Abbiamo chiesto al professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Catania Felice Giuffrè di aiutarci a capire il provvedimento del Consiglio dei Ministri che di fatto blocca la legge regionale 10/2018 sulla compensazione dei crediti esigibili delle ATO nei confronti dei Comuni, creando gravi problemi alle aziende siciliane. Ecco cosa ci ha detto

L’articolo di ieri sullo stop del Governo alla procedura di compensazione per le aziende che vantano crediti nei confronti degli ATO ha destato non poco clamore sui nostri social e nei commenti in coda all’articolo. La tematica, lo avevamo annunciato, non è delle più semplici. Ma di fatto, le leggi regionali 8/2018 prima e 10/2018 poi, avevano finalmente messo un punto sulla questione dei milioni di debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti di tante aziende siciliane.

La decisione del Governo è illegittima” spiega ai nostri microfoni il professore di Diritto Costituzionale Felice Giuffrè. “Non si può impedire ad un’impresa che ha già un credito certificato di fare richiesta di compensarlo con un debito con il fisco. Per altro in questo modo si sta operando una disparità di trattamento inaccettabile nei confronti di altre imprese che invece di avere debiti con le ATO ce li hanno con i comuni o altri enti pubblici. Le imprese creditrici devono essere trattate tutte allo stesso modo“.

Quindi una legge simile esiste già?
“Certo, è una legge nazionale in vigore già da qualche anno e la procedura si attua attraverso una piattaforma che è direttamente controllata dal Ministero dell’Economia e della Finanza: è lo Stato che si occupa della compensazione con le Pubbliche Amministrazioni coinvolte in sede di finanza allargata, mentre le aziende respirano. La novità siciliana è che con le leggi 8/2018 e 10/2018 la Regione Siciliana ha definito, come già ampiamente stabilito dalla giurisprudenza, che gli ATO sono assimilabili ad enti di diritto pubblico, perché pur essendo sotto forma di spa, sono di fatto società di proprietà dei comuni”.

E questo cosa significa?
“Significa che le aziende che hanno operato per gli ATO sono assimilabili a quelle che offrono beni e servizi per le Pubbliche Amministrazioni e come queste possono richiedere di compensare i crediti spesso milionari che vantano con gli ATO con le somme da versare in tributi. Ora, mentre la prima legge non è stata impugnata, la seconda – la 10/2018 , che prevedeva le modalità attuative della prima – sì. Ma l’impugnazione di per sé non blocca l’efficacia della legge. Bisognerebbe aspettare la decisione della Corte Costituzionale: occorre una sentenza di annullamento, ma fino ad allora la legge resta in vigore”.

Ma perché è scattata l’impugnazione?
“Il MEF ritiene che, siccome gli ATO spesso non hanno bilanci approvati perché i comuni non specificavano le poste corrispondenti nei propri bilanci, sarebbe difficile recuperare poi le somme da compensare. Ma il Ministero ha di fatto altri mezzi per poi punire i Comuni inadempienti. Operando ad esempio sui trasferimenti agli Enti Locali e trattenendo da lì le somme che le aziende richiedono di compensare. Non si può far pesare sulle imprese l’incapacità di alcuni Enti Locali di predisporre le poste in bilancio necessarie per pagare i creditori. Il risultato è che chi svolge importanti servizi per gli enti pubblici lo fa praticamente a proprie spese perché, non solo non viene retribuito, ma non gli viene neanche consentito di recuperare le somme. Mentre le tasse deve continuare a pagarle. Molte imprese arrivano al fallimento per questo“.

Cosa succederà adesso?
“Innanzitutto a mio parere ci sono margini di impugnazione da parte della Regione sulla decisione attuata dal Ministero che impedisce la compensazione. Dall’altra parte si pone invece un problema politico: il Governo intende aiutare le imprese? La Regione Siciliana ha operato in questa direzione e anche gli agenti della riscossione sono pronti ad occuparsi delle procedure. La palla adesso è in mano al Ministero che invece blocca la piattaforma telematica”.