Lo scorso luglio, l’arresto del presidente del Cda dell’istituto Corrado Labisi, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita di somme di denaro. Oggi, dopo quattro mesi, c’è grande preoccupazione per i 150 lavoratori dell’ente, che si occupa di assistenza a malati e anziani, e che versano in una situazione di totale incertezza lavorativa, per la mancanza di stipendi ma anche per l’inerzia della nuova proprietà, come lamentato in duro comunicato dalla Ugl Sanità: “La nuova proprietà rompa il muro di silenzio e apra il tavolo di confronto sul piano di gestione”

La notizia dell’arresto del presidente e sedicente avvocato Corrado Labisi nell’operazione “Giano Bifronte”, che per anni aveva gestito l’istituto con sede a Sant’Agata Li Battiati, aveva creato non poco scalpore, sia per le motivazioni che per l’immagine che Labisi aveva creato di se negli anni, come paladino della legalità, con tanto di premio per l’impegno antimafia da lui creato ed intitolato alla memoria del giudice ucciso dalla mafia, Rosario Livatino.

Pian piano però, le notizie diffuse dalle forze dell’ordine, rendevano più chiari i contorni di una vicenda a dir poco torbida, e che vedeva come prime vittime i malati e gli anziani appunto, che invece di essere assistiti, in base ad un video diffuso dopo l’arresto, si vedevano persino sfruttati in lavori di giardinaggio nella villa dello stesso Labisi.

Oggi, a distanza di mesi, la paura per assistiti e assistenti non è passata, perchè come denuncia l’Unione Generale del Lavoro, con un duro comunicato, non ci sono certezze per i 150 lavoratori, attualmente senza stipendio e senza rassicurazioni da parte di chi adesso gestisce la “Lucia Mangano”.

Infatti, dopo l’arresto del presidente e di alcuni componenti del consiglio di amministrazione dello scorso luglio, seguito dall’arrivo del commissario giudiziale e poco dopo di un nuova cordata di proprietari, non si è ancora riusciti a rasserenare gli animi dei lavoratori che da tre mesi non vedono lo stipendio e temono possibili ripercussioni sui livelli occupazionali della struttura.

Istituto che, ancora oggi, sta continuando comunque ad operare a pieno regime, erogando servizi ai numerosi utenti accreditati, ma che a seguito dei fatti giudiziari ha dovuto subire alcuni contraccolpi finanziari non indifferenti, nonché l’attivazione di un concordato in bianco che ha di fatto sbarrato la strada al pagamento del personale e dei fornitori.

Notizie che i sindacati hanno appreso a fine settembre durante un incontro convocato in Prefettura, nel corso del quale è intervenuto il rappresentante della proprietà subentrata che ha annunciato la volontà di dare seguito al deposito di una proposta di concordato in continuità.

Intanto il commissario giudiziale ha predisposto un piano di rientro che i creditori dovranno approvare il 14 novembre prossimo. “I lavoratori sono molto preoccupati a causa del clima di incertezza che si respira ogni giorno che passa all’interno della struttura – evidenza il segretario provinciale della federazione Ugl sanità, Carmelo Urzì – e sono esasperati per la mancanza di certezze sulla corresponsione degli stipendi, anche perché l’Azienda sanitaria provinciale ha già versato la liquidità relativa alla fornitura delle prestazioni in convenzione. Nonostante le rassicurazioni e le lodi al personale da parte del nuovo amministratore, nonché la garanzia circa la continuità dell’erogazione dei servizi essenziali di assistenza all’utenza, da più di un mese oltretutto non abbiamo alcuna notizia dalla proprietà. Abbiamo inviato già da qualche settimana una richiesta di incontro, ma ancora oggi dalla società non ci è stata data alcuna risposta e, per questo, ci siamo rivolti all’Ispettorato territoriale del lavoro per una convocazione delle parti nella speranza di poter avere i chiarimenti auspicati. Chiediamo quindi ai nuovi proprietari – conclude Urzì – di rompere il muro del silenzio ed aprire nell’immediato un confronto in sede sindacale, perché ci sono 150 persone che in primo luogo hanno diritto a ricevere la loro paga e, di conseguenza, avere contezza del presente e dei progetti futuri oltre al piano di gestione che, inevitabilmente, non potrà che essere argomento di discussione sindacale.”