Che sarebbe necessario un lunghissimo periodo di commissariamento è fuor di dubbio. In primo luogo perché le indagini della Magistratura non si sono ancora concluse ed altre sorprese potrebbero non mancare; non mi meraviglierei se in questo momento molti accademici guardassero con apprensione il proprio cellulare, per il momento solo telefonino.

In secondo luogo perché la medicina insegna che ad un serio trauma fa quasi sempre seguito uno stato confusionale la durata del quale non è prevedibile.

E votare in stato confusionale potrebbe significare fare una scelta non oculata o addirittura favorire il vecchio che avanza; tanto più se a votare si andasse il 23 agosto con assenza di molti e prevedibili temperature africane.

Il Procuratore Zuccaro ha avuto il coraggio, e che coraggio, di lacerare il velo di Maya, di far conoscere ai cittadini di Catania, dell’Italia, dell’Europa, lo squallore che, continuamente crescente negli ultimi anni, ha reso il mio ateneo, l’ateneo che appartiene non alle grandi famiglie ma a tutti i Catanesi, un luogo da cui fuggire per decine di migliaia di studenti, e tra questi mia figlia.

I Magistrati sono entrati, e certamente non in punta di piedi, in quella cattedrale (così la definì un tale nel corso di una riunione alla quale partecipai a fine ’98 in vista delle convenzioni con il servizio sanitario nazionale) all’interno delle cui mura bianche, può accadere di tutto, un tutto da tenere comunque ben nascosto agli occhi del mondo esterno.

Non dimentico quella riunione anche perché, essendo il tale di suo alquanto irascibile, andò su tutte le furie quando gli feci rilevare che Nostro Signore avrebbe definito la cattedrale da lui descritta un sepolcro imbiancato.

La famosa lettera di solidarietà a Basile, con i centosessanta firmatari, la dice lunga su come qualcuno intende la giustizia.

A costo di essere ripetitivo, voglio riportare la definizione che del verbo ‘solidarizzare’ dà il Devoto e Oli: “Manifestare consenso e appoggio a persona o gruppo di di persone impegnate in un’impresa o in un movimento ideale.”

Sicuramente due dei candidati, i professori Purrello, allievo del Rizzarelli che mi definì un truffatore, e Francesco Priolo risultano essere firmatari; personalmente non li voterei.

Non perché non siano eccellenti studiosi (di Purrello in effetti non so molto, ma il professore Priolo è di altissimo livello, e dire altissimo è forse riduttivo ), ma perché non si può esprimere solidarietà ad un indagato con accuse gravissime.

Proprio ieri ho ascoltato il Presidente della Repubblica esprimere, a nome degli Italiani, solidarietà all’Arma dei Carabinieri per l’omicidio di un Brigadiere che faceva il Suo dovere: è la stessa cosa ? Ma mi ‘faccino’ il piacere!

A meno che i due cattedratici sconoscano il vero significato del termine; se così fosse dovrebbero ritornare alla scuola primaria e non insegnare in un ateneo.

Degli altri candidati non so molto; mi sembra che il prof. Cariola abbia difeso l’università una o più volte, (mi auguro gratuitamente!) e mi chiedo cosa lo spinga a mettersi a tempo pieno per fare il rettore rinunziando ad una avviatissima attività professionale.

Conosco invece benissimo Vittorio Calabrese, e sono certo che proprio lui con il sistema non ha mai avuto nulla da fare; anzi dal sistema è stato ripetutamente bastonato. Forse lo si può definire un sognatore perché sogna una Catania simile a Cambridge, Oxford o ad altre Università straniere con le quali ha avuto ed ha rapporti; ma per la sua disponibilità, per la sua mitezza (non è un iracondo !!!), per la sua signorilità che certamente non guasta, se fossi in servizio lo voterei senz’altro.

Anche se eleggere rettore un altro medico potrebbe sembrare in questo momento anomalo ed anacronistico, Vittorio stesso è un’anomalia del sistema: sarebbe il negativo di un negativo, algebricamente parlando.

Continuo ad essere dell’opinione che Francesco Basile sia stato traviato da Pignataro, e che per l’ambizione, sicuramente non solo sua, di diventare rettore, abbia contravvenuto a quelle regole che certamente gli sono state inculcate.

Da cattolico praticante so bene che una delle opere di misericordia è visitare i carcerati, dove il termine carcere deve essere inteso metaforicamente come prigione del male commesso; il perdono è obbligatorio, ma non prescinde da un altro obbligo, quello di saldare il debito con la giustizia se un reato è stato effettivamente commesso.

A tutti gli indagati può essere dato sostegno morale in questo che è forse il momento più difficile della loro vita di uomini e di docenti, ma solidarietà proprio no!

In questo Purrello e Priolo hanno sbagliato, e di grosso: dunque, egregi e chiarissimi professori, a mio parere proprio di voi e dei vostri rettorali servigi l’ateneo di Catania dovrebbe fare a meno.

Mi auguro che il sig. Procuratore Zuccaro non se l’abbia a male se lo paragono a Papa Wojtyła, Giovanni Paolo II.

Era stato nominato Cardinale di Cracovia con il pieno consenso e compiacimento dell’establishment comunista (il PD polacco del tempo, per intenderci ) perché Lo consideravano un mite studioso che non avrebbe mai dato fastidio al partito: undici anni dopo essere stato eletto Papa il muro di Berlino non esisteva più.

Non solo io, ma molti che seguono le vicende cittadine, ritengono che il Procuratore Zuccaro fu messo al posto che occupa nel segno della continuità, e quale continuità!

Invece un altro muro, più solido e vigilato del muro di Berlino, è stato abbattuto.

E’ forse la prima volta, dopo tanti anni, che i cittadini di Catania che hanno a cuore la città e le sue Istituzioni cominciano a sperare, non tanto per se stessi quanto per le generazioni che verranno.

Auguri Sig. Procuratore, non molli; e Voi elettori, quando sarete chiamati a votare, prima di scrivere un nome, riflettete sul fatto che una università degna di tal nome deve ‘diffondere’ sapere e non solo ed esclusivamente privilegi.