo stato di rassegnazione in cui si trovano”. E dire che il sindaco Bianco, in una delle sue solite uscite mirabolanti, a febbraio, aveva annunciato: “L’Istituto musicale Bellini avrà nuove risorse economiche dallo Stato e presto diventerà Conservatorio”

“Ho percepito e continuo a percepire da anni, come molti miei colleghi, sia giovani che più vecchi, che le cose venivano gestite in modo poco trasparente, non chiaro. E questo avveniva e avviene sia dal punto di vista didattico che amministrativo. Una gestione scarsa di quello che è l’ambito scientifico ma anche delle strutture e dell’organizzazione”.

Con queste parole Antonio Di Carlo, spiega amaramente il punto di vista di chi studia in conservatorio a Catania e si sente legato a questa realtà, a questa città, ma percepisce perfettamente cosa è accaduto e cosa accade ancora.

“Noi come componente studentesca della consulta, cerchiamo di proporre iniziative per migliorare la didattica. Ci sono stati momenti in cui ad esempio i calendari di laurea uscivano tardi, con un danno per chi non è di Catania e deve avere il tempo di organizzarsi. Manca poi una regolamentazione, cioè non c’è un regolamento interno, pur essendo previsto dallo statuto, e quindi molti organi fanno ciò che vogliono, e le cose vengono gestite un pò per convenzione. Da che io ho ricordi, e sono in conservatorio da quando avevo 15 anni, è così. Manca la carta igienica, i leggii nelle aule, la carta per le fotocopie, ma anche di più”.

Il “di più”, è riferito al fatto che molte aule sono chiuse, perchè non hanno porte funzionanti, e i bagni sono disastrati, così come la struttura dell’istituto, piena di umidità, e col rischio che il campanile possa crollare da un momento all’altro nel piazzale sottostante, messo in sicurezza semplicemente con un paio di transenne. Infine il giardino, pieno di erbacce, alte anche un metro, viene ripulito una volta ogni tanto dal Comune.

E, prosegue Di Carlo: “Prima non c’erano i soldi perchè li rubavano, ora non ci sono ugualmente. Ci veniva detto sempre che mancavano i fondi, ma lo scandalo non è stato del tutto inaspettato. Oggi viviamo i soliti problemi, ad esempio: la classe di musica elettronica si ritrova con un solo insegnante che ricopre attualmente 7 discipline. Non funzionano servizi aggiuntivi per gli studenti come le aule studio da utilizzare per chi non può esercitarsi a casa o nei condomini in quanto fuori sede. Questi locali sono fatiscenti o chiusi del tutto. C’è un grande disservizio per i pianisti, che sono tanti, 19 classi di piano per 19 insegnanti. Ma gli strumenti sono spesso danneggiati e vecchi e ci si deve accontentare. Chissà con quei 14 milioni rubati cosa si sarebbe potuto fare, avrebbero cambiato faccia all’istituto, alla produzione scientifica, alla biblioteca che non può avere nuovi libri. La situazione da un decennio è sempre la stessa, e non immagino quel che è stato fatto prima del 2007″.

“Ci sarebbero voluti pianisti accompagnatori, cioè coloro che suonano insieme a chi come me esegue particolari brani in concerti specifici o esibizioni o anche esami. Molte volte succede di dover cercare da sè i maestri, pagandoli di tasca propria. In pratica paghiamo le tasse per avere un servizio che l’ente dovrebbe dare. Sono stati fatti dei bandi, ma non abbiamo visto alcun pianista finora. I bandi sono stati vinti, ma è tutto bloccato malgrado ci siano i soldi in bilancio, e non si sa perchè”.

La richiesta degli studenti, o almeno di chi non ha smesso di lottare, è sempre la stessa, e cioè che l’ente divenga del tutto statale. Finora ha ricevuto e continua a ricevere solo piccoli aiuti dallo stato e per la maggior parte si regge sui finanziamenti di Comune e Provincia o ex Città Metropolitana. Eppure in passato, molte promesse erano state fatte in questo senso soprattutto dal solito sindaco Bianco ed a giugno scorso, era stata approvata la legge di conversione del decreto n.50 del 24 aprile 2017, per avviare il processo di statizzazione di una parte degli istituti musicali italiani, tra cui proprio il “Vincenzo Bellini” di Catania.

“Finora non sono stati ancora approvati i rendiconti del 2015 e 2016 per le indagini della magistratura -prosegue Di Carlo- ma tra breve dovrebbe succedere. Il punto è che nessuno dalle istituzioni agli organi interni dell’istituto ci ha dato rassicurazioni dopo quello che è successo, e i risultati si vedono. Siamo al limite e speriamo di far quadrare i conti con quel che c’è. Noi poniamo le istanze al consiglio d’amministrazione e al consiglio accademico. Il primo si occupa della parte economico finanziaria, il secondo della parte tecnica, didattica, scientifica. Due direttori, che molte volte, a nostre richieste hanno risposto allargando le braccia e spiegando che risorse non ce ne sono, come sempre”.

Antonio Di Carlo, manifesta tristezza per la rassegnazione con cui molti studenti non fanno più sentire la propria voce, focalizzati solo sugli obiettivi personali: “Per migliorare le cose ci vuole anche la partecipazione degli studenti, che ormai sono sfiduciati al massimo e rassegnati a tali condizioni. Non abbiamo pausa didattica tra un semestre e l’altro, eppure non ci lamentiamo come si dovrebbe. Da anni non possiamo più compilare le schede di valutazione tipiche dell’università, sulla qualità dei servizi, ma ci sono tante iscrizioni lo stesso e l’istituto sembra puntare solo sulla quantità e non sulla qualità”.

Dunque l’affluenza è alta, perchè la passione spinge i giovani musicisti, ma anche la volontà di non allontanarsi troppo da casa, pur essendo migliori le condizioni fuori Catania. Tanti infatti, dopo la laurea triennale, si spostano per completare altrove in Italia o all’estero.

Di Carlo parla della sua esperienza personale: “Io, finito il percorso da violoncellista potrei iniziare ad insegnare a scuola, o entrare in qualche ente lirico, teatro. La carriera da solista è ben più dura. Noi siamo artigiani del suono, è una vita difficile ma bella, che dà soddisfazioni, con la ricerca dei suoni particolari, delle melodie. Io ho lasciato la facoltà di ingegneria perchè volevo che la musica fosse la mia vita, e chi davvero è musicista fa solo questo. Tentare di portare a termine più strade è molto difficile, anche dal punto di vista finanziario. In questo senso, è ancora possibile accedere alle borse di studio Ersu, ma ce ne sono altre, interne, per chi ha meriti particolari, che sono attive e potrebbero essere incentivate ancor di più. La stessa cosa dovrebbe avvenire con l’attività concertistica che gli studenti svolgono, ad esempio al Teatro Bellini, o a Palazzo Platamone. Invece dopo queste occasioni, è successo che non avessero alcun compenso rilevante, nulla che potesse poi motivare ulteriormente o gratificare per gli sforzi e l’impegno”.

Questa la situazione dunque, descritta da chi vive tale realtà. Purtroppo, una gestione disgraziata e criminale, ed una noncuranza delle istituzioni, hanno abbattuto giorno dopo giorno il conservatorio catanese, senza preoccuparsi affatto del danno procurato all’avvenire e alla vita di tanti ragazzi e ragazze che vogliono vivere di musica ed alla città tutta.