Quello che sta accadendo al comune di Catania è ormai al di là del bene e del male. 

Lasciamo stare la situazione finanziaria, modalità e contenuti dei documenti contabili, i pareri assurdi dei Revisori dei Conti, i libri dei sogni, le ineffabili inaugurazioni, i sopralluoghi e le visite strampalate.

Lasciamo perdere piste ciclabili, Tondo Gioeni, zona industriale e promesse di assunzioni.

Lasciamo perdere persino l’oggetto analogo a quello che trattiamo oggi e cioè gli incarichi al proprio avvocato personale nonchè componente del collegio di difesa dello stesso comune senza che l’ordine degli avvocati abbia nulla da obiettare sull’assenza di bandi selettivi o rotazione tra  propri 4.600 iscritti. Vedremo a breve come il tema diventa drammatico nelle partecipate.

Lasciamo stare tutto questo e tanto altro per focalizzare l’attenzione su come appare evidente di come l’amministrazione sia entrata completamente nel pallone anche nella redazione degli atti più semplici, che nella pubblica amministrazione sono però essenziali e devono necessariamente produrre responsabilità in quanto indice di quella mancanza di efficienza che invece dovrebbe essere garantita come prescritto persino dal dettato costituzionale.

Cosa è successo?

Il comune d Catania deve affrontare un processo delicato, quello relativo alla responsabilità per la tragica morte della signora Patrizia Scalora, uccisa da una palma schiantatole addosso in piazza Cutelli nell’ottobre del 2014. Brutta storia.

Il 4 di ottobre 2016 il sindaco di Catania Enzo Bianco emette la determina 2/144 con la quale da incarico all’avvocato Agata Barbagallo, dipendente dell’Avvocatura Comunale, di difendere gli interessi dell’ente. Punto.

Ma ecco la stranezza.

Il 27 dicembre l’Avvocato Capo Marco Petino, facendo esplicito riferimento come premessa alla determina del sindaco 144, procede all’impegno di spesa per la parcella da 8.432,16 presentata in data 9 dicembre 2016 dall’avvocato….Giovanni Grasso.

Nel corpo della determina dell’avvocato Petino si legge anche “che in capo allo scrivente ed ai soggetti sottoscrittori del presente non sussistono conflitti d’interesse”, (e meno male potremmo dire), e che “il mancato impegno reca un danno patrimoniale grave e certo all’Ente.”

E ci mancherebbe.

Ora, come si sia arrivati da un mandato all’avvocatura comunale ad una parcella di un legale esterno è quesito che, insieme a tutti gli altri,  lasciamo ai posteri sperando che non siano troppo postumi.

Il provvedimento del sindaco Bianco con cui da incarico all’avvocato comunale Agata Barbagallo.

Il provvedimento dell’Avvocato Capo Marco Petino con cui mpegna la parcella dell’avvocato Giovanni Grasso.

La parcella dell’avvocato Giovanni Grasso.