Sudpress si sta occupando, con lavoro intenso e capillare, di tirare fuori tutti gli inghippi che esistono al Cara di Mineo, il più grande centro di accoglienza del meridione d’Italia. Ma il Sistema di  Protezione per Rifugiati e Richiedenti Asili (SPRAR) gestito dal Ministero dell’Interno rischia di essere altrettanto interessante

Un’enorme struttura divenuta, non l’avanguardia dell’ospitalità e dell’accoglienza in una terra di frontiera come la Sicilia, ma uno strumento dove creare clientele e consenso, con posti di lavoro distribuiti ad amici e conoscenti di politicanti e presunti tali.

Oggi ci occupiamo di Ramacca, grosso centro agricolo della piana di Catania a guida Partito Democratico, nonchè comune aderente al Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”.

Il primo cittadino, l’ avv. Francesco Zappalà, è attualmente vicepresidente dell’assemblea del Consorzio, composta dai sindaci dei comuni aderenti. Il comune famoso per i carciofi è ulteriormente rappresentato in seno al Consorzio anche grazie alla presenza, in qualità di segretario, del dott. Cataldo La Ferrera, segretario generale del comune di Ramacca.

Dalla stampa nazionale è noto che il sindaco Zappalà si sia messo in contatto con Odevaine. Ebbene, da alcuni approfondimenti effettuati da Sudpress è risultato che al Cara di Mineo siano assunti alcuni parenti di Francesco Zappalà, nello specifico un nipote ed un cugino. 

Sempre al Cara, poi, lavorano alcuni parenti di altri politicanti del paese, come ad esempio il cugino del presidente del Consiglio comunale Nunzio Vitale (sempre del Pd) ed il figlio di un consigliere Comunale Paolo Cafici (Pd); il figlio di un altro consigliere comunale Salvatore Pedalino (sempre del Pd). Non solo. Le assunzioni di familiari, infatti, paiono essere assolutamente trasversali tra centrosinistra e centrodestra.

Tra gli assunti al Cara ritroviamo anche il cognato di un consigliere comunale del NCD, Pietro Sottosanti. Anche un ex consigliere al civico consesso, Filippo Mendolia, ritrova un parente tra gli impiegati al Cara, nello specifico il proprio cognato. Mendolia è stato uno tra quelli che più si è impegnato durante le passate elezioni europee a raccogliere voti per il partito di Alfano e Castiglione.

Dal brevissimo quadro appena accennato, nonché dalle parole di alcuni cittadini ramacchesi, è stato possibile accertare che, per certi versi, la sindacatura dell’avv. Zappalà abbia scalfito il monopolio delle assunzioni effettuate al Cara di Mineo, detenuto dall’On. Giuseppe Limoli, ex deputato regionale di Forza Italia, successivamente passato al Ncd.

Ma non è tutto, perchè ormai a Ramacca l’immigrazione è diventato un lucroso business. Nel territorio comunale, infatti, insiste uno Sprar, un centro di ‘accoglienza integrata’. E, anche qui, le vicende poco chiare non mancano. Infatti, dall’interpellanza di un consigliere comunale effettuata qualche tempo fa, siamo riusciti a scoprire che il bando per l’individuazione del soggetto gestore del centro venne pubblicato nel sito istituzionale del Comune solo per qualche ora. Per molte cooperative attive nel terzo settore, dunque, fu quasi impossibile conoscere la procedura di selezione. La gestione dello Sprar venne affidata ad una cooperativa di Acireale, la quale subito dopo provvedette a subappaltarla alla ormai famosa cooperativa sociale “Le Tre Lune”.

A questa cooperativa, il Comune di Ramacca ha stanziato, per l’organizzazione di servizi vari tra il 2013 e il 2014, oltre € 46.000,00. Tutti, mediante affidamento diretto.

Anche allo Sprar di Ramacca è stato possibile ritrovare tra gli assunti numerosi soggetti imparentati con politici locali: alcuni parenti del presidente del consiglio comunale, la moglie del consigliere del Pd Giuseppe Paglia, la figlia del capogruppo del Pd Agrippino Sollennità, e altre persone risultate vicine all’amministrazione.

Ci teniamo a precisare una cosa: la presenza così massiccia di parenti di politici locali all’interno del Cara di Mineo e dello Sprar di Ramacca di per sé non rappresenta un reato. Siamo sicuri, però, che una così alta concentrazione, tale da poter far tranquillamente discorrere di parentopoli, è un fatto perlomeno sospetto e che, come tale, è da sottoporre all’attenzione dei nostri lettori.

Le numerose particolarità sin qui riscontrate, però, non finiscono. Infatti, anche in riferimento alla gestione amministrativa del Comune della piana di Catania, numerose sono le perplessità nascenti. Dando uno sguardo al sito del comune ci siamo accorti che è stato emanato un bando per due posti da dirigente. Per la stessa categoria “D” vengono richiesti, però, due titoli di accesso diversi: per il concorso di Area Contabile – per mobilità esterna – viene richiesta la laurea magistrale o specialistica, mentre per il concorso di Area Tecnica – personale interno – la laurea triennale, con specifica di Ingegneria civile o Ingegneria Civile ed Ambientale e la laurea Magistrale in Ingegneria Civile od equipollenti.

Non si capisce per quale ragione, pur nella discrezionalità della Pubblica Amministrazione, per due livelli dirigenziali uguali l’Amministrazione richiede titolo di Studio diversi. Sorge il dubbio che sia stato fatto un bando vestito addosso a qualche soggetto vicino all’amministrazione.

Questa è la situazione che gli approfondimenti di Sudpress hanno permesso di fare venir fuori nel comune di Ramacca. Anche qui, dunque, l’emergenza immigrati è stata trasformata dalla politica in uno strumento attraverso il quale creare clientele per allargare il consenso. Un vaso di Pandora che l’ordinanza “Mafia Capitale” ha scoperchiato, denudando un sistema di potere cinico e meschino, poiché condotto sulla vita dei migranti che sbarcano sulle nostre coste e che, senza esagerazione alcuna, rappresenta uno dei più grandi drammi del nostro tempo.

In ogni caso, il lavoro di Sudpress volto a portare a conoscenza dei lettori le “particolarità” della politica nostrana, continua.