Il direttore di SudStyle Aldo Premoli racconta qualcosa di affascinante sul famoso quadro del grandissimo El Greco, custodito sinora al Castello Ursino di Catania e partito per un delicato restauro. Sperando che torni presto.

L’opera è stata staccata dai muri qualche giorno fa, infilata in una valigetta e trasferita in un laboratorio della Capitale specializzato nella valorizzazione di lavori su tavola e su tela. Gli interventi saranno effettuati, a cura della Pantone Restauri, nell’ambito del progetto “Opera Tua” di Coop Alleanza 3.0 che ha premiato il Ritratto come capolavoro preferendolo ad altre opere altrettanto bisognose.

La tecnica sapiente, quasi da miniatura, tipiche di questo olio su tavola, la leggerezza del tocco e i colori vividi sono i suoi caratteri più affascinanti.

E’ noto come El Greco fosse un eccellente ritrattista: eseguì meno ritratti rispetto ai dipinti di argomento religioso per cui è celebre, ma la loro qualità è egualmente elevata.

Ma chi era Domínikos Theotokópoulos detto El Greco?

E perché un dipinto così minuscolo (10×14) riveste ancora oggi tanta importanza?

El Greco, nacque a Creta nel 1541, allora sotto il dominio della Serenissima, ma è a Venezia dove arriva a 26 anni che forma la sua arte osservando le linee sinuose e allungate del Tintoretto e lo straordinario uso del colore di Tiziano.

Catania al Castello Ursino conserva da sempre questo dipinto e fortunatamente i quadri – checché ne dicano i mercanti d’arte – non si giudicano dalla vastità della loro superficie.

Il Ritratto rimasto a lungo dimenticato nei depositi del Castello da dove è riemerso solo nel 2017, se ora torna per un’ operazione di restaurato a Roma (dove probabilmente è stato dipinto) è un gran bene.

El Greco dopo Venezia infatti si spostò a Roma intorno al 1570. Il pittore era un tipetto “tutto pepe” e in poco tempo si fece un bel po’ di nemici. Certo un giovanotto che sostiene davanti a Pio V che Michelangelo “era un brav’uomo, ma non sapeva dipingere”, ragione per cui sarebbe stato meglio affidare a lui la ri-pittura dell’intero Giudizio Universale nella Cappella Sistina….

L’architetto e scrittore Pirro Ligorio lo definisce immediatamente uno “stupido straniero” e documentata una lite con il potentissimo Cardinale Alessandro Farnese, che costrinse il giovane artista ad abbandonare il suo palazzo. Da Roma infatti nel 1575 El Greco sì trasferì definitivamente a Toledo dove ottenne numerosi e prestigiosissimi incarichi e rimase per sempre,

Queste le cronache. Ma che ce ne importa di El Greco oggi?

Ce ne importa eccome. Personalmente sono un appassionato di arte contemporanea e posso assicurare che El Greco non è mai passato di moda.

Uno dei principi fondamentali del suo stile è il primato dell’immaginazione sulla rappresentazione oggettiva del soggetto da ritrarre. El Greco rifiutava i principi classicisti come misura e proporzione. E pensava che fosse il colore l’elemento più importante di un dipinto, giunse a dichiarare che il colore aveva la supremazia rispetto alla forma.

Vi ricorda qualcosa? Ma certo, un’integrazione del genere sarebbe riemersa solo tre secoli dopo, nelle opere di Cézanne. Il suo uso del colore influenzò Delacroixe, Édouard, Manet.

Dopo i simbolisti fu Pablo Picassonel suo periodo blu, ad ispirarsi alle tonalità fredde di El Greco. Mentre Picasso stava lavorando a Les Demoiselles d’Avignon, fece visita all’amico Ignacio Zuloaga nel suo atelier di Parigi e studiò l’Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse di El Greco che era di proprietà di Zuloaga. Il rapporto tra Les Demoiselles d’Avignone e l’Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse è stato più tardi messo in evidenza dalla critica che analizzava le similitudini stilistiche dei due dipinti. Ancora. Nel 1950 Picasso inaugura la sua serie di parafrasi di opere di altri pittori con Il ritratto di un pittore dopo El Greco.

Anche Jackson Pollock, il maggiore esponente dell’espressionismo astratto, fu influenzato da El Greco. Prima della fine del 1943 Pollock aveva realizzato sessanta composizioni a disegno sulla scia di quelle di El Greco e possedeva tre libri sulle opere del maestro cretese.[

E ancora. La personalità e il lavoro di El Greco furono fonte di ispirazione per il poeta Rainer Maria Rilke.Un gruppo di poesie di Rilke (Himmelfahrt Mariae I.II., 1913) furono direttamente basate sull’Immacolata Concezione del pittore.

Nel 1998 il compositore di musica elettronica Vangelis pubblicò “El Greco”, un album sinfonico ispirato all’artista. L’album rappresenta un’espansione di un precedente lavoro di Vangelis “Un tributo a El Greco”

Può bastare?


Aldo Premoli, milanese di nascita, vive tra Catania, Cenobbio, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige il periodico specializzato nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia”, “Artribune”. Ha pubblicato libri di saggistica e fondato, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige il tendermagazine Sudstyle.