Soltanto dopo l’attenzione mediatica e l’intervento personale del sindaco Salvo Pogliese si è potuto impedire l’ennesimo scempio. Ma si è rischiato grosso perché qualcuno negli uffici comunali si è “distratto”. Il Boschetto della Plaia alla fine non sarà venduto a privati. Ed è una buona notizia. Ma dietro a questa buona notizia c’è la conferma dell’incapacità/negligenza di alcuni funzionari comunali e questo non è mai un buon segno

Il comunicato è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri. Il Boschetto della Plaia non è più a rischio: il Comune lo acquisterà dal Demanio salvando così una delle pochissime aree verdi della nostra città dall’ennesima privatizzazione scellerata.

Ma c’è poco da gioire. Intanto perché il fatto che il lotto di boschetto di eucalipti su uno dei litorali più invasi dal cemento della Sicilia passi da un ente pubblico (lo Stato) ad un altro (il Comune) chiuderà il sipario su una vicenda che è poco chiara. I sospetti che legano la vendita ad un prezzo così basso al recente incendio restano: il Comune di Catania mette fuori dai giochi tutti, ma tutti chi? Non lo scopriremo mai.

Ma c’è un’altra notizia che si nasconde dietro al comunicato stampa del Demanio che il Comune ha diligentemente inoltrato. Leggiamolo per intero:

“L’Agenzia del Demanio, nell’ambito delle proprie attività di gestione degli immobili dello Stato, ha pubblicato il 29 luglio scorso un avviso di vendita di beni ricompresi nel territorio siciliano, tra i quali figura anche il lotto n. 24, relativo all’immobile sito in Catania, in Viale Kennedy, 10, noto come il “Boschetto della Playa”.
Prima di avviare l’iter di pubblicazione del bando, il Demanio ha quindi inviato lo scorso maggio al Comune di Catania una nota di richiesta di diritto di opzione per l’acquisizione del bene alla quale però l’Amministrazione non ha dato riscontro.
Il Comune di Catania, visto l’approssimarsi della scadenza del bando, pur non avendo esercitato il diritto di prelazione a suo tempo, ha richiesto all’Agenzia lo stralcio dall’avviso di vendita del lotto, al fine di garantire la conservazione del carattere pubblico del terreno.
Questo perché l’area è parte integrante di un più ampio comprensorio di proprietà del Comune destinato a parco pubblico.
L’Agenzia, in considerazione dell’attuale manifestazione d’interesse, ha ritenuto di accogliere la richiesta del Comune di Catania.”

Tutto chiaro?
Il Demanio A MAGGIO (cioè ben due mesi prima di pubblicare il bando incriminato e quattro mesi prima di tutto questo scandalo legato alla svendita) chiede al Comune se vuole acquistare il lotto del Boschetto visto che il resto è già di proprietà comunale. E il Comune che fa? Ignora la richiesta.

Quindi il Demanio emette il bando: prima scoppia l’incendio e poi l’indignazione per il prezzo ribassato.

Adesso che i riflettori sono accesi sul problema, l’Amministrazione Comunale si fa carico delle richieste dei cittadini e torna a bussare alla porta del Demanio che accoglie la manifestazione d’interesse.

Ora: chi sono i dirigenti/funzionari pubblici che non hanno risposto alla prima comunicazione del demanio e che stavano rendendo il Comune complice della privatizzazione?

Se il Boschetto è salvo non è grazie al Comune di Catania. Ma a chi ha acceso i riflettori sulla vendita.

Mentre chi non ha risposto a quella lettera e non ha avvisato l’assessorato di competenza mettendo a rischio un bene della collettività andrebbe individuato.