Per decidere di non occuparci della vicenda della telefonata farlocca che ha scatenato i 5Stelle e qualche polemica alquanto risibile, l’abbiamo ascoltata insieme ad alcuni passaggi delle sedute del consiglio comunale in cui vi si faceva riferimento o che ne erano all’origine. Tra questi ci è capitato di ascoltare un passaggio dell’intervento in aula del vice sindaco Roberto Bonaccorsi che nella seduta dello scorso 20 maggio sintetizza in modo efficace la situazione e fissa in maniera chiara la data dello shutdown a partire dalla quale, senza un opportuno intervento governativo, Catania precipiterà nella catastrofe.

Il vice sindaco Bonaccorsi avverte che il prossimo 30 giugno il comune di Catania dovrà restituire allo Stato 22 milioni di euro e, ancor più pesante, il 23 luglio scadranno 66 milioni di rate di mutui: tutti soldi che in cassa ovviamente non ci sono e impediranno già da questo momento di impegnare persino le somme per spese essenziali.

Niente stipendi, niente fondi per assistenza e servizi essenziali: il dissesto del dissesto, il disastro nel disastro.

Bonaccorsi, nel suo intervento, si chiede e chiede perché altre grandi città italiane, in condizioni persino peggiori rispetto a Catania, non siano state costrette alla dichiarazione di dissesto, come nel caso di Napoli, Torino, Palermo, ed anzi continuino ad essere assistite dal governo centrale con Roma che gode di una legge speciale che l’ha di fatto sgravata di ben 12 miliardi di debiti accollandoli allo Stato.

Occorre un intervento immediato che quanto meno sospenda il pagamento delle rate di mutuo, in attesa di trovare una soluzione che si attende da troppo tempo.

Tutto il resto sono chiacchiere da incapaci irresponsabili.