Sono passati pochi giorni dalla prematura e dolorosa scomparsa di una delle purtroppo poche personalità veramente carismatiche di questa difficile città. Una di quelle perdite difficilmente colmabili nel breve, ma che lasciano testimonianza feconda, di impegno missionario e militante. Gaetano Zito, coltissimo e raffinatissimo intellettuale che più volte ha rinunciato al soglio vescovile per non lasciare l’amatissima Catania, è sempre rimasto il “parroco di Monte Po”, dove il suo impegno in favore dei giovani a rischio è ancora oggi ricordato dai tanti che ha sottratto alla malavita offrendo loro occupazione e lavoro. Ricordarne la figura nel tempo è un impegno che questo giornale vuole assumersi, perché abbiamo avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo, combattendo insieme anche la difficile battaglia per il salvataggio dell’ODA, e ne avvertiamo la potenza del suo lascito intellettuale, culturale, spirituale che non può essere disperso. Chiederemo a chi lo ha conosciuto di contribuire a costruire con noi questa narrazione di speranza per una Città che si è persa ed ha bisogno, ciascuno con le proprie idee e fedi, di uscire dalle parrocchie, dalle moschee, dalle sinagoghe come dai palazzi del potere, dagli uffici e, perché no, anche dalle redazioni, per recuperare un’identità comune da cui ripartire. Cominciamo con il ricordo di Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio che con Gaetano Zito organizzava uno degli eventi che lui stesso più amava: il pranzo di Natale a San Nicola.