I Fondi europei sono l’ultima risorsa rimasta per costruire il futuro in Sicilia, ma è necessario che la burocrazia semplifichi le procedure e che la politica impari a programmare con criterio anziché spendere all’ultimo minuto

 “Non si può tornare indietro. L’Europa oltre che una scelta è una necessità. Nonostante si stia attraversando una grande difficoltà è necessario superare questo momento rilanciando il processo dell’integrazione. L’Italia cosi come la Sicilia hanno bisogno dell’Europa”.

Cosi Piero Fassino esordisce durante l’incontro che si è svolto ieri alla villa Bellini di Catania durante la Festa del’Unità dal titolo “Isole nella corrente, la Sicilia dentro le trasformazioni dell’Europa”.

E come dargli torto visto che le casse regionali e quelle comunali sono completamente a secco e gli unici Fondi reali di copertura del paese dai quali ormai è possibile attingere sono quelli europei. Certo rincuorano le parole del ministro Graziano Delrio che il 29 agosto durante il dibattito proprio sul palco centrale della festa ha promesso: “Subito fondi alla Sicilia per le strade e le ferrovie”, ma di certo non aiuta.

La Sicilia ha bisogno di ripartire da zero, dalle elementari per intenderci a partire dai burocrati e dai cittadini. Pochi, davvero pochissimi hanno idea di quello che significhi partecipare ad un bando europeo, raggiungere un obiettivo e programmare. Ancora meno sono i tecnici preparati sul tema, persino alla Regione.  

Durante il dibattito sono emersi casi incredibili come quella volta che dalla pubblicazione del bando alla risposta alle imprese che volevano partecipare sono trascorsi 1800 giorni. La Sicilia detiene quindi sempre il primato della complicazione piuttosto che quello della semplificazione.

Al dibattito moderato da Luca Ciliberti seguito con attenzione hanno partecipato Concetta Raia, Cleo Li Calzi, Michela Giuffrida, Pietro Puccio, Carmelo Greco, Giovanni D’Avola e Piero Fassino,

 Un parere tecnico sul tema arriva proprio da chi valuta i fondi europei per la Regione, CleoLiCalzi che ai microfoni di Sudpress afferma:

“Si parla di fondi europei come se fosse un bancomat, ma scrivere un progetto studiare una programmazione è ben altra cosa. C’è bisogno di continuità politica. Le regole sono ben precise  e bisogna rispettarle. Certo, servono i facilitatori, ma non per forza deve essere modificata la macchina amministrativa. Per esempio l’Europa ci obbliga al piano di rafforzamento amministrativo appena varato che costringerà a diverse innovazioni come la semplificazione normativa, o la semplificazione burocratica dei passaggi che ha fatto si che alcuni bandi siano durati 1800 giorni. Serve un rafforzamento delle competenze e soprattutto la cultura alla progettazione, a fare programmi di sviluppo senza guardare frontiere brevi, ma costruire obiettivi di medio e lungo termine avendo anche degli step che mi fanno vedere se sono nella direzione giusta.  Bisogna cambiare alcune regole, eliminare il finanziamento a pioggia averlo di settore e programmato ragionando il step temporali che non sono quelli dell’immediatezza”.

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 “Purtroppo manca spesso il know- how – afferma l’europarlamentare del pd Michela Giuffrida- io ascolto tanti cittadini che mi chiedono come si fa, ma queste informazioni sono a disposizione di tutti. C’è un’Europa utile che serve a darci le opportunità di cui abbiamo bisogno serve a darci sviluppo serve a creare occupazione e a far si che si utilizzino i fondi europei che noi oggi riceviamo in grande quantità. L’Italia è il secondo paese nella classifica dei fondi europei”. 

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Per la deputata regionale del Pd e presidente della commissione regionale sui Fondi europei Concetta Raia, il problema è solo uno: bisogna semplificare.“Se l’amministrazione europea e quindi la politica non si pone un tema che è quello di semplificare tutta l’azione burocratica e amministrativa della regione noi qui possiamo rimanere per altri 1800 giorni a discutere. Abbiamo una mission dettata dalla comunità europea  e una crescita sostenibile con un cronoprogramma da rispettare ben definito. I primi risultati, con una certificazione del 17% delle somme previste  dobbiamo presentarla entro il dicembre del 2018. E’ un tempo brevissimo, ma dipende da noi portare dei risultati”.