L'imprenditore Pietro Orlando racconta i dettagli dell'affare riguardante la costruzione del centro commerciale. Il coinvolgimento degli imprenditori Ragusa e D'Urso e il contrasto emerso con l'Ira Costruzioni 

CATANIA –Si è definito “l’artefice” di quello che a distanza di anni sarebbe diventato l’ennesimo centro commerciale della provincia di Catania. Il suo nome è Pietro Orlando ma con la “Tenutella”, nonostante l’idea, con il senno del poi, non avrebbe avuto più nulla a che fare.
 

Continua il dibattimento del processo  Iblis che si svolge con le modalità del rito ordinario presso il penitenziario di Bicocca. Ad essere stato sentito dai pubblici Ministeri Antonino Fanara e Agata Santonocito l’ex imprenditore di Misterbianco Pietro Orlando. Un passato, nei primi  anni 90, tra costruzioni e movimento terra con le commesse dei Cavalieri del lavoro Graci e Costanzo ma anche un patteggiamento per estorsione nel processo “Dionisio”.  Il rapporto lavorativo di Orlando con la IRA Costruzioni (la ditta finita al centro del processo Iblis per la prima realizzazione del centro commerciale), si affievolì negli anni dell’amministrazione giudiziaria, successivamente però l’acquisto della cordata imprenditoriale diretta da Alberto Galeazzi proveniente da La Spezia e la ripresa delle commissioni, «Ripresi a lavorare con loro nei primi anni 2000 – afferma Orlando – sapevo dei contatti con la criminalità, in passato io stesso ho subito furti ed estorsioni e alla fine dovetti cedere».
 

Il primo ad entrare in contatto con l’imprenditore, stando a quanto riferito in aula, fu Umberto Di Fazio, ex reggente di Cosa nostra arrestato nel 2005 e diventato immediatamente collaboratore di giustizia. Successivamente Orlando venne avvicinato da Domenico La Spina, promotore finanziario legato al clan Santapaola e ucciso il 6 giugno 2002 «A La Spina pagavo l’1% del totale sui miei lavori».
 

Il progetto. Orlando in aula illustra i dettagli di come sia maturata l’idea di costruire il centro commerciale «La ebbi tornato da un viaggio a Monza dove vidi un centro commerciale». Siamo alla fine degli anni 90 quando l’imprenditore affrancato dall’intuizione inizia ad acquistare i terreni. A lui si accodano altri soggetti interessati all’affare tra cui l’imprenditore Rosario Ragusa (ndr. Condannato nel rito abbreviato a 8 anni e 4 mesi per concorso esterno): « Lo incontrai tramite Giuseppe Fortunato, Ragusa mi fece un’offerta sull’acquisto dei miei terreni». A dover realizzare l’opera doveva essere proprio l’imprenditore interessato agli appezzamenti, « Successivamente Ragusa ebbe delle difficoltà perché il lavoro era enorme e io lo feci incontrare con Galeazzi della IRA Costruzioni, si parlava di un progetto di 200 milioni di euro».
 

Nell’affare in un secondo momento entrò anche un altro imprenditore coinvolto nell’operazione Iblis, Giovanni D’Urso. Orlando spiega cosa accadde « Galeazzi (ndr. Presidente della Ira Costruzioni) dovette cedere il progetto perché aveva subito delle pesanti minacce da parte di Ragusa, D’Urso e un'altra persona di Siracusa». Il ricordo di Orlando è un po’ sbiadito nel tempo, ad incontrare Galeazzi per fare pressioni sarebbero stati anche Mario Ercolano e Francesco Marsiglione e un avvocato che l’imprenditore a collocato come proveniente dalle zone del messinese. Ad emergere ancora una volta il contrasto tra il gruppo di Antonino Santapaola guidato da Alfio Mirabile, che stando alle dichiarazioni sarebbe stato il primo ad avvicinare Galeazzi per inserirsi nell’affare Tenutella, e quello degli Ercolano subentrati successivamente tramite Marsiglione. Mario Ecolano e una schiera di imprenditori, tra cui lo stesso Ragusa, responsabili secondo l’accusa della fuoriuscita della Ira Costruzioni.
 

Orlando decise quindi di uscire dall’affare “Centro Sicilia – Tenutella”. Ad acquistare i terreni dopo un preventivo accordo verbale fu lo stesso Ragusa che, pur diminuendo la somma inizialmente pattuita, pagò i terreni ad Orlando.
 

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Francesco Marsiglione, condannato a 12 anni e Franco Costanzo “pagnotta” su cui pesa una condanna nel rito abbreviato di Iblis a 20 anni poiché ritenuto reggente della famiglia di Caltagirone.
 

 

 

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L’imprenditore Pietro Orlando racconta i particolari dell’affare riguardante il centro commerciale: coinvolgimenti e contrasti
Autore
Dario De Luca e Fabiola Foti