Nel trambusto della giornata di ieri, tra le notizie dei consiglieri comunali in odor di mafia e l’audizione del sindaco di Catania davanti alla commissione nazionale Antimafia, un particolare sembra esser sfuggito: incalzato dai parlamentari Enzo Bianco ribadisce più volte che, al momento della telefonata con Ciancio, non era a conoscenza delle indagini per concorso esterno. Ma com’è possibile? (ASCOLTA L’AUDIO DI RADIORADICALE)

La notizia passerebbe quasi in secondo piano rispetto al grande clamore suscitato ieri dalla rivelazione dei nomi dei consiglieri comunali che, secondo la relazione dell’Antimafia regionale, sarebbero contigui ad ambienti mafiosi, ma così non può e non deve essere. Risulta infatti incredibile, per non dire inammissibile, che il sindaco della nostra città ribadisca più volte, audito difronte ai Parlamentari della Repubblica,  che – al momento della telefonata intercettata con l’editore e imprenditore Mario Ciancio – egli non era a conoscenza delle indagini per concorso esterno in associazione mafiosa in cui era coinvolto il patron de La Sicilia. 

A prescindere dalla posizione di chi ascolta, e dai contenuti delle intercettazioni, l’affermazione, reiterata durante l’audizione, assume i profili di un paradosso che dovrebbe fare balzare dalla sedia l’intera cittadinanza. Come ricorda l’onorevole e vicepresidente della commissione Claudio Fava durante l’incontro, sorgono forti dubbi circa questa possibilità, proprio per il grande clamore suscitato dalla notizia dell’inchiesta.

“Mi permetta di dubitare – afferma Fava in commissione – del fatto che lei non fosse a conoscenza che, al momento della telefonata, il dottor Mario Ciancio fosse indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. La telefonata è del 18 Aprile 2013 e l’inchiesta di cui si sta parlando è stata aperta a rumor di stampa nel Novembre del 2010, ovvero 3 anni prima. Mario Ciancio, il più grande editore siciliano ed ex presidente della FIE, proprietario dell’80% degli strumenti di comunicazione della Sicilia viene iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno”. 

Ma la storia non finisce qui. Fava ricorda inoltre una richiesta di archiviazione del reato che viene respinta da G.I.P. nel 2012, pochi mesi prima della telefonata con l’allora senatore Bianco ed afferma: “Io ricordo inoltre le ampie dichiarazioni rese dagli avvocati dell’imputato sul giornale dell’imputato. Che il sindaco di Catania, o comunque ex sindaco e riferimento politico importante di Catania non fosse al corrente, credo sia una sua dimenticanza”. 

E se Fava parla bonariamente di “dimenticanza”, noi dovremmo piuttosto chiederci se davanti a queste affermazioni sia possibile accettare senza batter ciglio di avere un sindaco “smemorato” o se sia molto più realistico pensare che sia effettivamente impossibile che Enzo Bianco non sapesse delle indagini. L’ipotesi, ovviamente fantascientifica, sarebbe plausibile se per qualche misterioso motivo il sindaco avesse improvvisamente perduto il contatto con tutti gli organi di informazione nazionali e locali.

Ciononostante, nel tardo pomeriggio di ieri, una nota dell’ufficio stampa del Comune fa sapere alla collettività cheIl Sindaco ha risposto puntualmente alle numerose domande riguardanti il Pua e altri aspetti della vita amministrativa catanese ricevendo, dai commissari di maggioranza e opposizione, attestazioni diffuse di stima e coerenza per il suo impegno a favore della legalità”.

Vogliamo infine ricordare come, se è vero come è vero che il dottor Ciancio è stato oggi prosciolto dalle imputazioni di concorso esterno, a destare preoccupazione non è la conversazione tra un sindaco ed il maggiore editore di una città, ma, come afferma Claudio Fava: “la conversazione tra il sindaco ed un imprenditore che ha fortissimi interessi in un progetto (il PUA n.d.r.) di cui si occupa e si occuperà in futuro l’amministrazione comunale e di cui lei, in qualche modo, si fa latore delle conclusioni”.