“La vicenda legata ai 177 eritrei tenuti prigionieri per 10 giorni a bordo della Diciotti si è rivelata alla sua conclusione un gigantesco un effetto ottico: un enorme “Fata Morgana”. Iniziava così l’editoriale  pubblicato su questa piattaforma lo scorso 30 agosto…

Una “Fata Morgana” ? Mah… forse avrei fatto meglio a dire una sirena, l’essere mitologico che copre col suo canto ogni altro rumore. Certo oggi anche le sirene si sono evolute, mica si pescano più con la rete, sono loro che pescano gli altri in rete: e non usano la lira, c’è twitter…

Ma andiamo con ordine. Io non sono siciliano, o meglio non sono nato qui. Sono un migrante al contrario che si è trasferito dalle pianure padane in Sicilia per amore di due femmine. Questa isola piena di luce e di ombre e una moglie che è siciliana per via paterna.

Io sono nato al Corvetto un quartiere milanese di quelli tosti (più simile a Librino che a San Cristoforo). Ho vissuto la Milano degli “anni di piombo” poi quella “da bere”,poi quella dell’ affermazione della Lega celodurista dell’Umberto “il Bossi”.Insomma a Milano ci ho vissuto per 60 anni (mica 2 giorni !)  e conosco  davvero cosa pensano le etnie che popolano  le pianure del Nord

Per questo, amici siciliani, vi invito a riflettere.

A Catania ci siamo distratti per quel che accadeva sul molo dove stava ancorata la Ubaldo Diciotti: ci siamo divisi tra “xenofobi per caso” (i siciliani non sono xenofobi manco se si mettono di impegno) e “buonisti” (possibilmente con un discreto conto in banca).

Ma i padani, loro no,  non si sono distratti. Il Governatore del Veneto (Luca Zaia, Lega) è calato a Rome ha incontrato il neo Ministro per gli Affari Regionali, (la veneta Erika Stefani, Lega) e con lei martedì 4 settembre, ha siglato un’intesa. Che prevede di arrivare a una legge delega il più velocemente possibile per concretizzare nuove autonomie regionali che assicureranno più poteri, ma soprattutto più soldi a disposizione del Nord del Paese.

28 miliardi solo in  Veneto: cioè a dire  la  differenza tra ciò che i cittadini di quella Regione versano allo Stato centrale e ciò che rientra alla Regione in termini di contributi. In coda si sono già disposte Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria. Tra Veneto e Lombardia i tecnici calcolano 35 miliardi in meno di introiti allo Stato centrale. 35 miliardi, altro che 177 eritrei!

Sono numeri che potrebbero significare meno spese per le infrastrutture e meno servizi sociali erogati dallo Stato centrale per esempio a un Sud che ne ha disperatamente  bisogno.

Potrebbero?

Per – sgradita – esperienza personale so che quando ci si deve curare di un qualche malanno serio la porta d’accesso non è quella di un Ospedale o Clinica siciliana, ma quella di l’aeroporto. A Catania di Fontanarossa: volo diretto Catania-Milano, o Bologna o Torino…

La realtà è che al Sud vivono attualmente  italiani di serie B: almeno sotto il profilo dei diritti, dei servizi e delle opportunità. E difatti al Sud la popolazione decresce: nel 2017 se ne sono andate dalla Sicilia 16.700 persone.

Decresce e invecchia perché i giovani se ne vanno?

“Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”.  Qualcuno può dargli torto?

Mentre il dibattito mediatico nazionale è appiattito, ieri sugli eritrei della Diciotti, oggi sulla Libia, nelle stanze dei palazzi romani un Governatore della Lega e un Ministro della lega tengono fede alle promesse fatte al loro elettorato che desidera esattamente questo: senza clamore, senza Twitter e Fb stanno scrivendo una pagina politica inedita che prevede un cambiamento degli assetti istituzionali nel rapporto tra Stato e Regioni capace di creare un problema gigantesco alle aree meno sviluppate del Paese.

Potrebbe?

Il rapporto Svimez sull’Economia del Mezzogiorno 2018 sottolinea che il Sud, se non sostenuto da politiche finalmente mirate e consistenti, rischia una forte frenata nei prossimi anni.(…) Occorrono investimenti pubblici, calati in misura sostanziale dagli anni della crisi in poi. Sostiene Svimez che “il ruolo spesso evocato nel dibattito di politica economica su efficacia e rilevanza degli investimenti pubblici quale volano dello sviluppo del Paese è, nel Sud, confermato con ogni evidenza”.

Davvero sorprendente risulta dunque il silenzio del Ministro per il Sud Barbara Lezzi (M5S nata a Lecce) su quanto accaduto il 4 settembre a Roma: si è resa conto la Ministra di quel che sta succedendo?

Davvero sorprendente anche la (non) reazione della classe dirigente meridionale. Quale è il pensiero a questo proposito del Governatore della Sicilia Nello Musumeci? E quello del neo sindaco Salvo Pogliese?

Matteo Salvini di recente è venuto spesso in Sicilia e da ultimo ha promesso “di interessarsi” al problema del dissesto finanziario che Catania si trova a fronteggiare.

Salvini è un uomo di parola? Tranquilli: come Zaia a Stefani, “il Salvini” è uno di quelli che cerca sempre di mantenere le promesse fatte al suo elettorato: nordista

Per questo, amici siciliani, vi invito a riflettere.

Sapete cosa pensa  – a torto o a ragione –  un “lumbardun” di una regione  che  unica in Italia

  1. a) mantiene 70 parlamentari equiparati a quelli nazionali
  2. b) trattiene tutte le sue entrate fiscali senza trasferimenti allo Stato centrale ma accumula un debito voragine di oltre 5 miliardi tra il 2016 e il 2018

Siamo tutti uomini di mondo e certo non c’è bisogno che ve lo dica io.


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”, collabora con “East-West” Ha pubblicato libri di saggistica e ha fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.