Palazzo Platamone ospita una nuova mostra. Davvero “bellina”, parecchio “edulcorata”, anche un po’ “furbetta”. Si intitola Soft Wall ed è una personale con cui Pablo Echaurren da riscontro del suo lavoro dal 1989 al 2017. 150 pezzi disposti in saloni e salette, appesi al muro o dentro bacheche orizzontali di vetro. Nell’ultimo saloncino un lungo video, racconta la storia egli Indiani metropolitani a cui Pablo Echaurren, è appartenuto a Roma intorno al 1977.

Ora. Ma gli sviluppi della temperie culturale (vietato sorridere!) di un ristretto gruppo di fricchettoni di Roma e Milano a Catania, oggi, interessano a qualcuno?

E poi. In questo periodo la street art va forte: è di moda che più di moda non si può. E così i curatori della mostra nella presentazione si sforzano di far passare Echaurren – oggi 66enne – come una sorta di street artist ante litteram. Echaurren come Bansky o Blu? Ma andiamo… quelli hanno per lo meno 25 anni di meno. Echaurren un predecessore dei graffittari? Ma le sue sono tele concepite per stare appese dietro il divano in un salotto di una casa borghese, non sono disegnate a Librino sul dorso di una casa popolare…

E ancora. E’ vero ci sono celebri street artist come Keith Haring o Kenny Scharf che sono emersi dal nulla e poi sono finiti nei musei nelle collezioni private di potenti collezionisti internazionali. Ma quelli erno tosti e sono spesso finiti malissimo. Non è proprio il caso di Echaurren che, anche se traccia qualche parolaccia qua e la sulla tela, è figlio di Roberto Matta, celeberrimo architetto cileno-americano: e ha un fratello maggiore Gordon Matta-Clark scomparso prematuramente ma già consacrato come architetto-artista stella assoluta a Manhattan.

C’era bisogno di questa mostra ? Perché no !

Meglio che niente: magari presentata e comunicata in modo da non far sembrare i catanesi una massa di provinciali senza speranza.


Aldo Premoli è il direttore di SudStyle. Milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.