Sul triste epilogo, ancora parziale e certo non definitivo, di alcuni dei sistemi di potere catanesi non poteva mancare la riflessione di una di quelle personalità che li ha sempre avversati a viso aperto, subendo anch’egli le intimidazioni di azioni giudiziarie che non potranno che essere giudicate temerarie se non minacciose, ancor di più alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni. Al Prof. Condorelli, illustre clinico e amatissimo (dai suoi studenti) cattedratico, personalmente ed a nome della testata ma direi per conto di tutti i cittadini coscienziosi e indipendenti, devo il ringraziamento per esserci stato accanto con il prestigio della sua firma quando rivelare quanto si combinava in certe stanze in danno della Comunità era tutt’altro che facile. Adesso è tutta un’altra storia e speriamo possano scriverla persone perbene come lui e le tante altre che abbiamo avuto l’onore di conoscere in tutti questi terribili anni di battaglie: siamo convinti che siano molte di più dei miserabili parassiti che questa città hanno assassinato. (PDR)

 

Prof. Beppe Condorelli

Se ci fosse, Wagner riscriverebbe con qualche variante la tetralogia: L’Oro del Reno (che sarà ?), la Walkiria (chi potrebbe essere?) Sigfrido (questo sappiamo chi è, è un eroe, medaglia d’oro alle querele, il Dottor Di Rosa per nostra fortuna vivo e vegeto ), e per finire il Crepuscolo degli Dei.

Il tema che conclude Il Crepuscolo è struggente; ascoltatelo amici lettori, dà la sensazione di un mondo che sta dissolvendosi, ma che tenta disperatamente di non dissolversi, dapprima in un crescendo per poi finire, sommessamente, in una melodia che evoca il mormorio del Reno.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra Sinfonica della Procura della Repubblica di Catania, il Maestro Carmelo Zuccaro.

Non ho scritto alcun commento sui fatti universitari: alcuni degli inquisiti sono miei amici; a loro esprimo non solidarietà, che per definizione è la convergenza di idee e di interessi; a loro esprimo il mio non mutato affetto e l’augurio che possano dimostrare ai Magistrati la non colpevolezza o quanto meno di aver agito non per scelta personale, ma perché obbligati da poteri forti.

La mia solidarietà va alla Procura della Repubblica, ai Magistrati, ai Poliziotti che hanno lavorato in nome e per conto della giustizia; se il medico ha sbagliato diagnosi (cosa divenuta non rara), per fortuna ci sono altri medici che possono rivalutare i fatti e correggere gli errori altrui. Questo si chiama Stato di Diritto.

Adesso l’ultimo colpo lo riceve l’Ordine dei Medici con lo scioglimento coatto del consiglio; a chi non l’avesse ancora fatto, suggerisco di ascoltare la breve intervista del Dott. Giorgio Giannone, mio amico da tantissimi anni, la cui carriera accademica fu ostacolata dai poteri forti dell’università di allora. Come in altro commento scrissi, va al dottor Poli il merito di averlo ‘ripescato’ dal ghetto in cui l’accademia voleva confinarlo.

Lo riscrivo per l’ennesima volta: la sanità locale fa acqua da tutte le parti, ed il problema è eminentemente culturale.

Nei trent’anni che ho passato insegnando nella nostra facoltà medica, ho conosciuto molti studenti veramente brillanti: dove sono finiti?

Quasi certamente in ospedali del nord dove la meritocrazia ancora conta qualche cosa.

Ritornando al punto, compito dell’Ordine è da una parte quello di tutelare il Medico nello svolgimento della sua opera, dall’altra quella di seguirne la formazione continua non con gli show dei soliti noti su argomenti quasi mai di primaria importanza, ma con aggiornamenti fondati su solide basi scientifiche e su questioni di primaria importanza per la sanità pubblica.

Sarà possibile raggiungere questi obiettivi?

Concludo ritornando con il pensiero ai Colleghi che in questo momento sono, per così dire, perseguitati dalla giustizia; a loro ed a tutto il corpo docente ricordo questi versetti tratti dal Libro della Sapienza che mi colpirono profondamente quando li lessi per la prima volta, e che ritengo dovrebbero essere scolpiti nella mente di chi, della docenza, ha la grandissima responsabilità specie quando sia chiamato a scegliere fra potere e sapere.

“Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.”