Sulla riflessione lanciata dal direttore di SudStyle Aldo Premoli con “Caos, Comunicazione e Butterfly effect”, interviene l’ing. Renato Cappellani: “Può solo rallegrare il fatto che l’Autore del presente articolo dedichi la sua intelligenza all’utilizzo di nuovi strumenti di pensiero che la Scienza mette a disposizione di tutti.”

In questo caso, mi riferisco ovviamente all’utilizzo della Teoria del Caos nella lettura degli attuali avvenimenti.

Il vantaggio chiaro ed evidente di questo atteggiamento mentale è quello di creare un’atmosfera di sano dialogo, in quanto ogni asserzione formulata viene accompagnata da un frammento di catena di ragionamenti logici ad essa associata, che chiunque può comprendere e verificare alla luce della logica.

Diversamente si assiste a dispute dialettiche garantite solo dai decibel e dal peso garantito dalla visibilità sui media goduto da chi parla: e’ ad esempio questo l’atteggiamento di coloro che oggi si dedicano all’arte di fare opposizione in parlamento, in cui si contesta la maggioranza, facendo leva unicamente su stratagemmi psicologici e mentalistici, di nessun fondamento, né scientifico, nè filosofico: pura e bieca propaganda.

E dire che in passato, puranco per le peggiori propagande politiche, si aveva il pudore di fornirne genesi e ratio su improbabili processi fisici o su concetti primitivi kantiani (razzismo hitleriano, creazionismo, marxismo.

Oggi invece, nell’ambito dei fenomeni macro-economici i nostri politici utilizzano propagande che non si basano né su ragionamenti scientifici, né su quelli etico-filosofici, ma su sovrastrutture mentali generate da organizzazioni private di chi detiene il potere economico.

Del resto molta scienza e conoscenza verrebbero richieste ai nostri politici, che ne sono sprovvisti, perché eletti non per meriti ma per interessi di partito o di lobby.

Iniziare a ragionare prendendo a prestito la teoria del caos è quindi un buon augurio, anche perché tutto viene osservato in un universo in cui ogni soggetto osservatore prende coscienza di non essere privilegiato, ma di essere a sua volta esso stesso un oggetto prodotto dal caos.

E questo è proprio l’atteggiamento che un tempo veniva etichettato come liberale, in ultima ratio generato dal metodo sperimentale, in contrapposizione con quello marxiano, generato dal materialismo storico dialettico.
La contrapposizione dei due atteggiamenti mentali dovrebbe essere chiaro a tutti, viste le arcinote conseguenze che hanno avuto sull’umanità.

Bello sarebbe allora dedicare una rubrica sull’arte di ragionare in chiave scientifica, dal momento che il metodo sperimentale, la teoria del caos e la stragrande maggioranza di teorie macroeconomiche si fondano per l’appunto su questo metodo.

La teoria del caos si fonda proprio sulla rinuncia di far discendere tutto da un unico principio motore, ma su osservazioni registrate e comparate su una sequenza di configurazioni spazio-temporali.

Questo atteggiamento mentale eviterebbe scontri frontali, in quanto lascerebbe sempre spazio a correzioni di tiro, ripensamenti, senza che gli interlocutori pensino di perdere autorità, credibilità e rispetto, anzi si dimostrerebbe che il dialogo costruttivo non produce né vinti, né vincitori, ma solo passi in avanti. Questa è sempre stata del resto la storia della scienza.

E’ allora unicamente nello spirito di quest’ultima asserzione che mi permetto di aggiungere qualcosa, utile non a contraddire l’Autore, ma a rinforzarne le fondamenta.

Occorre riflettere che la presa a prestito della teoria del caos non può prescindere dal principio di causalità, vero principio principe dell’intelletto umano.

Occorre ricordare che i principii sono uno strumento mentale e che in Natura essi non esistono: essa ci mostra unicamente comportamenti costanti o ciclici.

Inoltra la conoscenza umana si fonda sul metodo della differenziazione: dal confronto di due o più osservazioni è possibile congetturare andamenti e leggi naturali.

Ma proprio per quanto appena detto, non è possibile rinunciare alla ricerca dei nessi di causalità, o peggio invertire cause con effetti, erronea operazione solitamente effettuata allorquando si vogliano osservare sistemi fisici o antropologici fortemente non lineari.

In breve la teoria del caos parrebbe rinunciare ad inseguire i nessi di causalità ma, a mio modesto modo di vedere le cose, oggi il nesso di causalità non può più essere rintracciato unicamente su un’unica catena lineare di eventi causali, ma su più catene parallele, che si intrecciano sistematicamente, creando nodi su cui è difficile capire quale sia la causa e quale l’effetto: donde la sensazione del Caos.

Una pur vaga idea è quella di confrontare modelli nonodimensionali (come una condotta idraulica costituita da un unico tubo, o un circuito elettrico, materializzato con un unico filo conduttore), in cui facile è rintracciare il nesso di causalità, con modello a maglia multidimensionale, come quella di un acquedotto cittadino, un circuito elettrico, o un circuito neuronale 3D.

Lo sforzo da compiere sarà allora quello di porre l’osservatore non su un nodo della maglia, ma al di fuori di essa.

Resterebbe chiaro allora quanto meno il primato del 2° principio della Termodinamica, unico vero motore dell’universo, in ogni suo apparire.

E allora dallo studio dei rendimenti comportamentali facile sarebbe e sarà giudicare atti e condotte di politici e politologi, economisti e ragionieri.
Solo traducendo ogni valore etico nel corrispondente rendimento termodinamico sarebbe possibile conoscere, definire e giudicare comportamenti politici.

In un sistema ad alto rendimento termodinamico gioco forza vige la giustizia, l’eticità, il massimo benessere socio-economico.

Domanda: il caos è un effetto del disordine o è la madre di tutti gli ordini?

Una mente non eletta oggi risponderebbe in termini di entropia crescente: ma non saremmo più nel 21° secolo, ma in sistematismi ottocenteschi.