Quanto ad accoglienza la Sicilia è certamente la più virtuosa tra le regioni italiane. Per una volta un primato positivo, tra i molti – spesso negativi – che le sono a torto o a ragione addebitati. E non si tratta di una situazione imposta della sua posizione geografica, quanto piuttosto di un retaggio della sua storia

L’articolo apparso ieri su Sud Press Immigrazione e polemiche: in Sicilia sorgeranno due nuovi hotspot a firma di Stefania Baudo da conto delle nove disposizioni annunciate dal Capo della Polizia Franco Gabrielli a proposito della creazione di due nuovi hot spot che dovrebbero sorge a Mineo e Messina affiancandosi a quelli Lampedusa, Pozallo, Trapani e Taranto.

Il resoconto mette in evidenza le preoccupazioni del sindaco di Messina Renato Accorinti di fronte al numero di nuovi ospiti che il suo territorio dovrà assorbire. E a ragione, perché la gestione di oltre 2800 ospiti in un centro di identificazione è certamente impegnativa. I noti problemi scaturiti dal più grande di questi Centri, il Cara di Mineo sono lì a testimoniarlo

E tuttavia il flusso di uomini, donne bambini, proveniente dall’Africa sub sub-sahariana non è un fenomeno passeggero. La chiusura della rotta orientale che dalla sponde turche e egiziane portava la migrazione proveniente dall’Africa e del medio Oriente verso le coste greche ha reso la sola rotta occidentale, quella appunto che dalle coste libiche raggiunge la Sicilia. La sola possibile.

E’ un fenomeno epocale che sta ridisegnando le mappe demografiche, sociali e politiche di due continenti quello africano e quello europeo.

Non illudiamoci. Si tratta certamente di un’emergenza, ma non di quelle superabili con questo o quel provvedimento. Le autorità centrali o regionali italiane provano a gestirlo con risultati alterni. I cittadini sono spesso allarmati. E tuttavia i siciliani che pure sono il primo fronte di fronte a questi eventi sono tra i più composti , (certamente molto più di altri al Nord) dimostrando in questo una saggezza che fa loro onore.

Ce ne sono molti che senza tanti clamori si sono rimboccati le maniche e aiutano: direttamente o indirettamente, autorità predisposte o iniziative private che siano.

Agata Gueli

Un esempio recentissimo è quanto sta accadendo, grazie a una dirigente scolastica illuminata come Agata Gueli dell’ Istituto E.Mattei di Gela/Butera. 50 migranti minori provenienti dalla cooperativa “Tu come me” sono stati sistemati tra i banchi per assistere a lezioni pomeridiane nella loro lingua originale (francese, inglese o arabo). L’intento è quello di agganciarli al sistema scolastico nazionale perché possano conseguire un regolare diploma di scuola media senza il quale non possono né proseguire gli studi né fare legalmente molto altro.

E’ una goccia nel mare, un esperimento pilota che speriamo tutti posa indicare una strada. Magari da replicare su scala più vasta. Noi Mediterraneo Sicilia Europa “ci stiamo provando”. Lo stiamo facendo grazie al nostro presidente Maurizio Caserta che è stato in grado di raccontare il progetto a Fondazione Sicilia che ci ha appoggiato con un piccolo finanziamento

I siciliani, si sa, quanto ad accoglienza sono un popolo di lunga grande e straordinaria tradizione. Io sono nato a Milano e vissuto nel capoluogo lombardo sino a poco tempo fa. Posso assicurarvi che un progetto come questo non sarebbe mai stato possibile realizzarlo con la velocità, la disponibilità e l’apertura mentale che ho trovato qui. Nei palermitani di Fondazione Sicilia, nel catanesi che ci appoggiano ogni giorno, nel corpo insegnante e amministrativo della scuola di Gela. Perché non si tratta solo della volontà personale di una dirigente notoriamente illuminata come Agata Gueli.

Tutti quanti a gela hanno affrontato questi 50 adolescenti inizialmente disorientati, impauriti e persino un po’ ostili con calma e determinazione. A partire dalla seconda lezione durante le lezioni che si svolgono 3 volte la settimana , ora sono loro a chiedere di non fare l’intervallo: hanno capito perfettamente che gli si sta offrendo un’opportunità e non vogliono perdere altro tempo.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa. Progetto Maurizio Caserta e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.