Riceviamo le bandiere blu mentre i depuratori non funzionano e le spiagge sono sempre meno accessibili ai cittadini. Cosa bisogna fare per godere del nostro mare?

 

basilio

Noi siciliani abbiamo il brutto vizio di cullarci su ciò che di positivo ci accade, troppo spesso senza aver lavorato per guadagnarci i risultati e poi accrescerli. 

Il buon Dio ci ha donato belle spiagge, un mare stupendo, un patrimonio naturale, culturale e artistico che induce i turisti a venire nell’Isola ma, se ci facessimo un esame di coscienza a partire da noi politici sino ad arrivare al cittadino meno impegnato – ovviamente con i diversi livelli di responsabilità – ci accorgeremmo che peggio di così difficilmente si sarebbe potuto fare. 

Ci danno ancora “bandiere blu”!… (per l’assegnazione, una spiaggia deve rispondere a determinati requisiti) ma la Sicilia, intanto, è in vetta alle classifiche negative di depuratori che non funzionano, ha interi territori – purtroppo quasi sempre quelli più antropizzati – addirittura senza alcun sistema di depurazione. Su quest’ultimo tema ci sarebbe da soffermarsi parecchio: troppe le amministrazioni che non hanno costruito i depuratori o che non hanno attivato le procedure perchè ciò avvenisse, troppi i consiglieri comunali irresponsabili che nei vari comuni si sono macchiati della colpa di votare contro la realizzazione dei depuratori – talvolta addirittura aizzando i cittadini per evitare che si individuasse questa o quell’altra area – personale politico che spero verrà perseguito dalla Corte dei Conti per il danno arrecato ai siciliani oltre che per quello ambientale anche per quello economico (sono già partite le sanzioni europee e ne arriveranno presto delle altre che graveranno sulle spalle dei cittadini!).

Quindi, non mi piace scrivere beandomi dei successi o della attrattiva che esercitano ancora alcune nostre spiagge magari così inducendo altri miei conterranei a farlo, voglio piuttosto che noi tutti si provi, io per primo, ad invertire la rotta perchè la Sicilia possa tornare ad essere faro di civiltà anche in campo ambientale e di valorizzazione del mare e del territorio.

Esistono le risorse comunitarie (finora sprecate quando non perdute):attiviamole! Facciamo partire le procedure con personale qualificato, individuiamo le responsabilità di chi non fa le cose che spesso è più colpevole di colui il quale “fa” male. 

Non voglio nemmeno entrare nel troppo semplice pretesto delle scadenti amministrazioni che in tanti comuni, a partire da Catania, non riescono a mettere in piedi i cosiddetti solarium e i servizi ad essi collegati; penso che più che guardare al terribile e offensivo presente sia necessario che noi siciliani si riesca a modificare il nostro atteggiamento e il nostro modo di pensare, sbracciandoci e lavorando tutti insieme per migliorare il nostro futuro.

On. Basilio Catanoso – Deputato Nazionale Forza Italia

 

 

berry“Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi, così recita la Teoria dell’Isola di Manlio Sgalambro. Non ho mai condiviso l’idea della irredimibilità della Sicilia, né quella della ineluttabilità di un destino di arretratezza e sottosviluppo, anzi sono convinto delle enormi potenzialità della nostra Isola, e va detto che alcuni segnali che arrivano dai settori turistico e agricolo, incoraggiano tale convinzione.
Però dinanzi alle notizie relative alla Città di Catania di un sistema fognario che copre meno di un terzo della popolazione, con decine di migliaia di utenti “a perdere”, nonostante la disponibilità di ben 213 milioni stanziati nel 2012 dallo Stato, di fronte all’evidenza di solarium ancora chiusi a metà luglio, di spiagge libere chiuse o in condizioni di grave degrado, per limitarsi agli ultimi giorni di cronaca, l’ottimismo anche fosse solo della volontà, rischia di lasciare spazio al pessimismo cosmico.
Non si tratta, infatti, di ordinarie storie di incapacità amministrativa e di malgoverno, ma di qualcosa di più grave.
Sembra quasi che Catania sia una città di mare che rifiuta il rapporto con il mare o per meglio dire il cui rapporto con il mare è ostacolato.
Ostacoli che si risolvono in una compressione della libertà dei cittadini, in una privazione di diritti e anche in una mortificazione delle potenzialità che la nostra Città potrebbe avere.
La negazione del diritto all’accesso al mare, in modo gratuito, si risolve in una sostanziale privatizzazione dell’accesso al mare, che penalizza chi ha meno, chi una cabina non può permettersela, ma anche chi non intende pagare per usufruire di un bene pubblico.
Per cui è davvero singolare che si invochi la legalità per giustificare gli ulteriori ritardi nella apertura dei solarium (per utile approfondimento in merito alle procedure seguite dal Comune di Catania, suggerisco la lettura del commento di Andrea in questo articolo recente di Sudpress: http://www.sudpress.it/i-solarium-e-lombrello-della-legalita-del-sindaco-bianco/#comment-99208). La legalità delle procedure di affidamento dei lavori di realizzazione dei solarium e dei servizi connessi, deve necessariamente coniugarsi con tempi tali da non risolversi in un sacrificio dei diritti dei cittadini.
Ancor più gravi sono le notizie relative alla molto parziale copertura del sistema fognario e di depurazione.
Mentre Comune e Regione continuano a discutere su chi tra Sogesid e Sidra debba coordinare la realizzazione dell’opera e gestire quindi i fondi, la situazione del nostro mare peggiora: ne soffre l’ambiente, con le acque sporche e invase di liquami, e ne soffre la Città che continua ad essere privata di un servizio essenziale.
Senza trascurare il fatto che il ritardato avvio di lavori pubblici per centinaia di milioni di euro stanziati dallo Stato, priva il territorio di importanti opportunità occupazionali di cui ci sarebbe un estremo bisogno. 

Una paralisi nell’utilizzo dei fondi per la depurazione che riguarda l’intera Regione Sicilia, multata dall’Unione Europea perché incapace di dotarsi di depuratori a norma. Nella nostra Regione infatti sono pochissimi i depuratori funzionanti e questo nonostante negli ultimi anni siano stati stanziati miliardi di euro per interventi relativi ai settori di collettamento e depurazione delle acque: nel 2012 proprio l’Ue aveva stanziato un miliardo e seicento milioni di euro per finanziare 94 progetti di depurazione in Sicilia. Lungi da me voler fare un paragone in termini di conseguenze, ma il drammatico disastro ferroviario avvenuto in Puglia pochissimi giorni fa è stato causato anche da una burocrazia elefantiaca e perciò colpevole, un sistema di lacci e lacciuoli, impedimenti, continui rimandi e rimpalli di responsabilità che purtroppo anche nella nostra Regione frena lo sviluppo e taglia le gambe all’utilizzo di quei fondi europei che per noi sono quanto mai vitali.  Catania, come la Sicilia, per realizzare un futuro diverso ha bisogno di recuperare il rapporto con il suo mare. Com’è evidente, c’è molto da fare e spetta a noi del Pd dimostrare di essere all’altezza della sfida.

On. Giuseppe Berretta – Deputato Nazionale Partito Democratico