Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, da anni in prima linea nell’aiuto ai più deboli, con l’impegno particolare negli ultimi tempi sull’emergenza migranti, rappresenta con il suo gruppo, uno dei “corpi intermedi”, di cui parla Maurizio Caserta nel libro che presenterà con Aldo Premoli dal titolo “Posting”, il 23 di novembre alle 18 allo Sheraton di Catania, su Mediterraneo e migrazione. E proprio Abramo interverrà a tal proposito, portando la sua testimonianza forte: “Bisogna impegnarsi tutti per costruire una società del convivere, e pensare le città come grandi comunità, senza escludere nessuno”

Il titolo scelto per l’incontro di presentazione del libro “Posting” di Aldo Premoli e Maurizio Caserta è evocativo: “Il vento soffia fortissimo”. Ed infatti, il tema è delicato oltre che estremamente attuale. Lo sa bene Emiliano Abramo, che da tempo ormai si impegna con la Comunità di Sant’Egidio per dare una speranza agli ultimi della società.

Emiliano Abramo

Per ovvie motivazioni, il gruppo recentemente rivolge grande attenzione ai migranti, a colori che lasciano situazioni a volte tremende ma si trovano poi smarriti una volta giunti in quello che prima di partire sembra un vero “Eldorado”, come conferma Abramo: “Noi siamo impegnati a costruire la società del convivere; io credo sia inutile spendere tempo a cercare di capire se la migrazione sia giusta o sbagliata, se vada fermata o meno; io credo più semplicemente che la migrazione è. Non si ferma, è evidente dal fatto che oggi 1 persona su 12 nel mondo è in movimento a causa di diversi fattori, tra cui anche il clima. Di conseguenza così va affrontata, con consapevolezza”.

Ma come è possibile allora favorire l’integrazione e fare in modo che non vi siano ghetti o emarginazione continua?

“Noi proponiamo un modello per i migranti, che consenta loro di dimostrare quanto amano la città di Catania, aiutando i più poveri, assistendo gli ultimi. In ogni caso, i flussi verso la Sicilia negli ultimi anni si sono ridotti, anche se altre rotte, come quella greca e turca, sono state chiuse. Si possono quindi fare delle riflessioni a maggior ragione senza allarmismi, perchè la situazione è meno grave di ciò che si possa pensare. Lavori come quello di Maurizio Caserta e Aldo Premoli vanno in questa direzione, raccogliendo numeri e facendo riflessioni senza paure, per una buona politica, che sia alla portata di tutti e che tutti possa aiutare”.

Come già sostenuto dal professore Caserta, grande rilevanza in questo senso hanno i “corpi intermedi”, cosa che Emiliano Abramo conferma, facendo lui stesso parte di questa importante schiera: “Hanno di certo una grande responsabilità, come anche i comuni cittadini. Gli uni accompagnano con mano gli altri per comprendere e capire chi siano davvero queste persone da aiutare nell’integrazione. Non saranno più semplici migranti in modo generico, ma se ne conoscerà il nome, la storia, il luogo di origine, con veri rapporti umani. In alcune Comunità di Sant’Egidio lo abbiamo verificato, e posso affermare che questo modo di fare, fa davvero cambiare radicalmente le cose. In particolare per i cristiani c’è il dovere di accogliere e aiutare, ma sono felice di notare come in generale la presenza di tanti volontari sia in costante aumento”.

Oltre che dal punto di vista della solidarietà, anche la faccia politica dell’isola e dell’Italia tutta può essere cambiata dall’operare dei corpi intermedi: “In un periodo in cui c’è sempre molta polemica sul da farsi ed in cui ci sia allontana dalla politica attuale, i corpi intermedi possono dire invece di esserci stati, di esserci ancora e di aver molto da dire e fare, avendo compreso tante cose in questi tempi difficili. Oltre all’aiuto personale io credo sia essenziale, l’incontro tra le persone. In una Sicilia troppo spesso abbandonata dai nostri giovani, c’è la possibilità, con tanti ragazzi che sono qui, arrivati per motivi diversi, di consentire una loro e una nostra crescita, per un vantaggio reciproco. Qualcuno ha cercato e continua a farlo, di convincerci che queste persone sono il male, ma in realtà sappiamo bene che non è così, anzi io credo proprio siano una risorsa importante da cui ripartire”.

Infine, Emiliano Abramo racconta dell’avvicinamento della Comunità di Sant’Egidio al Natale, festa dell’affetto e della solidarietà per eccellenza:”Molti di questi ragazzi aiutano nella preparazione dei pasti, che l’anno scorso hanno consentito a 700 poveri di mangiare in compagnia e al caldo. Il tutto è stato possibile anche grazie ai giovani migranti, che hanno guardato alla città in modo più umano, aggiungendo più occhi e incrementando il coinvolgimento di tanti che non hanno nulla e per cui un pranzo o la cena a Natale, fa la differenza. Io credo che anche quest’anno possa andare così, anzi meglio”.