È una provocazione in tempi di sfiducia generale nelle istituzioni? Pensiamo di no, anzi. Polemiche quante ne vogliamo; caccia senza sosta ai responsabili che hanno costretto i catanesi nella tragedia del dissesto; vigilanza, critiche e proposte su quanto fa l’attuale amministrazione…siamo d’accordo: ma alla fine non dobbiamo dimenticare che “il comune siamo noi” e allora quello che per ciascuno può essere un piccolo insignificante gesto, potrebbe rappresentare un significativo contributo a risolvere qualche problema nel campo dei servizi sociali. Intanto pensiamoci.

Sull’utilizzo di “fondi vincolati” quest’anno l’amministrazione comunale ha fatto una scelta intelligente che apprezziamo: ha destinato parte dell’imposta di soggiorno per la costruzione dei solarium che stavolta finalmente saranno disponibili per turisti e cittadini già all’inizio di giugno al contrario degli anni scorsi che arrivavano a funzionare, si fa per dire, a stagione quasi conclusa.

Ci pare un buon test per quanto piccolo e ci induce ad una proposta che in tempi di sfiducia dilagante può apparire persino provocatoria ma che invece sosteniamo con convinzione pur immaginando già qualche commento.

Nella dichiarazione dei redditi è possibile indirizzare il 5 per mille a enti impegnati nei servizi sociali. Tra questi anche i comuni.

Tutti i contribuenti possono, in sede di compilazione delle loro denunce dei redditi (modello Unico, CUD, o Modello 730), scegliere di destinare il 5 per mille dell’IRPEF al proprio comune di residenza, che dovrà utilizzare queste risorse per lo svolgimento di attività sociali.

Questa scelta non si sostituisce a quella della destinazione dell’8 per mille dell’Irpef allo Stato o alla Chiesa cattolica o alle altre confessioni religiose; è semplicemente aggiuntiva e serve ad aiutare il Comune ad essere più vicino ai suoi cittadini più bisognosi e meno fortunati.

Se si sceglie di destinare il 5 per mille dell’IRPEF al comune di Catania, si avranno più risorse a disposizione e potrà svolgere le sue funzioni in modo migliore, in particolare avrà maggiori possibilità di intervenire con servizi e progetti in favore di anziani, portatori di handicap, minori e famiglie in difficoltà.

Se lo facessero anche solo i dipendenti dello stesso comune e magari quelli delle sue partecipate, si tratterebbe di migliaia di “donatori” che in fondo donerebbero a loro stessi, aiutando la propria amministrazione con fondi freschi da destinare alla socialità liberandone di conseguenza altri.

E’ previsto, in allegato a tutti i modelli per la dichiarazione dei redditi, un apposito modulo.
Per scegliere il tuo Comune di residenza quale destinatario del 5 per mille è sufficiente firmare nel riquadro che riporta la scritta “Attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente”.

Basta una firma nell’apposito spazio.

Il Comune siamo noi, nel bene e nel male, e in questo semplice modo possiamo sostenerne le attività sociali ma anche effettuare una significativa operazione di cultura civica, incrementando quel senso di appartenenza ad una comunità che probabilmente si è perso: è ora di riprenderlo. Se doniamo qualcosa, anche se come in questo caso non ci costa nulla farlo, pretendiamo quanto meno il rispetto e siamo più portati ad interessarci in maniera costruttiva della Cosa Pubblica. In ogni caso si andrebbero a sostenere  quegli  gli interventi dell’amministrazione comunale per alleviare le tante situazioni di disagio che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno ed oggi a causa del dissesto divenute ancora più drammatiche.
Il Comune dovrà utilizzare i fondi derivanti dal 5 per mille proseguendo e ampliando i servizi sul versante del sociale, utilizzando le proprie strutture e avviando collaborazioni con enti e associazioni che operano nel sociale.

In ogni caso, ricordiamo che se non si firma per il 5 per mille non si risparmia nulla e non si aiuta nessuno.

Se firmi per il tuo Comune, rimarranno a disposizione della tua comunità.